Da oggi, giovedì 5 febbraio, è disponibile Prisma 79 (febbraio 2026). La storia di copertina è dedicata alle Olimpiadi di Milano Cortina in corso. Per iniziare, Paolo Caressa ci porta nei laboratori del Politecnico di Milano dove matematica, biomeccanica e scienze dei materiali si intrecciano per sviluppare nuove soluzioni che rendano le competizioni più sicure, performanti e sostenibili. Dietro ogni gara, dietro ogni sfida c’è la scienza. Silvia benvenuti, poi, ci racconta le leggi e i principi che governano le performance dei pattinatori sul ghiaccio, mentre Romualdo Gianoli affronta il delicatissimo tema della sostenibilità ambientale di un evento così impattante. E ancora: Ulisse Spinnato Vega ci racconta dell’aumento della tassa di soggiorno, Alberto Grandi si sofferma sulla cucina italiana che diventa patrimonio mondiale Unesco – anche grazie alla straordinaria vetrina delle Olimpiadi – e Elio Della Ferrera ci parla dell’incredibile sua scoperta delle tracce dei dinosauri nel Parco dello Stelvio.
Ecco l’incipit dell’articolo di Paolo Caressa che apre la storia di copertina:
È difficile immaginare le sensazioni di un atleta che si appresta a compiere una discesa libera. Guardandolo in tv o dal fondo della pista, possiamo solo percepire la concentrazione, la prontezza e il coraggio che servono per lanciarsi in una discesa di pochissimi minuti che può superare i 130 chilometri orari, con il costante pericolo di una rovinosa caduta. È questo il brivido che accompagnerà i nostri campioni sulle piste delle Olimpiadi di Milano Cortina.
La coordinazione e il controllo mentale e fisico necessari per gareggiare in queste competizioni sono di una complessità estrema, anche perché noi sapiens non ci siamo evoluti per gli sport invernali: originati nelle savane africane, siamo grandi camminatori, adattati poi ai climi delle epoche glaciali soprattutto grazie a innovazioni tecnologiche e culturali. Una di queste è lo sci, che compare nel nord della Russia nell’ultima fase dell’Età della pietra, a partire dal VII millennio a.C., e in seguito si diffonde nelle zone scandinave (tant’è che la parola “sci” deriva da “skíð”, che nella lingua dei vichinghi indica il bastoncino di legno per sci).
Sviluppare utensili e tecnologie per colonizzare le terre artiche e le montagne ha posto una duplice sfida: inventare strumenti per spostarsi efficientemente sulla neve e sul ghiaccio e fare fronte alla varietà di sollecitazioni e incidenti cui il nostro fisico è soggetto durante questi spostamenti. Non si tratta solo di adattarsi a un clima rigido, ma di comprendere come prevenire urti, cadute e quant’altro può accaderci quando siamo sugli sci o su uno slittino.
Questa ricerca oggi coinvolge molte discipline che vanno dalle scienze dei materiali alla meccanica applicata, dalla
biomeccanica alle scienze mediche. Al Politecnico di Milano…
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2 risposte
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