Nel mondo della matematica esistono montagne che nessuno ha mai scalato. Per questo nel 2000 il Clay Mathematics Institute promosse il Convegno del Millennio, dove i più famosi matematici lì riuniti scelsero sette problemi ancora irrisolti. Chiunque fosse riuscito a conquistarne uno avrebbe ricevuto un milione di dollari.
Secondo Alain Connes (vincitore della prestigiosa medaglia Fields nel 1982), quella decisione sottolineava che il valore della matematica deriverebbe dalla difficoltà dei suoi problemi, paragonati all’Everest della disciplina. Superarli comporterebbe grandi sacrifici, ma l’obiettivo raggiunto offrirebbe una soddisfazione unica.
Dal Convegno i matematici si lasciarono con la consapevolezza che ci sarebbero voluti almeno cinque anni prima di vedere un possibile problema risolto e invece… nel 2002, un matematico russo pubblicò online su arXiv, la soluzione di uno di quei colossi: la Congettura di Poincaré. Si chiamava Grigorij Jakovlevič Perel’man. E da quel momento, la storia della matematica non fu più la stessa.

Ma chi è Grigorij Jakovlevič Perel’man? La sua storia è quella di un uomo che è vissuto tra XX e XXI secolo portando con sé un’unica bussola: la logica. E forse proprio per questo è diventato un enigma.
In un sistema, quello dell’Unione Sovietica degli anni Ottanta, che controllava ogni parola, ogni ambizione,
ogni spostamento, la matematica era un corpo estraneo.
Eppure, proprio lì, in quell’ambiente soffocante dove l’antisemitismo non era scritto nelle leggi ma permeava ogni corridoio delle istituzioni, è nato uno dei più grandi matematici del XXI secolo.
Perel’man nasce nel 1966 proprio in una famiglia ebrea. La madre Lyubov Leibovna era stata una studentessa promettente, con un talento riconosciuto e un mentore disposto a sostenerla. Ma negli anni in cui costruire una famiglia significava spesso sacrificare ogni ambizione personale, aveva abbandonato la strada accademica per un lavoro più stabile.
Quando, molti anni dopo, torna dal suo mentore, il professor Natanson, è una madre che riconosce nel figlio la stessa inclinazione naturale verso la matematica e che non vuole fargli perdere l’occasione che lei non aveva potuto cogliere.
Natanson indirizza quel bambino con una mente fuori dal comune verso un giovane che stava rivoluzionando la formazione matematica a Leningrado: Sergej Rukšin, istruttore del club di matematica del Palazzo dei Pionieri di Leningrado e che rimarrà una delle poche persone capaci di comprendere Perel’man.
La madre di Griša, con regole precise e una forte protezione, segna profondamente la sua crescita. Gli trasmette la matematica e il valore delle regole, che Griša assume rigidamente, trasformandole in un elemento centrale della sua personalità. All’età di undici anni, entra a far parte del club di matematica diretto da Rukšin, caratterizzato da un ambiente rigoroso e altamente competitivo, ma anche da un linguaggio affine alle capacità del bambino. Griša è un ragazzino magro, impacciato, introverso e goffo, che sembra vivere in un mondo tutto suo, incapace perfino di spiegare ad alta voce le sue soluzioni. Gli istruttori si accorgono presto che quel ragazzino ha un modo tutto suo di ragionare e di risolvere i problemi: analizza, scompone, ricostruisce. I compagni chiamano la sua mente “il bastone di Perel’man”, un’arma invisibile con cui abbatte ogni problema, caratteristica che non lo abbandonerà mai. Al liceo per ragazzi dotati n. 239 e nelle gare matematiche la sua genialità esplode. È disinteressato a tutto ciò che non sia matematica, ossessivamente rispettoso delle regole, impermeabile alle convenzioni sociali. A luglio 1982 partecipa e conquista la medaglia d’oro alle Olimpiadi Internazionali di Matematica con un punteggio perfetto 42 su 42 e grazie a questo riesce a farsi ammettere all’Università di Leningrado nonostante le sue origini ebree.
Un’altra figura decisiva nella crescita scientifica di Perel’man è Viktor Zalgaller, gigante della geometria sovietica, con cui si laurea nel 1987. Nonostante abbia già pubblicato diversi lavori, l’ingresso al prestigioso Istituto Steklov non è affatto scontato: le vecchie politiche discriminatorie verso gli ebrei continuano a serpeggiare, e per garantirgli un posto devono mobilitarsi sia Zalgaller che Aleksandrov. Conseguito il dottorato nel 1990 entra in contatto con Mikhael Gromov dal quale si trasferisce all’IHES in Francia. Da quella collaborazione nasce il suo primo articolo importante sugli spazi di Alexandrov, accolto come un contributo fondamentale alla geometria moderna. Grazie a Gromov iniziano i suoi soggiorni negli Stati Uniti, e nel 1994 arriva la consacrazione con la dimostrazione della congettura dell’anima. Per questo viene invitato a parlare al Congresso Internazionale dei Matematici di Zurigo dove tutti si aspettano di veder brillare una “star”, invece, il pubblico si trova di fronte a un giovane di 29 anni che farfuglia frasi poco comprensibili, camminando freneticamente avanti e indietro davanti alla lavagna. Non è follia, ma semplicemente il sintomo di una “rottura sentimentale” scientifica. Perelman stava abbandonando gli spazi di Alexandrov, la sua testa di Grisha è già rivolta altrove: alla congettura di geometrizzazione di Thurston, che includeva come caso particolare la celebre congettura di Poincaré. Quest’ultima affermava che ogni oggetto tridimensionale senza buchi può essere deformato in una sfera senza essere rotto o tagliato. Mentre altri avevano risolto il problema per dimensioni superiori, la dimensione 3 rimaneva l'”adolescente” ribelle della geometria.
Dopo il disastroso intervento al congresso di Zurigo, Perel’man rientra a Berkeley, dove la sua borsa di studio termina nella primavera del 1995, Princeton gli chiede un curriculum per valutarlo, e lui risponde, con la sua tipica logica spiazzante, “Il mio curriculum? E perché? Non avete già letto il mio articolo?”.
Perel’man torna in Russia con la madre, chiede il posto allo Steklov senza docenza né responsabilità e frequenta poco l’istituto. Scompare gradualmente dalla vita accademica. Negli anni ’90 nessuno sa cosa faccia; sembra scomparso, ma lavora su un problema matematico complesso iniziato da Hamilton: capire come gestire le singolarità dove la geometria collassa, senza distruggere la struttura. Il 12 novembre 2002 Henderson, insieme a una dozzina di matematici, riceve una nuova mail: “Ciao, vorrei attirare la tua attenzione sul mio articolo su Archive.” Nessuno immagina che quel link porti alla soluzione della Congettura di Poincaré. I matematici impiegano qualche anno per capire e analizzare il lavoro di Perel’man e finalmente nel 2006, in vista del Congresso Internazionale dei Matematici di Madrid, gli viene comunicato che riceverà la Medaglia Fields. Perelman non risponde. Perché? Perché decide di non ricevere la Medaglia Fields e nemmeno il milione di euro che nel 2010 Il Clay Institute gli assegna?
Oggi, Grisha è un’ombra che si aggira tra i discount di San Pietroburgo, fotografato a tradimento mentre compra uova e ricotta con indosso i vecchi vestiti del padre. Si prende cura della madre malata, lava i piatti e ignora le lettere degli ammiratori che si accumulano nella sua cassetta della posta. Ha regalato all’umanità una chiave per comprendere l’universo e ha chiesto in cambio solo il silenzio.
Molte sono le domande aperte sulla vita di questo genio matematico alcuni consigli per saperne di più in Bibliografia.
BIBLIOGRAFIA
Masha Gessen, “Perfect rigor. Storia di un genio e della più grande conquista matematica del secolo”, traduzione di O. Ellero, Carbonio Editore (2018)
“Dov’è Perelman?”, podcast scritto, ideato e narrato da Stefano Pisani, prodotto da MaddMaths! e distribuito da Fandango Podcast. Gli episodi sono disponibili sul sito di MaddMaths! Disponibile su Spotify Castbox, Castro podcast e Apple Podcast
https://open.spotify.com/show/0iF1QYiT54B2j7RgIP4L9u?si=b025ca7c72fd4986
Una risposta
Apprezzo molto articoli come questo che stimolano la curiosità anche in chi non ha estrazione matematica, ma la curiosità di volersi mettere in gioco. Si scopre di volerne sapere di più e di voler entrare in mondo che sembra così lontano ma che invece ci segue tutti i giorni. Articolo davvero interessante e speriamo che la gente ‘comune’ scopra la bellezza della scienza, qualsiasi ramo sia.