
Un’evoluzione “marziana” è forse l’ultima possibilità di superare il modello agricolo attuale e salvare noi e il nostro pianeta di origine
Per colazione, una specie di concentrato di sostanze nutritive sotto forma di barrette a base d’alghe, insaporite con proteine ricavate dagli insetti; niente bagel, ma omelette con patate fritte; surrogati sintetici con caffeina invece di the e caffè; il latte o il liofilizzato per le bevande calde una miscela di grassi e proteine derivati da vegetali o dalla fermentazione del lievito. Per pranzo, insalate freschissime e abbondanti, con pesce o cotolette di pollo lavorati da una stampante 3D, accompagnati da proteine coltivate o formaggi derivati dal lievito. Niente pane o prodotti da forno, se non ottenuti da farina di patate. A cena ancora un petto di pollo uscito da una stampante 3D con contorno d’insalata, accompagnato forse da un bicchiere di surrogato del latte o dal succo di bacche. Per finire, biscottini ottenuti da proteine dolcificanti sintetizzate con cui accompagnare gelato o frappè, ottenuto anch’esso dalle proteine lattiero-casearie derivate dal lievito. Un sogno? Un incubo? Questa con ogni probabilità sarà l’alimentazione quotidiana degli uomini e delle donne che lasceranno il nostro pianeta per trasferirsi su Marte. Certo, quando succederà – e molti credono che succederà perché è ciò che facciamo noi umani: ci spingiamo oltre i nostri limiti, costruiamo degli strumenti, commettiamo errori e ci riproviamo – ci sarà molto da lavorare e sperimentare per essere pronti. Ma – cosa ancora più importante – cercare di immaginarsi cosa mangeranno i primi esseri umani che vivranno su Marte domani è una questione in grado di definire il futuro di come ci nutriremo tutti oggi, qui sulla Terra. Infatti, per vivere su Marte ci occorrerà sviluppare un tale intreccio di tecnologie che, non appena lo faremo, diverrà inevitabile un nuovo modo di produrre cibo sulla Terra. Il nostro modello agricolo attuale, nato con la rivoluzione verde, ha fatto il suo tempo: “consuma troppa energia, è troppo esposto al cambiamento climatico, inquina troppo, ha un impatto eccessivo sul suolo e, malgrado tutte le macchine agricole, continua a sfruttare la forza lavoro umana e animale”. Per sopravvivere ai prossimi cent’anni, per impedire la rovina totale del pianeta, all’umanità occorre un sistema nuovo, fatto di cianobatteri allevati per trasformare l’azoto e l’anidride carbonica dell’atmosfera in molecole organiche, di proteine generate in colossali bioreattori, di nanotecnologie, di agricoltura cellulare, tecnologie a base vegetale, acquaponica… che ci portino verso un’economia alimentare circolare. Nessuno spreco di acqua, sostanze nutritive o altro, gestione efficiente delle risorse, rinuncia alle proteine animali, rinuncia ai cereali – lussi che sicuramente non potremo permetterci in un prossimo futuro: è giunta davvero l’ora che iniziamo a ragionare da marziani anche sulla Terra.
Ewan D.G. Fraser e Lenore Newman
A cena su Marte
Traduzione di Alessandro Vezzoli
Il Saggiatore (2025)
pp. 280, euro 24,00