Il viaggio invisibile della plastica

Tartarughe soffocate dai sacchetti, albatros che ingeriscono accendini e tappi di bottiglia, balene spiaggiate con chili di spazzatura nello stomaco. Pensavamo di avere visto tutto

Stile libero – Lo schermo

Fino a qualche decennio fa, nelle principali orchestre statunitensi la presenza delle donne era irrilevante. Eppure avvenivano regolari selezioni con audizioni pubbliche. A partire dalla

Diamo i numeri
169
sono state le guerre combattute nel 2020. Molte continuano in forme diverse ancora oggi. Asia e Africa sono i continenti più colpiti e allo stesso tempo i più dimenticati.
81.447
sono stati i morti ufficialmente riconosciuti nei 169 conflitti combattuti nel 2020. Le vittime sono in crescita (di oltre 5.000 unità) dopo alcuni anni di calo. La guerra tra Ucraina e Russia porterà un nuovo drammatico aumento nel conteggio.
3
sono stati i conflitti militari "classici" tra Stati: India-Pakistan per il controllo del Kashmir, Cina-India per la questione dell’Aksai Chin o Arunchal Pradesh e Israele-Iran, oltre ora a Russia e Ucraina.
72
sono state le guerre tra milizie di vario tipo, senza coinvolgimenti governativi ufficiali, per il controllo di un territorio, 21 quelle tra governi e gruppi contro civili, 53 quelle mosse da gruppi ribelli contro i governi.
10
sono i conflitti o le situazioni di crisi che ogni anno Acled identifica in tutto il mondo come in grave evoluzione o peggioramento. Nell’anno in corso l’attenzione dell’organizzazione no profit si è focalizzata su Etiopia, Yemen, Sael, Nigeria, Afghanistan, Libano, Sudan, Haiti, Colombia e Myanmar.
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Editoriale

di Vincenzo Mulè, Direttore Responsabile

Il sonno della ragione

C’è una condizione dalla quale non riusciamo a venire fuori ormai da oltre un decennio. È lo stato di crisi, in nome del quale sembra si possa derogare da ogni regola. Dal 2008, l’anno dello scoppio della bolla immobiliare e economica, si sono succeduti interventi calati dall’alto e che avevano l’unico obiettivo di tamponare situazioni di emergenza. Fermarsi e programmare è diventato un lusso che sembra non possiamo più permetterci. I maligni potrebbero perfino pensare che in realtà questo stato d’emergenza continuo costituisca un pretesto proprio per chi è chiamato a pianificare e si vede sollevato da questo faticoso incarico. A loro parziale discolpa, c’è da dire che il tempo che stiamo vivendo non aiuta. Prima la crisi ambientale, poi quella sanitaria e infine quella geopolitica: non possiamo certo dire che l’ultimo lustro sia stato molto tranquillo. Viene la tentazione di pensare che proprio l’emergenza possa essere la cifra caratterizzante

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Controcopertina

Walter Leoni / Symmaceo Communications