Stile libero – Il fake detector

Ci sono più di 2.600.000 studenti alle superiori in Italia, divisi in almeno 1.400 scuole che possono avere più sedi e, per ogni sede, più ingressi. Gli agenti di polizia in servizio, invece, sono circa 235.000. Posto che la direttiva sui metal detector nelle scuole esclude che bidelli e professori si improvvisino operatori di pubblica sicurezza e si mettano a fare blocchi e perquisizioni, le scuole individuate come “a rischio” da prefetti e dirigenti saranno affidate alla cura delle forze dell’ordine. Escludiamo metà degli istituti, ipotizzando che siano frequentati solo da studenti di buona famiglia e al di sopra di ogni sospetto di “maranzaggine”: restano 700 scuole da presidiare ogni mattina, per un totale di 1.300.000 studenti circa da passare al setaccio.
Immaginiamo che basti un minuto per esaminare ciascuno di loro (apri lo zainetto che il metal detector suona, ma no, è una lattina, fruga meglio, c’è il righello di ferro, la borraccia, svuota le tasche… e così via). Tolti un po’ di assenti, siamo a 21.000 ore di lavoro (tutte concentrate intorno alle 8 del mattino) che richiederebbero la presenza di un decimo di tutti gli agenti in servizio in Italia. Tralasciando il particolare non irrilevante che si dovrebbero convocare gli studenti alcune ore prima, come per i voli internazionali, anticipando adeguatamente i trasporti scolastici. Per un liceo sopra i 1.000 studenti, anche immaginando quattro varchi operativi, servirebbero almeno quattro ore per smaltire le code di accesso.
«Ma si farebbe solo nelle situazioni più a rischio!». Non so se l’accoltellamento avvenuto a La Spezia o il recentissimo caso di Bergamo (tra l’altro all’esterno dell’edificio, nelle imediate vicinanze) fosse prevedibile. «Ma serve da deterrente!». Difatti è altamente probabile che nelle scuole controllate (fino a che durano i controlli) non si portino armi, ma nelle altre sì. E qualora accadesse un fattaccio in una scuola non controllata o controllata male, sarebbero guai grossi per chi non ha previsto e provveduto.
Lo studio Espad dell’Istituto di fisiologia clinica del Cnr valuta pari al 3,4% la percentuale di ragazzi che ha portato un coltello o un tirapugni a scuola. Difficile pensare che esista una scuola in Italia in cui qualche bullo non decida di farsi notare dai compagni per una lama in tasca, anche se, per fortuna, nella quasi totalità dei casi non ne seguono aggressioni.
Insomma: la promessa dei metal detector, a prescindere da qualsiasi considerazione pedagogica, può costare cara.
In Italia ci si accalora solo sulle questioni di principio, ma a volte basterebbe fare due conti per bocciare le smargiassate.

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