«Ogni persona è importante, così come ogni animale. Ma ogni persona ha un impatto sul pianeta ogni singolo giorno e possiamo scegliere che tipo di differenza fare. Quando miliardi di persone fanno le giuste scelte etiche, iniziamo a muoverci verso un mondo diverso» (Jane Goodall “The hope” National Geographic)
A pochi mesi dalla sua morte, vogliamo raccontare una straordinaria “Vita da scienziata”, quella di Jane Goodall, ricca non solo di scienza, ma anche di lotte per un mondo migliore, per la parità di genere e una diversa spiritualità (ha vissuto da sola per mesi nella giungla senza paura, creando una perfetta connessione con la natura).

Grazie alle sue pazienti osservazioni, Jane ha cambiato per sempre le conoscenze sugli scimpanzé di cui, prima di lei, si sapeva pochissimo. Nata a Londra nel 1934, si appassiona fin dall’infanzia agli animali, grazie anche alla lettura di libri come “La storia del Dottor Dolittle” e “Tarzan delle scimmie”, e dall’età di otto o nove anni inizia a sognare di andare in Africa e di vivere nella boscaglia tra gli animali selvatici. Un sogno che, se ancora oggi può sembrare stravagante e pericoloso, figuriamoci cosa rappresentava allora, per una giovane donna inglese degli anni ’50 senza laurea né formazione scientifica: tutti, infatti, le dicevano che era solo una ragazza, che le ragazze non facevano cose del genere e di sognare qualcosa che poteva ottenere.
Ma Jane continua a crederci, supportata anche dalla madre che la incoraggia dicendole che, se vuole davvero andare in Africa, allora dovrà lavorare molto duramente e di non mollare perché avrebbe trovato il modo. Di questo Jane sarà molto grata a sua madre, riconosciuta come decisiva nel costruire e aumentare la sua autostima sostenendola nel suo amore per gli animali.
Quando aveva diciotto mesi, mise nel suo letto alcuni lombrichi ma la madre, invece di arrabbiarsi, vedendo che li stava osservando così attentamente, le aveva detto che probabilmente si stava chiedendo come facevano a camminare senza zampe. Così si accresce lo spirito di un piccolo scienziato, stimolando la sua curiosità e aspettando che trovi le risposte da solo anche compiendo errori. Con il padre invece non riesce a costruire una vera relazione perché parte per la guerra quando Jane ha solo cinque anni.
In parte per destino, in parte per fortuna e in parte per determinazione, a fine degli anni Cinquanta il suo sogno è destinato ad avverarsi. Avendo la possibilità di conoscere il professor Louis Leakey, il più famoso paleoantropologo dell’epoca, arriva nel suo studio quando la sua segretaria si è da poco dimessa. Così Goodall viene assunta in quel ruolo e portata in alcuni viaggi ad osservare gli animali. Proprio durante le ricerche nella gola dell’Olduvai, Leakey capisce che Jane è la persona giusta per portare avanti i suoi studi sugli scimpanzé. Leakey vuole una persona che non abbia pregiudizi e che quindi non appartenga all’ambito accademico dell’epoca in cui l’idea dominante era che solo gli esseri umani fossero dotati di razionalità ed emotività. Così chiede a Jane di andare in Tanzania nel Parco nazionale del Gombe. Il 14 luglio 1960 la giovane arriva in un luogo rigoglioso ricco di alberi giganteschi e abitato da una fauna incontaminata. Al posto della plumbea Inghilterra con le sue comodità, Goodall è catapultata in una quotidianità dura e faticosa che avrebbe spaventato i più, ma di certo non lei, che aveva sempre sognato quel mondo e che poi ricorderà quei giorni come i più belli della sua vita.
A quei tempi una giovane ragazza single non poteva entrare nelle Terre Selvagge dell’Africa; è costretta a trovare una compagna: si offre volontaria sua madre che, poco dopo il loro arrivo a Gombe, allestisce una sorta di clinica per curare i pescatori locali.
I primi mesi sono durissimi. Gli scimpanzé scappano appena la vedono, e lei si sente un’intrusa. “Era per lo più frustrante perché continuavano a scappare e mentre gli scimpanzé stanno scappando da te, non puoi davvero scendere nei dettagli del loro comportamento”. Ma Jane non si arrende e dopo mesi di paziente e instancabile osservazione viene ricompensata: gli scimpanzé iniziano ad accettarla e lei gradualmente riesce a penetrare sempre più il loro complesso mondo che nessun essere umano aveva mai esplorato prima.

Impara che gli scimpanzé trascorrono lunghe ore in sessioni di toelettatura, che hanno bisogni amichevoli, come gli uomini, e che quindi ricercano contatto e rassicurazione. Chiama per nome ogni singolo esemplare perché ha modo di conoscerli come individui, per esempio McGregor è un vecchio maschio un po’ bellicoso, Flo una femmina dal naso arrotondato e le orecchie sfilacciate che porta in braccio la figlia Fifi e ancora David Greybeard, calmo e dignitoso che le mostra qualcosa che avrebbe sconvolto la comunità scientifica. Lo scimpanzé, infatti, raccoglie un piccolo ramoscello frondoso e lo spoglia delle sue foglie creando così un rozzo utensile.
Quando invia la notizia a Leakey, la risposta è lapidaria: “Ora dobbiamo ridefinire il concetto di uomo o accettare gli scimpanzé come uomini”. Infatti fino ad allora si pensava che solo l’uomo fosse capace di costruire strumenti. Le osservazioni di Jane mettono in discussione l’unicità umana e aprono un tumulto scientifico che cerca di screditare il suo lavoro perché è una giovane ragazza non istruita e quindi da ignorare.
Nel 1962 il lungimirante professor Leakey la invia all’Università di Cambridge e, nonostante lei non avesse una laurea, le viene permesso di studiare per un dottorato. La sua tesi dal titolo “Behaviour on free-living chimpanzees”, incentrata sui suoi primi 5 anni di studio alla riserva Gombe, verrà completata nel 1965.
Nonostante le molte critiche, la ricerca di Goodall continua ottenendo anche il sostegno della National Geographic Society, che finanzia ulteriori studi e invia un fotografo per documentare gli scimpanzé.
All’inizio Jane non è contenta dell’idea di avere un fotografo nel suo progetto perché non vuole che nessuno entri nel suo spazio; inoltre all’inizio le prime impressioni su Hugo, così si chiama il fotografo, non sono buone: fuma quasi senza sosta buttando tutti i mozziconi sul pavimento, e lei odia il fumo; inoltre è un perfezionista e questo la fa impazzire. Poi però, conoscendolo meglio, Hugo le racconta che fin dall’infanzia voleva fotografare animali e così capiscono presto di avere molto in comune, tanto che nel 1964, quando Hugo van Lawick deve far ritorno in Inghilterra, a Gombe arriva un romantico telegramma: “Will you marry me stop Love stop Hugo” e la risposta non si fa attendere molto “Yes stop Love stop Jane”.
La vita matrimoniale inizia lontano da Gombe, ma quando arriva la notizia che lo scimpanzé Flo ha dato alla luce un figlio, a cui Jane dà il nome Flint, decidono di tornare in Africa perché per la prima volta avrebbero potuto studiare un cucciolo di scimpanzé fin dalla nascita e soprattutto la relazione tra genitore e figlio.
Come madre, Flo è affettuosa, giocosa, tollerante e per insegnare a Flint usa la pazienza piuttosto che la punizione. La sorella maggiore Fifi sente l’istinto materno e vuole occuparsi del fratello neonato, all’inizio Flo glielo proibisce molto delicatamente ma poi, quando capisce che può fidarsi, glielo affida.
Nel 1967 Jane e Hugo hanno un figlio e la stessa scienziata ammette che le sue osservazioni sugli scimpanzé l’hanno aiutata ad essere una madre migliore e che una volta diventata madre ha potuto comprendere meglio la vita e gli istinti materni degli scimpanzé come, ad esempio, il perché agitavano furiosamente le braccia e abbaiavano minacce a chiunque si avvicinasse al loro bambino.
La figura di Jane Goodall diviene presto iconica e la scienziata sfrutta la sua fama non solo per osservare gli scimpanzé ma per proteggerli.
Partecipando a una conferenza internazionale, scopre la distruzione delle foreste e il commercio illegale di cuccioli strappati alle madri. Da scienziata si trasforma così in attivista, comprendendo che il suo ruolo pubblico è necessario per difendere gli animali che le avevano dato tanto. «Ho deciso che dovevo viaggiare in alcuni paesi africani per capire cosa stava succedendo agli scimpanzé, vedendo le cose con i miei occhi. Gli scimpanzé in tutta l’Africa stanno scomparendo molto velocemente. Le madri vengono uccise in modo che i cuccioli possano essere presi e venduti.»
Fonda così il Jane Goodall Institute, che presto amplia la sua missione dalla conservazione degli scimpanzé alla protezione degli habitat e al benessere umano. “Non vedo alcuna differenza tra aiutare un umano e aiutare un animale. Non potevo guardare un animale soffrire più di quanto potrei guardare una sofferenza umana e non aiutare se potessi”.

Goodall inizia a viaggiare instancabilmente, parlando di cambiamento climatico, speranza e responsabilità individuale. Credeva che ogni scelta quotidiana avesse un impatto: camminare invece di usare l’auto, scegliere prodotti etici, ridurre gli sprechi. Quando miliardi di persone compiono scelte giuste, il mondo può cambiare.
Per questo era vegetariana e ricordava costantemente quanto il cambiamento climatico potesse avere effetti anche sugli habitat e sugli animali in via d’estinzione, come gli scimpanzé.
Dei suoi amati primati, di oltre un milione nel 1900 oggi ne restano solo trecentomila e il loro habitat non cessa di essere deforestato; pertanto, abbiamo il dovere e la responsabilità di non lasciar cadere il suo messaggio che lei ha cercato di diffondere fino alla fine conducendo una vita frenetica, viaggiando quasi tutto l’anno e sacrificando la tranquillità personale. Nonostante la fatica, l’entusiasmo dei giovani le infonde l’energia necessaria per creare nel 1991 Roots & Shoots, un movimento globale che incoraggia bambini e ragazzi a prendersi cura di persone, animali e ambiente. «Insieme possiamo fare tutto, e così Roots & Shoots dimostra che ogni persona conta, e anche ogni animale. Ogni persona ha un impatto sul pianeta ogni singolo giorno, e possiamo scegliere che tipo di differenza facciamo.»
Goodall non ha paura nemmeno di collaborare con realtà controverse, come compagnie petrolifere, pur di ottenere risultati concreti: costruire santuari per scimpanzé orfani, salvare animali da condizioni terribili. «Uno dei paesi in cui sono andata è stato la Repubblica del Congo, perché qualcuno mi ha detto che avrei dovuto vedere le terribili condizioni nello zoo di Brazzaville. Era così, così orribile. Ho trovato uno scimpanzé di nome Gregoire, che era stato messo nella sua gabbia da decenni. Quando l’ho incontrato era uno scheletro e non aveva praticamente capelli. Non riuscivo a credere che fosse uno scimpanzé. L’immagine di Gregoire mi ha perseguitato più di qualsiasi altro scimpanzé in cattività che abbia mai visto. Sapevo che dovevo fare qualcosa per lui».
Da queste collaborazioni nasce il santuario di Tchimpounga, che diviene un rifugio per centinaia di scimpanzé, tra cui proprio Gregoire: «Vederlo in uno spazio aperto è stato molto, molto commovente.»
Goodall insisteva sull’importanza della speranza: la scienza da sola non basta, serve anche il cuore. Solo quando testa e cuore lavorano insieme possiamo raggiungere il nostro vero potenziale umano. Dalla foresta africana ai laboratori di ricerca, dalle conferenze internazionali ai progetti con i giovani, ha sempre seguito la convinzione che ogni essere vivente meritasse rispetto.
Il suo messaggio finale è semplice ma potente: siamo parte del mondo naturale e ogni giorno possiamo scegliere che tipo di differenza vogliamo fare.
Non possiamo infine dimenticare il contributo di Jane Goodall per superare il gap ancora presente tra quelle che in inglese si chiamano “History” e “HerStory”, storie al femminile troppo spesso dimenticate o trascurate nella trattazione storica tradizionale, ma fondamentali per comprendere meglio il passato e proiettarsi verso il futuro con una visione più ampia e completa.
In un’epoca in cui le donne erano escluse dalla ricerca sul campo, lei ha dimostrato che la passione e la determinazione possono abbattere barriere culturali e di genere e mostrato che la scienza e l’attivismo possono essere strumenti di empowerment femminile. Grazie proprio a Roots and Shoots Goodall è stata simbolo di emancipazione femminile e ha dato voce a migliaia di giovani donne, rendendole protagoniste di progetti di cambiamento sociale e ambientale. «Tradizionalmente, in molti Paesi, le donne erano considerate brave a fare poco altro che avere una famiglia numerosa e prendersi cura del marito mentre lui lavorava. È quindi molto importante dare alle giovani donne gli strumenti per ottenere una buona laurea e per prendere sempre più il loro posto in una società tipicamente dominata dagli uomini» (ricordiamo a tal proposito l’impegno anche di Rita Levi Montalcini in questo senso con la sua Fondazione per l’Africa).
La vita di Jane Goodall è stata instancabile fino alla morte, avvenuta per cause naturali il primo ottobre di quest’anno. Per questo la scienziata ha ricevuto numerose onorificenze nel corso della sua carriera, tra cui anche quella di Grande Ufficiale della Repubblica Italiana nel 2011.
Oggi Jane Goodall è considerata una delle figure più influenti del nostro tempo. La sua vita unisce scienza, spiritualità e impegno sociale. Ha dimostrato che la conoscenza porta responsabilità: quella di proteggere il pianeta e di costruire un futuro più giusto.
Ha cambiato il nostro sguardo sugli scimpanzé, ma soprattutto su noi stessi: ha insegnato che la differenza tra uomo e animale non è un muro, ma un ponte che va attraversato con rispetto, empatia e coraggio.
La salutiamo con un passo dall’intervista postuma “Dr Jane Goodall: le ultime parole famose” che forse, in un mondo in cui non sappiamo più annoiarci e che stiamo rovinando, può essere di grande ispirazione:
Ho passato settimane completamente sola nella giungla prima di incontrare gli scimpanzé ma non mi sono mai annoiata perché in natura ci sono sempre tante cose da osservare, la gente non le nota e la cosa mi sciocca […] Quale messaggio [vi] voglio lasciare? Voglio essere certa che voi tutti capiate che ognuno di voi ha un ruolo da svolgere. Potreste non sapere qual è, potreste non scoprirlo, ma la vostra vita è importante e siete qui per un motivo. E spero che quel motivo diventi evidente mentre vivete la vostra vita. E ogni singolo giorno che vivrete, farete la differenza nel mondo, e potete scegliere la differenza che farete. Voglio che capiate che siamo parte del mondo naturale. E anche oggi, che il pianeta è buio, c’è ancora speranza. Non perdete la speranza. Se perdete la speranza, diventerete apatici e non farete niente. E se volete salvare ciò che ancora c’è di bello al mondo, se volete salvare il pianeta per le generazioni future, per i vostri nipoti, per i loro nipoti, pensate alle azioni che compite ogni giorno, perché moltiplicate per un milione, un miliardo di volte, anche le piccole azioni contribuiranno al grande cambiamento. Soprattutto voglio che riflettiate che, mentre siamo sul pianeta Terra dipendiamo da Madre Natura per l’aria pulita, per l’acqua, per il cibo, per i vestiti, per tutto e mentre distruggiamo un ecosistema dopo l’altro, mentre influiamo negativamente sul cambiamento climatico, sulla perdita della biodiversità, dobbiamo fare tutto ciò che è in nostro potere per rendere il mondo un posto migliore, per i bambini di oggi e per quelli di domani. Voi avete il potere di fare la differenza. Non arrendetevi. C’è un futuro per voi. Fate del vostro meglio mentre siete ancora su questo bellissimo pianeta Terra.
BIBLIOGRAFIA
PRIME Dieci scienziate per l’ambiente, a cura di Mirella Orsi e Sergio Ferraris, Codice Edizioni, Torino, 2023
Documentari per National Geographic
3 risposte
Grazie per il bellissimo pezzo su Jane Goodall.
Ricambio con una piccola buona notizia. L’anno scorso il libro di Christiana Ruggeri, “Io e gli scimpanzé” ha vinto Asimov Junior (quello per le scuole “medie”). La giuria dei ragazzi ha scelto proprio il libro su di lei!
https://www.ansa.it/calabria/notizie/2026/05/28/premio-asimov-junior-vince-christiana-ruggeri-con-libro-su-jane-goodall_58cd657c-887a-48e2-8211-77ec3ef025a3.html
É bellezza pura…. Una fortuna inimmaginabile per lei soprattutto per noi Tanta gratitudine
Jane Goodall è stata e resterà una magnifica ispiratrice per le generazioni future. Competenza, energia intellettuale, calma sorridente, bellezza interiore: tutto in lei era meraviglia…