Margherita Hack: parole che ci mostrano la strada

Sono passati ormai diversi anni dalla scomparsa di Margherita Hack, da quando le sue molecole hanno lasciato la Terra “pronte a ritornare in circolo girovagando per l’atmosfera”, come diceva lei. Non per questo si è perso qualcosa del suo carisma, del suo esempio e dei suoi insegnamenti. Vogliamo qui ricordare la grande scienziata italiana attraverso alcune domande a cui lei ha risposto direttamente nel libro “Io credo. Dialogo tra un’atea e un prete” di Margherita Hack e Pierluigi Di Piazza, intervista a due voci tra la scienziata e padre Pierluigi di Piazza e attraverso la voce del professor Enrico Giannetto che l’ha conosciuta direttamente.

Quali erano le regole etiche più importanti per Margherita Hack?

Le due regole che hanno accompagnato tutta la vita della scienziata sono state: “Non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te” e “ama il prossimo tuo come te stesso”. Inoltre, credeva nella solidarietà tra gli esseri viventi, non solo gli uomini ma anche gli animali. La comprensione e il rispetto erano le basi del suo “credo”, principi che l’hanno guidata nella vita e nei confronti del prossimo, soprattutto dei più deboli e sfortunati. La giustizia e la libertà erano le sue regole di sempre, quelle dalle quali era partita e quelle per le quali si è sempre battuta.

Credeva in Dio?

Non credeva nell’esistenza di Dio, in quanto riteneva che non fosse dimostrabile scientificamente, ma non era una fondamentalista, non voleva imporre le sue credenze a nessuno perché ognuno, diceva, ha il diritto di avere le proprie idee, che devono essere rispettate, ma mai imposte. Sebbene fosse atea era un piacere parlare con lei anche per persone religiose, padre Pierluigi Di Piazza nel libro dice:Ho rispetto del tuo essere scienziata e provo stima per il tuo impegno, per la tua coerenza. In questo nostro dialogo la sfida è andare oltre la dicotomia ateismo – fede, ripartendo da ciò che unisce le persone per un impegno senza pregiudizi ideologici, religiosi, confessionali.”

Cosa intendeva per giustizia e libertà?

Sosteneva che ognuno doveva essere libero, ma la libertà di ciascuno doveva finire dove cominciava quella altrui. Per giustizia invece intendeva il rispetto delle leggi che permettono la convivenza civile, come ad esempio pagare le tasse. L’evasione fiscale, secondo lei, era un furto che un ricco faceva ad un povero. Per questo credeva che il peccato più grave fosse quando qualcuno approfittava della sua posizione di supremazia sugli altri, facendogli appositamente del male.

Cosa pensava delle varie forme di superstizione?

Si batteva contro ogni forma di superstizione, come quella legata all’oroscopo o all’attribuire che qualcuno portasse sfortuna. Riteneva che affibbiare certe etichette fosse una cosa molto pericolosa e grave perché poteva isolare e nei casi più gravi anche portare al suicidio le persone prese di mira. Riteneva che i pregiudizi fossero frutto dell’ignoranza, pericolosa generatrice di cattiveria e di disprezzo. L’ignoranza, secondo lei era la causa anche di tutti quegli atteggiamenti verso i cosiddetti “diversi” come ad esempio gli omosessuali e gli extracomunitari. Non prendeva mai in considerazione ciò che non aveva una spiegazione razionale, dimostrabile scientificamente e pensava che il potere della divulgazione scientifica fosse combattere tutte le forme di antiscientismo e di debolezza, per questo ancora a novant’anni spendeva le sue energie per l’impegno civile, culturale, etico e politico denotando una dimensione morale di grande spessore. Era amareggiata del fatto che in Italia si investisse poco sulla ricerca scientifica e che molti giovani ricercatori fossero costretti a emigrare per la miopia dei governanti.

Cosa pensava riguardo al matrimonio e ai figli?

Non avrebbe voluto sposarsi in chiesa perché andava contro tutti i suoi principi, ma lo fece comunque per far contento Aldo, che a differenza sua era credente e i genitori sia di lui che di lei. La forza dell’amore tra lei e suo marito nasceva dalla condivisione, dal parlarsi sempre di tutto, ma anche sostenendosi e aiutandosi sempre perché prima di tutto erano grandi amici. La maternità, secondo lei, era una questione che molti sentono necessaria, ma né lei né Aldo avvertirono mail il desiderio di avere figli. Stavano bene assieme e non sentirono la necessità di una discendenza né come desiderio né come obbligo.

Quali erano per lei i valori più importanti?

La lealtà era un valore molto importante per lei, il che comporta l’essere sinceri con gli altri, per questo il tradimento per lei era una cosa che la faceva molto soffrire, ma per fortuna non subì tradimenti né tradì mai. Anche l’amicizia era per lei un grande valore, l’amicizia è affetto, è l’essere pronti ad aiutare, a darsi, essere accanto nei momenti difficili. Per questo nella sua scala di valori, l’amicizia veniva subito dopo l’affetto verso il proprio compagno, che comunque prima di tutto doveva essere un grande amico.

Aveva rimpianti?

Non aveva rimpianti, era stata fortunata, aveva avuto una bella vita, aveva fatto il lavoro che le piaceva ed era stata felice con Aldo, nonostante i molti guai che avevano passato e che avevano sempre superato.

Cosa la indignava?

Il razzismo, l’ingiustizia, l’evasione fiscale: le tasse, secondo lei, servivano a dare servizi pubblici a chi non poteva permetterseli e quindi non versarle significava violare la libertà degli altri, voler prevaricare. E lei quando vedeva delle ingiustizie o prepotenze, anche piccole, si indignava a tal punto da essere pronta addirittura a “menare le mani”. Credeva che il coraggio stesse nella forza e nella coerenza delle proprie opinioni per agire secondo la propria etica, per difendere e battersi per le proprie idee, anche se anticonformiste. Lei aveva il coraggio di dire quello che penava, sempre. Se si trovava in un ambiente ostile, socialmente o politicamente avverso, provocava perché le faceva rabbia vedere certi modi di pensare. Certo questo suo modo di fare così autentico e coerente l’aveva portata a scontrarsi con molti e in moti ambienti, così abbiamo provato a chiedere al Professor Enrico Giannetto dell’Università di Bergamo, che in gioventù ha avuto modo di conoscerla per qualche tempo, come era stare vicino a lei.

Si percepiva, conoscendola, l’essere così schietta, fuori dagli schemi e pronta a combattere contro regole e dogmi se necessario?

Questo sì. Io ho avuto il piacere e la fortuna di conoscere Margherita Hack nel 1983 quando frequentavo un dottorato presso la SISSA, il centro internazionale di fisica teorica di Trieste. Allora gli unici dottorati erano quello di Trieste e quello presso la Scuola Normale di Pisa e io frequentavo il corso di astrofisica e cosmologia per il dottorato. Il professore responsabile del corso organizzò per noi studenti degli incontri con la scienziata per fare delle osservazioni presso l’Osservatorio astronomico di Trieste che lei dirigeva. Ebbi così la possibilità di conoscerla in un ambiente meno formale di quello accademico e in cui lei si sentiva completamente sé stessa e a suo agio. La prima impressione che ho avuto e che, anche se è un ricordo ormai lontano, è ancora impressa chiaramente nella mia mente, è quella sicuramente di una persona “sui generis”, ma molto aperta anche con gli studenti, molto cordiale. Anche la sua parlata fiorentina la rendevano ancora più alla mano e più schietta. Aveva un modo di parlare unico, molto sincero. Quindi sì da questo punto di vista l’impressione di una donna schietta e pronta a combattere contro regole e dogmi, se necessario, c’è stata. Inoltre, gli altri professori ci parlavano con più distacco mentre lei era molto cordiale, con lei abbiamo fatto delle passeggiate, anche serali, in cui ci raccontava delle sue ricerche, della sua passione per l’astronomia e ci insegnava ad osservare il cosmo lasciandoci affascinare da esso.

Poteva essere considerata un personaggio “scomodo”?

Che lei fosse un personaggio scomodo sicuramente. Figlia di due persone spiritualmente autentiche ci ha parlato anche di sue scelte personali come l’importanza del vegetarianesimo nella sua vita. Ci ha raccontato anche del suo convinto ateismo senza darci una spiegazione precisa, però è una cosa abbastanza comune nell’ambiente dei fisici. Personaggio scomodo per la sua schiettezza, sembrava non avere freni inibitori nel parlare di certe cose, non solo dal punto di vista delle sue prospettive di pensiero o altro, ma anche di questioni di carattere universitario: senza giri di parole ci ha fatto capire che l’ambiente universitario non era sempre corretto e meritocratico. In questo senso era una persona “sui generis” perché si vedeva che era una passionaria dell’astronomia che non pensava a questioni di potere e che anzi le criticava molto sia negli ambienti universitari che negli Osservatori. Sembrava quasi non fosse legata lei stessa a quegli ambienti, ma fosse più la passione per l’osservazione astronomica a spingerla in tutto quello che faceva, per questo, non so se i rapporti con i colleghi fossero sempre buoni.

Traspariva la sua passione per l’astronomia?

Sicuramente! Era molto esperta nell’osservazione astronomica e probabilmente può essere considerata l’ultima vera astronoma osservativa. Oggigiorno, infatti, anche gli astronomi o astrofisici osservativi non osservano più il cielo come si faceva un tempo. Margherita Hack ha passato negli Osservatori molte notti e anche questo era il fascino di quel lavoro oggi invece l’astronomo si occupa più dell’analisi dei dati provenienti dai vari telescopi mondiali a Terra e satellitari. Ad esempio, all’Osservatorio di Firenze oggi nessuno fa più osservazioni, il gruppo di Firenze utilizza i dati che provengono dai più grandi telescopi del mondo, li classifica e li elabora e quindi la ricerca ora consiste più nel coordinare i dati che nell’osservare il cielo. Mentre ricordo con piacere le passeggiate con Margherita Hack a sera tarda o anche di notte per mostrarci dal vivo come osservare l’Universo, cosa che dà, secondo me, una completa e differente percezione della realtà e del mondo. La sua diversità era forse anche in parte dovuta a questa vita particolare che conduceva: lavorava di notte (all’epoca poi per una donna era ancora più difficile) e poi di giorno riposava e magari non aveva tempo di fare vita di società.

Potrebbe aver influenzato le tue scelte?

Sicuramente parlando con lei il suo trasporto era evidente e ricordo che mi aveva fatto vivere il fascino della sua vita da astronoma che indagava i misteri dell’Universo. Infatti, ho sempre pensato che, se non fossi riuscito a fare il fisico teorico l’unico tipo di lavoro sperimentale che avrei accettato di fare, sarebbe stato quello che lei mi aveva mostrato. Mi piaceva la magia che emanava l’osservazione astronomica: vedere la Luna più da vicino, gli anelli di Saturno. Erano esperienze affascinanti che lei sapeva rendere indimenticabili, riuscire a vedere l’universo con occhi potenziati ed è difficile spiegare quella magia a chi non l’ha vissuta. Alla fine, però la mia vocazione è rimasta teorica e la mia carriera si è evoluta in quel senso, ma sono grato dell’opportunità che ho avuto di passare del tempo con Margherita Hack, grande scienziata sì ma anche immensa persona.

2 risposte

  1. grazie Dott. ssa Gambarini, per aver fatto parlare ancora una volta una persona eccezionale nel XX secolo, una scienziata di grandissimo valore, ma anche e soprattutto una cittadina che chiunque dovrebbe prendere come modello nel vivere quotidiano nella società civile.

  2. Una donna straordinaria che, anche grazie anche a questi interessanti articoli, ha ancora molto da insegnare a tutti noi!

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