Breve storia dell’esame di Maturità
L’esame di Maturità – come illustra sinteticamente una nota ministeriale di qualche tempo fa – è stato introdotto in Italia in pieno fascismo, nel 1923, con la cosiddetta Riforma Gentile, riforma che porta il nome del ministro dell’Istruzione del tempo. L’esame prevedeva quattro prove scritte e un orale sui programmi svolti nel corso dell’intero triennio finale, con una commissione composta da soli esterni, spesso docenti universitari. Si trattava, come è facilmente immaginabile, di un esame particolarmente severo e selettivo, espressamente pensato per pochi: le stime del ministero dell’Istruzione asseriscono infatti che solo poco più di 20.000 ragazzi, su una popolazione di circa 40 milioni di italiani, sostennero l’esame di maturità nell’anno scolastico 1924/25 (5,1 ogni 10.000 italiani). E naturalmente una percentuale significativa di quei pochi non superava l’esame
Nel 1937 il ministro Giuseppe Bottai operò una prima semplificazione dell’esame ereditato dalla riforma Gentile, riducendo l’ambito delle materie a quelle affrontate nel corso dell’ultimo anno. Fu modificata anche la composizione della commissione esaminatrice e stabilito che soltanto presidente e vicepresidente dovessero essere esterni.
Durante gli anni della Seconda guerra mondiale, fu ancora una volta il ministro Bottai a riorganizzare l’esame alla luce del mutato contesto sociale ed economico, così le prove vennero addirittura sostituite da un semplice scrutinio di fine anno: riunito il consiglio di classe, si valutavano i risultati ottenuti dagli studenti nel corso dell’anno scolastico, stabilendo quali promuovere e quali bocciare, attribuendo voti e giudizi finali.
Nel dopoguerra, il ministro Guido Gonella decise di ritornare al modello di maturità introdotto negli anni ‘20 da Gentile, con quattro scritti e un orale, ma limitando i programmi agli ultimi due anni e inserendo anche membri interni nella commissione. La svolta vera, e duratura, arrivò però solo nel 1969 con la riforma introdotta dal ministro Fiorentino Sullo: per oltre trent’anni gli studenti hanno dovuto affrontare due prove scritte e due esami orali, uno dei quali incentrato su una materia scelta dallo studente, con una commissione prevalentemente esterna e un sistema di valutazione in sessantesimi. Per la successiva riforma bisognerà attendere il 1999, firmata dall’allora ministro Luigi Berlinguer, che introdusse, tra le altre cose, il sistema dei crediti scolastici (inizialmente con un massimo di 20), il voto in centesimi, la terza prova, la tesina multidisciplinare e una commissione mista con metà interni e metà esterni.
Tra il 2000 e il 2006 vennero adottate nuove importanti modifiche. In particolare, la ministra Letizia Moratti ridusse la presenza di membri esterni al solo presidente, aumentò il numero massimo di crediti ottenibili a 25 e introdusse la lode e il giudizio di ammissione.
Con la ministra Valeria Fedeli, nel 2017, la terza prova e la tesina sono sparite dai programmi d’esame, i crediti scolastici sono saliti a 40 e si sono aggiunti nuovi requisiti di ammissione, come aver completato i percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento (PCTO, oggi FSL) – evoluzione dell’alternanza scuola-lavoro istituita con la cosiddetta Buona Scuola (legge 107 del 2015) – e l’aver sostenuto le prove Invalsi (test annuali standardizzati, preparati dall’Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema Educativo di Istruzione e di Formazione, che misurano il livello di apprendimento degli studenti nelle materie di Italiano, Matematica e Inglese); le prove scritte sono rimaste due e l’orale si è arricchito di un focus su cittadinanza e Costituzione.
Superata la pandemia da Covid 19 (per due anni niente scritti, sostituiti da un maxi-orale, e commissioni composte da tutti docenti interni tranne il presidente), l’esame è poi tornato alla formula della ministra Fedeli: due scritti, un orale, 40 crediti e una commissione mista.
Ultimo capitolo della storia: con il decreto legge n. 127 del 9 settembre 2025, il ministro Giuseppe Valditara, riportando la dicitura esame di Maturità al posto di esame si Stato, mantiene il precedente impianto (due prove scritte e un’orale, ma quest’ultimo solo su quattro discipline individuate a gennaio con decreto ministeriale, insieme alla materia del secondo scritto. Ne consegue una riduzione dei membri della commissione da 7 a 5 (4 più il presidente). Il voto complessivo, sempre misurato in centesimi, terrà conto del curriculum dello studente, che sarà allegato al diploma finale, e delle esperienze formative extra-scolastiche, ovvero dei percorsi PCTO che tornano a chiamarsi, come in passato, “Formazione scuola-lavoro”.
Cosa è davvero cambiato in oltre 100 anni?
Sicuramente l’esame previsto dalla Riforma Gentile – che oggi sarebbe del tutto anacronistico – era un esame elitario (come detto, 20.570 maturandi alla Maturità 1924/1925 su una popolazione di quasi 40 milioni di italiani, in un rapporto di 5,1/10.000); oggi è diventato più “popolare” e inclusivo, per usare un parola tanto di moda (nel 2005/6, su una popolazione italiana di 58.752.000 i maturandi sono stati 485.296, un rapporto di 82,6/10.000, lo scorso anno 524.415 maturandi su una popolazione di 58.947.569 italiani, in rapporto di 88/10.000, trend in crescita costante). Quello che era un esame molto severo e selettivo – coloro che non superavano l’esame erano numerosissimi – è diventato un “non esame”, con percentuali di promossi del 99.7% nell’ultimo anno scolastico (2024/2025). (Qualcosa di non troppo diverso si è visto nell’evoluzione della scuola media – oggi scuola secondaria di primo grado – nel passaggio dal duplice binario della scuola media e dell’avviamento professionale alla scuola media unica nel 1962, con l’eliminazione del latino, percepito come “troppo socialmente discriminante”, fino alla complessa situazione di oggi in cui la non ammissione è davvero eccezionale).
Altrettanto evidentemente, purtroppo, conoscenze e competenze disciplinari dei candidati sono crollate, anche solo rispetto a pochi anni fa. Lo certificano, oltre che l’esperienza dei docenti, gli esiti delle prove Invalsi, pur con tutte le loro criticità. Fa oggi sorridere, di un sorriso amaro, la polemica dell’eminente latinista Concetto Marchesi su Rinascita, in vista della riforma della scuola media unica, in difesa del latino – e in particolare della traduzione dall’italiano al latino! – come strumento essenziale per lo sviluppo del pensiero critico.
Il mondo cambia, e sempre più in fretta. Le sfide odierne alle quali la scuola cerca di rispondere sono completamente differenti tanto da quelle di un secolo fa quanto da quelle di pochi anni fa. L’intelligenza artificiale sta travolgendo tutto, il domani è imprevedibile. Ma la scuola e i suoi docenti, con la loro lentezza, i loro affanni, restano ancora fondamentali, un ultimo baluardo che si sgretola ma resiste di fronte all’ennesima sfida educativa, perché alla fine abbiamo e avremo sempre più bisogno di ragazzi che sappiano “pensare”. E noi continuiamo a coltivare la speranza che la scuola sia il luogo in cui ci si sforza di pensare e far pensare…
Nel frattempo… buona Maturità a tutti!