Evviva, Prisma riprende! Lo ritengo un coraggioso baluardo di resistenza matematica. È un privilegio riprendere questa rubrica.
Lo faccio da pendolare, quale sono, raccontando il misto di sorpresa e orrore che provo la mattina
alla vista dei lunghi treni carichi di mezzi militari cingolati, blindati e armati, che transitano al polo intermodale di Cervignano del Friuli. Poco prima dell’aeroporto regionale, non posso distogliere lo sguardo dai fabbricati di quell’azienda il cui maggiore azionista è il Ministero dell’Economia e della Finanze e che là produce droni, ma che si vanta anche della partnership con l’azienda tedesca Rheinmetall per il progetto del nuovo carro armato Main Battle Tank.
Proseguendo il viaggio verso il capoluogo, dove c’è il quartier generale di un’altra azienda di successo posseduta dal Mef tramite Cassa Depositi e Prestiti, penso a Giulio Regeni, torturato e ucciso perché indagava sui sindacati in Egitto. Nel 2021, mentre manifestavamo con la madre, per Verità e Giustizia per Giulio, il logo di tale azienda svettava tra i main partner alla più grande fiera militare in Africa, l’Edex, proprio in Egitto. Giulio era di un paesino vicino a Monfalcone, la penultima fermata del mio viaggio, e penso ai milioni di euro in più che costa ogni escavo del suo porto, per la presenza di materiali bellici risalenti alla Prima Guerra Mondiale.
Scendo dal treno e penso a Readiness 2030, l’originario ReArm Europe, il pacchetto proposto dalla Commissione europea e approvato dal Parlamento europeo, che prevede di mobilitare circa 800 miliardi di euro nei prossimi anni per riarmare la Ue, di cui 650 tramite flessibilità fiscale, ovvero senza sanzioni del patto di stabilità, e 150 tramite prestiti agevolati per progetti attraverso il programma Safe (Security Action for Europe). Il pacchetto permette anche di riorientare i fondi di coesione, prevede di stimolare investimenti privati nel settore militare, e revoca ogni restrizione alla Banca Europea di Investimenti.
L’Italia, entro 4 anni, dovrebbe aumentare le spese della difesa fino al 3% del Pil, ovvero dagli attuali 33 miliardi a 37 e, stando a quanto ha dichiarato il governo, allinearsi agli obblighi della Nato del 5% del Pil entro il 2035.
Com’è stato possibile che nella nostra coscienza si sia sdoganata la guerra come strumento per la risoluzione delle controversie internazionali?
Dalle foreste intorno alla città belga di Ypres, dove la sera del 12 luglio 1917 non vi era più un essere vivente, fino alle macerie di Gaza, frutto di una spietata guerra contro i civili paragonabile solo alle atrocità della Seconda Guerra Mondiale, non abbiamo capito proprio niente?
Mi ostino a non volerlo pensare.
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