Da quando ha fatto capolino nel Sistema solare, l’intruso cosmico 3I/ATLAS ha suscitato interrogativi e ipotesi sorprendenti: scopriamo insieme perché
Non sarà mica un’astronave aliena? No, dai, è sicuramente una cometa. O forse qualche altro strano oggetto spaziale? Entrando nel nostro Sistema solare, l’intruso cosmico chiamato 3I/ATLAS ha suscitato entusiasmi e interrogativi che hanno debordato dal normale dibattito scientifico. Niente di nuovo, del resto. Per gli antichi le comete, con le loro apparizioni saltuarie che alteravano l’eterno movimento regolare degli astri, erano segnali soprannaturali, araldi di eventi infausti o viceversa propizi. L’esempio più noto è la cometa di Halley, immortalata nel 1303 da Giotto nell’Adorazione dei Magi della favolosa Cappella degli Scrovegni a Padova, e da allora presente nei presepi di tutto il mondo nonostante i Vangeli parlino di una stella e mai di comete (che sono piccoli corpi ghiacciati e non hanno niente a che vedere con le stelle).
Senza spingersi nel terreno del divino, un famoso scienziato della Harvard University, Avi Loeb, già noto per la sua discutibile tendenza a ravvisare segnali di vita aliena, ha notato alcune particolarità nell’orbita di 3I/ATLAS: anche se ormai è riconosciuta in modo praticamente unanime dalla comunità scientifica come una cometa interstellare, presenta però alcuni aspetti anomali. Il problema nasce dalla cosiddetta “accelerazione non gravitazionale”, un fenomeno singolare. Il movimento dei corpi è stato formalizzato da Isaac Newton nella sua famosissima seconda legge della dinamica: F = m · a. A parole, la forza è uguale alla massa per l’accelerazione. Questo significa, per esempio, che spingendo un oggetto non si determina la sua velocità, ma appunto la sua accelerazione: un’intuizione folgorante, che nasceva dai pazienti esperimenti di Galileo sui piani inclinati (condotti durante i lunghi anni di arresti domiciliari ad Arcetri in seguito alla sua condanna da parte del Sant’Uffizio). Anche per questo Newton disse che, se aveva visto più lontano degli altri, era perché stava sulle spalle di giganti.
Nei moti dei corpi celesti, l’accelerazione è dovuta alla forza di gravità. Le comete, però, sono una parziale eccezione. La causa è il fenomeno chiamato outgassing: quando una cometa si avvicina al Sole, l’aumento della temperatura fa evaporare le polveri ghiacciate presenti sulla sua superficie. Queste particelle gassose formano la caratteristica “coda” della cometa e, con il loro rapido movimento, le imprimono una spinta ulteriore che ne modifica la traiettoria rispetto alle pure leggi gravitazionali: un po’ come se qualcuno desse un calcio a un sasso che sta già rotolando lungo un pendio. Perciò le comete non solo sfuggono all’antica visione metafisica della cosmologia, ma “sparigliano” anche il moto perfetto dei corpi celesti dettato dalla legge di gravitazionale universale.
Questo vuol dire che adesso è tutto chiaro? Niente affatto. La cometa 3I/ATLAS fa parte delle cosiddette “comete oscure”, cioè quelle che non hanno una coda visibile: condividono con le comete la proprietà dell’accelerazione non gravitazionale ma, non avendo una coda, assomigliano piuttosto ad asteroidi. Questo sembrerebbe escludere l’effetto dell’outgassing, alimentando in un certo senso le fantasiose teorie di Loeb.
Nella scienza, però, vale il principio del rasoio di Occam: la soluzione da preferire è quella più semplice e più logica. In questo caso, anziché pensare ad astronavi aliene, è molto più sensato considerare le ipotesi avanzate da altri studiosi: per esempio che l’outgassing non sia stato finora osservabile dai telescopi o che sia dovuto a composti chimici che, a differenza di quelli conosciuti finora, non danno luogo alla tipica coda. Fra questi composti potrebbe rientrare anche l’acqua: secondo una delle teorie più accreditate, l’acqua degli oceani terrestri proverrebbe appunto dalle comete. Motivo in più per studiare questi oggetti interessantissimi: non ne salteranno fuori gli omini verdi con le antennine, ma forse ci diranno qualcosa sull’origine della vita sul nostro pianeta.