Prisma 83 – Storia di copertina

Dal primo giovedì di giugno è disponibile Prisma 83 (giugno-luglio 2026). La storia di copertina è dedicata ad un tema che ci sta molto a cuore: come la scienza renda il nostro mondo migliore costruendo ponti tra discipline, uomini e mondi. Costruire ponti da percorrere significa rendere possibile l’incontro e il confronto con l’avversario, con chi è lontano dalle nostre posizioni, con chi è espressione di una cultura diversa. Anche da questo punto di vista siamo contenti di essere dei matematici e di aver ricevuto un’educazione scientifica. La scienza non annulla la diversità di opinioni, non genera un pensiero unico, non produce algoritmi capaci di trovare una e una sola soluzione per ogni problema (che è una bella utopia, ma appunto un’utopia). La scienza rappresenta uno dei ponti su cui camminare per venire fuori da questo momento difficile. Il ponte va però costruito. Non basta dire magicamente “scienza” perché il ponte sbuchi dalle nebbie delle parole. Così, in questa storia di copertina, ci occupiamo di due straordinari matematici: il giapponese Heisuke Hironaka, raccontatoci da Silvia Benvenuti, e il britannico Michael Atiyah, di cui ci parla Paolo Caressa, che nella loro vita hanno saputo costruire percorsi pionieristici e inimmaginabili prima di loro. Ma la costruzione dei ponti non è affidata solo alle grandi menti. Come detto, dovrebbe essere un compito di tutti noi. È in questa logica che, nell’articolo firmato da Inad Nawajah ed Enrico Rogora, raccontiamo l’esperienza No Kalak, costruita per le loro scuole da due università, una romana e l’altra palestinese, come un ponte matematico tra Italia e Palestina.

Ecco l’incipit dell’articolo di Silvia Benvenuti – “Senza barriere” – che, dopo un breve redazionale, apre la storia di copertina:

Era il 2 giugno 1992 quando il matematico giapponese Heisuke Hironaka ricevette la laurea honoris causa dall’Università di Pisa. Per lui, che era stato medaglia Fields nel 1970 per il suo fondamentale risultato sulla risoluzione delle singolarità, fu certamente un riconoscimento gradito, ma forse non l’evento decisivo nella traiettoria di una vita scientifica così straordinaria. Per me, invece, lo fu eccome. All’epoca ero una studentessa di matematica a Pisa, al terzo anno: abbastanza brillante, molto entusiasta ma del tutto incerta su che cosa avrei voluto fare “da grande”…

 

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