Ada Lovelace Day 2026: celebriamo Ada e le donne che hanno scritto la storia delle STEM

In un clima  in cui tornano a farsi sentire retoriche conservatrici, ricordare Ada Lovelace una scelta culturale e politica. Gli stereotipi di genere riaffiorano e rimettono in discussione conquiste che sembravano acquisite. L’Ada Lovelace Day ci ricorda che le donne hanno contribuito in modo decisivo a scienza e tecnologia, campi a lungo dominati dagli uomini. Raccontare la storia di Ada e delle altre pioniere aiuta a smontare l’idea che il sapere scientifico sia un affare maschile e a ridurre gli ostacoli che ancora frenano le ragazze nei percorsi STEM e nelle carriere di vertice. Senza le idee delle donne, il progresso scientifico resta incompleto.

«La scienza fa male alle donne, lo sanno tutti. Pensare troppo le stanca.» Così, a metà Ottocento, si cercava di tenere le ragazze lontane dai libri di matematica. Ada Byron non ascoltò. Figlia del poeta più scandaloso d’Inghilterra, morta a soli 36 anni, scrisse quello che oggi è considerato il primo programma della storia, per una macchina che non esisteva ancora.

Il 13 ottobre 2026, secondo martedì del mese, si celebra l’Ada Lovelace Day, la giornata internazionale che dà visibilità ai successi delle donne in scienza, tecnologia, ingegneria e matematica (STEM) e incoraggia le ragazze a intraprendere questi studi.

Una figlia, un’assenza

Augusta Ada Byron nacque a Londra il 10 dicembre 1815, pochi mesi dopo Waterloo. Era l’unica figlia legittima di Lord Byron, che un mese dopo la sua nascita si separò dalla moglie e lasciò per sempre l’Inghilterra. Le dedicò versi struggenti: «Il tuo viso è come quello di tua madre, mia bella bambina? Ada! Unica figlia della mia casa e del mio cuore?». Non la rivide mai.

 

Ada Lovelace a quattro anni, in una miniatura dell’epoca (1819 circa) ‎

La madre, Annabella Milbanke, aveva una solida cultura matematica e, amareggiata dagli scandali, volle per Ada un’educazione fatta di numeri e logica, quasi un vaccino contro la «pazzia» del poeta. Ma Ada gli rimase legata: chiamò Byron e Gordon i suoi figli e chiese di essere sepolta accanto a lui. Morì alla sua stessa età, 36 anni.

L’incontro che cambiò tutto

Nel giugno 1833 la divulgatrice Mary Somerville la presentò a Charles Babbage, che la invitò a vedere il prototipo della sua macchina. Ada ne fu conquistata e tornò a trovarlo ogni volta che poté. Colpito dal suo intelletto, Babbage la ribattezzò «The Enchantress of Number», l’ Incantatrice dei numeri.

Nel 1843 Ada tradusse un articolo dell’ingegnere italiano Luigi Federico Menabrea sulla Macchina Analitica e vi aggiunse note molto più lunghe del testo originale. Per mostrare la differenza con la prima macchina di Babbage, quella alle Differenze, scelse i numeri di Bernoulli e ne descrisse il calcolo passo dopo passo: il primo algoritmo pensato per essere eseguito da una macchina, programmabile con schede perforate.

La sua intuizione più audace fu un’altra. Quando pochi capivano cosa fosse davvero quel congegno, Ada vide che una macchina capace di seguire istruzioni non avrebbe calcolato solo numeri: avrebbe potuto trattare simboli, comporre musica, elaborare immagini.

 

Ada Byron a vent’anni, in un ritratto di Margaret Sarah Carpenter, 1836

Dalle schede perforate al palmo della mano

I ragazzi di oggi, che scorrono tastiere e schermi senza pensarci, forse non sanno che negli anni Settanta i Centri di Calcolo erano stanze enormi, con nastri che giravano e serpenti di carta stampata, dove si dialogava con il computer a colpi di schede perforate. Dietro quella storia c’è anche Ada.

Il suo contributo è stato a lungo sottovalutato e discusso. Oggi raccontarla significa chiedersi quante altre donne abbiano avuto idee geniali che la storia ha faticato a riconoscere.

L’Ada Lovelace Day nasce proprio per questo: accrescere la visibilità delle donne nelle STEM, creare nuovi modelli di riferimento che spingano più ragazze a intraprendere queste carriere e sostenere chi già ci lavora.

 

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