Maria Gaetana Agnesi, una matematica nel secolo dei Lumi

Il Settecento è segnato dalla netta esclusione delle donne dalla pratica professionale della matematica, basata sulla convinzione che la mente femminile sia diversa da quella maschile e, più nello specifico, sia meno adatta al ragionamento logico-deduttivo tipico della matematica. In questa cornice storico-culturale si colloca Maria Gaetana Agnesi (1718-1799), la cui figura è stata largamente analizzata in ambito storico [1].

Nata a Milano il 16 maggio 1718 – data che oggi associamo proprio al suo nome – in una famiglia dell’agiata borghesia dell’epoca, Maria Gaetana è la terza dei ventuno figli di Pietro Agnesi, erede di una ricca famiglia di mercanti di tessuti preziosi. Fin da piccola è incoraggiata dal padre a dedicarsi agli studi superiori che recluta per lei i migliori precettori privati. Si dedica così agli studi prima di lettere e lingue, da cui scaturirà il suo soprannome di ‘oracolo sette lingue’, e successivamente di filosofia e matematica, rimanendo estasiata da quest’ultima, come dichiarato in questi termini:

A fianco della filosofia si devono accostare le discipline matematiche che a buon diritto, sopra le altre, rivendicano a sé il nome di scienza, poiché in modo esattissimo ci conducono al raggiungimento della verità, e non vi è nulla di più piacevole. (Agnesi, 1738, p. 4)

Per Maria Gaetana Agnesi la matematica rappresentava l’unico campo in cui l’intelletto umano potesse conquistare la verità e il suo studio poteva perfezionare “lo spirito del credente, affinandone una fondamentale «qualità spirituale»: la «capacità di attenzione»” [2]; lei che parlava con disinvoltura così tante lingue umane, nella matematica sentiva la lingua di Dio.

Coltissima in ambito letterario tanto quanto in ambito scientifico e vera enfant prodige, Agnesi si forma in matematica sotto la guida del monaco olivetano Ramiro Rampinelli. Grazie alla presenza di Maria Gaetana, il salotto di casa Agnesi diventa ben presto uno dei salotti illuministi più rinomati d’Europa, attirando intellettuali e studiosi da ogni parte del continente. Avendo dedicato molto tempo a istruire i numerosi fratelli, conosceva bene le difficoltà riscontrate dagli allievi, sapeva individuarne gli ostacoli e facilitarne quindi l’apprendimento, anche sorvolando sulle questioni irrisolte o controverse. Con l’obiettivo di essere utile ai giovani desiderosi di intraprendere gli studi di matematica, in collaborazione con Rampinelli e con i matematici della famiglia Riccati, Agnesi si dedica alla stesura delle Instituzioni analitiche ad uso della gioventù italiana (1748), trattato che le darà grande notorietà. Gli studi di Maria Gaetana proseguono fino al 1752, anno della morte del padre, quando decide di abbandonare la matematica per dedicarsi esclusivamente alle opere di carità. Nominata direttrice del reparto femminile del Pio Albergo Trivulzio (1771), qui si spegnerà il 9 gennaio 1799 per una una polmonite. In quel periodo, a causa della guerra che imperversava nell’Italia del Nord, fu possibile soltanto allestire un breve funerale e, giunta la notte, il corpo di Maria Gaetana venne trasferito in un cimitero vicino a Porta Romana e sepolto, con altre quindici donne dell’Albergo, in un’anonima fossa comune, quasi in segreto.

Al di là del pregio dei contenuti prettamente matematici delle Instituzioni, la loro pubblicazione ha rappresentato un’importante novità a livello italiano e internazionale. Composte da più di mille pagine e suddivise in due volumi, le Instituzioni analitiche rappresentano infatti il primo trattato di Analisi in italiano e il primo libro di matematica pubblicato da una donna. Realizzato in soli otto anni, con un periodo di stesura particolarmente intenso tra il 1745 e il 1748, l’opera di Agnesi gode di un’ottima ricezione in Italia e all’estero (Roero, 2016). Nelle numerose recensioni su rivista è elogiata da un duplice punto di vista: pedagogico-educativo e matematico. Oltre che nei rapporti delle accademie scientifiche, i pregi dell’opera di Agnesi affiorano anche nelle numerose lettere di congratulazioni da lei ricevute, firmate sia da diversi protagonisti della scienza italiana dell’epoca – tra cui spicca il nome di un’altra donna di scienza, la fisica Laura Bassi – sia da autorità religiose e politiche. L’imperatrice Maria Teresa d’Austria, alla quale (sostenendo il diritto delle donne di accedere alle “scienze sublimi” [3]) Maria Gaetana Agnesi aveva dedicato il suo manuale [4], le fece recapitare, in segno di ringraziamento, un anello con diamante contenuto in un astuccio di cristallo tempestato di gemme. Anche papa Benedetto XIV, dopo aver ricevuto la copia delle Instituzioni inviatagli dall’autrice, le scrisse personalmente una lettera di congratulazioni mostrando persino un’idea chiara degli argomenti dell’opera. Il Papa, poco tempo dopo, sosterrà la candidatura della donna a lettrice di matematica all’Università di Bologna: ella sarà molto sorpresa di ricevere quella nomina non avendone mai fatto richiesta, non terrà però corsi e la carica ottenuta rimarrà soltanto di tipo onorifico. Fra i matematici che apprezzarono questo trattato, ricordiamo Giuseppe Lodovico Lagrange che lo utilizzò nei corsi di Analisi e di Meccanica da lui tenuti all’accademia militare di artiglieria di Torino.

La fama delle Instituzioni giunge anche al di fuori dell’ambito scientifico, come testimonia l’ammirazione di Carlo Goldoni che, dopo aver ricevuto in dono i volumi di Agnesi, la cita all’interno della commedia Il medico olandese con questi versi:

Voi vi meravigliate che la padrona mia inclini al dolce studio della Geometria? Stupitevi piuttosto che con saper profondo prodotto abbia una donna sì gran libro al mondo. È italiana l’autrice, signor, non olandese, Donna illustre, sapiente, che onora il suo paese. [5]

Le Instituzioni sono poi valorizzate anche all’estero, con le due traduzioni edite in Francia e in Inghilterra. Particolarmente interessanti sono le vicende legate alla traduzione in lingua inglese. John Colson, Lucasian professor di matematica all’Università di Cambridge, traduttore delle opere di Newton, esprime grande entusiasmo per il dono dei due volumi delle Instituzioni ricevuti dalla Royal Society nel 1749. Incaricato di redigere un resoconto dettagliato per le Philosophical Transactions, Colson non solo decide di tradurle a beneficio della gioventù britannica ma si adopera per comporre un saggio divulgativo sui contenuti dell’opera. Dal significativo titolo The Plan of the Lady’s System of Analytics, quest’ultimo ha il preciso intento di incuriosire e incoraggiare il pubblico femminile verso lo studio della matematica, prendendo Agnesi come modello:

I also entertained some distant hopes, that it might excite the curiosity of some of our English Ladies; that it might raise an emulation in them, a laudable ambition to promote the glory of their country, with a generous resolution not to be outdone by any foreign ladies whatever. […] They have here a noble instance before them, of what the sex is capable to perform, when their faculties are exerted the right way. (Colson, 1801, vol. 1, pp. I-II)

Precursore dell’attenzione verso le differenze di genere in ambito scientifico, Colson dedica così gli ultimi dieci anni della sua vita a questa traduzione che sarà pubblicata postuma solo nel 1801.

Accanto all’edizione inglese delle Instituzioni, egli ha probabilmente rivestito un ruolo decisivo anche nella nascita dell’appellativo ‘strega di Agnesi’ per la versiera. Questa curva, studiata da Pierre de Fermat nel 1666 e da Guido Grandi nel 1703 che le aveva attribuito per primo il nome versiera (termine derivante dal latino cum sinus verso che ne descrive il cambio di ‘verso’, o concavità), è associata al nome di Agnesi per la descrizione da lei fornita nelle Instituzioni. Secondo un’ormai consolidata ricostruzione storica, sembra che Colson, conoscendo poco la lingua italiana (da lui studiata proprio per tradurre le Instituzioni), curando l’edizione inglese del trattato e incerto sull’uso dell’articolo, avesse interpretato “la versiera” come “l’avversiera” o “donna che si contrappone ai disegni divini”, perciò amica del diavolo, ovvero una strega: ecco perché da allora la versiera è nota come ‘witch of Agnesi’, cioè ‘la strega di Agnesi’.

 

NOTE

[1] Cfr., inter alia, Masotti (1940); Tilche (1984); Truesdell (1989); Babini & Simili (2007); Roero (2015); Contestabile (2017); Mazzotti (2019).

[2] Cfr. da M. Mazzotti, Maria Gaetana Agnesi e il suo mondo. Una vita tra scienza e carità, Carocci editore, Roma 2019, p. 141.

[3] Cfr. M. Mazzotti, op. cit., p. 10.

[4] “ALLA SACRA CESAREA REALE MAESTÀ DELL’AUGUSTISSIMA IMPERATRICE MARIA TERESA D’AUSTRIA REGINA D’ONGARIA E DI BOEMIA ec. ec. ec.” (cfr. G. Agnesi, Instituzioni analitiche ad uso della gioventù italiana, vol. 1, Regia Ducal Corte, Milano 1748).

[5] Goldoni (1756), atto I, scena II.

 

4 risposte

  1. Grazie alle autrici per questo articolo coinvolgente: sembra di conoscere personalmente questa donna straordinaria, intelligente e sensibile, che riesce ad eccellere nella ricerca e nella .

  2. Grazie alle autrici che hanno saputo rendere appassionante la biografia di questa donna straordinaria.
    Con un linguaggio pieno di sfumature hanno reso onore alla grande matematica e alla capacità delle donne di eccellere in ogni campo del sapere e di sfidare i pregiudizi .

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