Artemis II. Finalmente si parte?

Forse ci siamo… il conto alla rovescia è iniziato, dopo 54 anni l’essere umano tornerà ad avvicinarsi alla Luna con la missione Artemis II (la finestra di lancio si apre il 1 aprile), mentre l’allunaggio dovrebbe avvenire con Artemis IV non prima del 2028.

La prima volta che siamo andati sulla Luna i calcoli si facevano a mano e i calcolatori erano donne brillanti come Katherine Johnson e molte altre. Donne assolutamente poco riconosciute per il loro lavoro come racconta bene una scena del film Il diritto di contare in cui si vede proprio Johnson correre sotto la pioggia, stringendo cartelline e numeri, per raggiungere l’unico bagno “per donne di colore” a un chilometro di distanza. È bagnata, stanca, umiliata. Eppure, quando torna alla sua scrivania, continua a fare ciò che nessuno sa fare meglio di lei: calcolare le traiettorie che porteranno gli astronauti americani nello spazio.

Da quella corsa per fortuna molta strada è stata fatta e la NASA si prepara a tornare sulla Luna con un programma che porta il nome di Artemis, la dea gemella di Apollo.

Artemis II sarà la prima missione con equipaggio del nuovo programma lunare. Un viaggio di circa dieci giorni che porterà quattro astronauti a compiere un’ampia orbita attorno alla Luna, descrivendo una traiettoria a forma di otto prima di rientrare sulla Terra. Non atterreranno: il loro compito è dimostrare che la capsula Orion è pronta a sostenere esseri umani nello spazio profondo.

La missione si basa sul successo di Artemis I, il volo senza equipaggio di novembre 2022 che ha certificato la capacità della navicella di operare in orbita lunare. Ora è il momento della prova più delicata: verificare che i sistemi di supporto vitale di Orion sono pronti a sostenere astronauti in missioni di lunga durata.

Dopo il lancio, Orion entrerà in un’orbita terrestre iniziale, dove l’equipaggio verificherà che tutti i sistemi funzionino come previsto. Poi, una serie di accensioni dei motori porterà la navicella su una traiettoria che la farà girare attorno alla Luna e tornare verso la Terra sfruttando la sua gravità. È una scelta progettuale precisa: anche in caso di gravi guasti, la traiettoria garantisce un rientro naturale verso casa.

La navicella impiegherà circa quattro giorni per raggiungere il nostro satellite naturale. Nel girare intorno alla Luna, nel punto più lontano dell’orbita, Orion si troverà a circa 8900 km dalla superficie lunare e a una distanza dalla Terra tale da rendere i quattro astronauti gli esseri umani che si sono spinti più lontano nello spazio nella storia dell’umanità.

 

Image Credit: Nasa

 

Il percorso verso il lancio non è stato lineare. La finestra di marzo era saltata e la missione rinviata a causa di un’anomalia nel flusso di elio destinato all’ICPS (Interim Cryogenic Propulsion Stage), lo stadio superiore del vettore SLS. L’elio è essenziale: mantiene pressurizzati i serbatoi di propellente e garantisce il corretto funzionamento di diversi sistemi ambientali. Una perdita, anche minima, può compromettere l’intera missione.

Per questo il razzo è stato riportato nel gigantesco Vehicle Assembly Building, dove i tecnici hanno individuato la guarnizione difettosa, progettato e testato una nuova versione più robusta.

Secondo i responsabili del programma la sicurezza è la priorità assoluta e durante la revisione finale i tecnici hanno analizzato in dettaglio tutti i rischi, valutando le criticità emerse durante i test e le soluzioni adottate per ridurle al minimo. Lla sicurezza non è negoziabile e questa è la prima missione con esseri umani del programma Artemis, pertanto ogni sistema deve essere perfetto, ogni rischio compreso, ogni margine di errore ridotto al minimo.

Ad oggi il lancio è previsto per le 00.24, ora italiana, del 2 aprile. A bordo ci saranno quattro astronauti, Reid Wiseman, comandante, Victor Glover, pilota, Christina Koch, prima specialista di missione, Jeremy Hansen, secondo specialista di missione. Mercoledì 18 marzo l’equipaggio è entrato ufficialmente nel periodo di stabilizzazione sanitaria, quarantena necessaria al fine di evitare di portare malattie nello spazio.

Christina Koch e Victor Glover incarnano una promessa che la NASA non aveva mai potuto mantenere prima: la prima donna e la prima persona di colore a volare verso la Luna e il fatto che oggi possano essere lì è la prova che qualcosa, lentamente, è cambiato da Il diritto di contare. Da sessant’anni fa in cui le donne nere potevano fare i calcoli, ma non potevano firmarli a oggi in cui una donna e un uomo di colore sono parte dell’equipaggio che riaprirà la strada verso la Luna.

Forse Katherine Johnson non avrebbe mai immaginato che un giorno una donna sarebbe stata scelta per volare verso la Luna, Mary Jackson non avrebbe creduto possibile che un uomo nero potesse pilotare una missione lunare e Dorothy Vaughan avrebbe sorriso, vedendo che oggi programmare non è più un lavoro “da nascondere” ma una delle competenze più celebrate. Eppure, in un certo senso, Artemis II è anche la loro missione, infatti, ogni volta che un/una astronauta attraversa lo spazio, porta con sé tutte le persone che hanno reso possibile quel viaggio. Tutte le corse sotto la pioggia, tutti i calcoli scritti a mano e tutte le porte chiuse che qualcuno ha avuto il coraggio di aprire.

 

Foto equipaggio: Image Credit: NASA/Aubrey Gemignani https://www.youtube.com/watch?v=lPyl6d2FJGw

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