Prisma 81 – Storia di copertina

Da giovedì 2 aprile è disponibile Prisma 81 (aprile 2026). La storia di copertina è dedicata ad un tema delicatissimo ma fondamentale per il futuro energetico di tutti noi, il ritorno del nucleare in Italia. Ancora di più in queste settimane, in cui la guerra di Stati Uniti e Israele contro l’Iran ha avuto un grosso impatto sulle esportazioni di combustili fossili dalla regione e ha riproposto all’attenzione dell’opinione pubblica il tema dell’energia e delle diversificazioni nel suo approvvigionamento. In Italia, il disegno di legge delega del governo, attualmente all’esame di alcune Commissioni parlamentari, prevede il ritorno del nucleare, e questo a 40 anni dal disastro di Chernobyl e mentre la centrale ucraina di Zaporizhzhia è ancora sotto attacco. Ce ne parlano con grande dovizia di dettagli Romualdo Gianoli, Piergiorgio Pescali, Luigi Moccia e Simone Baroni.

Ecco l’incipit dell’articolo di Romualdo Gianoli che apre la storia di copertina:

Il 16 marzo 1979 nei cinema americani arrivava Sindrome cinese, con uno straordinario Jack Lemmon protagonista di
una corsa contro il tempo per impedire la fusione del nocciolo di un reattore nucleare che avrebbe potuto perforare
la Terra, arrivando dall’altra parte del mondo, per l’appunto, in Cina. Un’ipotesi irrealistica, ma suggestiva. Appena dodici giorni dopo, però, nella centrale di Three Mile Island, in Pennsylvania, si verificava il più grave incidente nucleare della storia americana: la parziale fusione del nocciolo del reattore numero 2. Il cinema aveva colto l’ansia da nucleare. Poi è la volta di Chernobyl e Fukushima, due tragedie che scandiscono la storia dell’atomo civile in tutto il mondo, ma che in Italia condizionano la politica energetica nazionale con un’emotività e una tempistica che non lasciano scampo. Il 26 aprile 1986 esplode la centrale di Chernobyl e l’anno successivo da noi si svolge il primo referendum sul nucleare; l’11 marzo 2011 un maremoto devasta la centrale di Fukushima e a giugno nel nostro Paese si vota per il secondo referendum. Così, dopo essere stati negli anni ‘60 la terza potenza al mondo nel nucleare civile,
gli italiani prima vi rinunciano e poi confermano la scelta, abrogando le norme introdotte dal governo Berlusconi che
ne permettevano nuovamente l’uso. Il risultato è un paradosso tutto italiano: abbiamo bandito il nucleare anche se ne possediamo il know-how, eppure acquistiamo l’energia prodotta con l’atomo dai nostri vicini. Sembra una vera e propria “Sindrome italiana”. Ma il tempo passa, il quadro geopolitico internazionale cambia e con esso quello dell’energia.

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