Vite da scienziate – Tra genio ed emancipazione: Marie Curie

«La vita non è facile per nessuno. Ma che importa? Dobbiamo avere perseveranza e fiducia in noi stesse. Dobbiamo credere di essere dotate per qualcosa e questo qualcosa dobbiamo scovarlo.» Marie Curie

 

Marie Curie in laboratorio

La figura di Maria Skłodowska, più comunemente nota con il nome di Marie Curie dal cognome del marito Pierre, è un esempio ancora potentemente attuale di come con coraggio e determinazione si possano raggiungere i propri sogni anche a costo di sfidare la società con le sue imposizioni.

Nata a Varsavia il 7 Novembre 1867, ultima di cinque figli, in una Polonia sotto la dominazione dell’Impero russo, dopo la morte della madre, nel 1878, viene spronata dal padre, professore di scienze, insieme ai fratelli e alle sorelle, indistintamente dal sesso, allo studio, convinto che solo il sapere li avrebbe resi liberi in un Paese così prigioniero. Maria può, quindi, crescere in una casa dove si respira aria di uguaglianza, libertà e indipendenza, cosa non affatto scontata per l’epoca.

La famiglia Sklowdowski: Wladyslaw e le sue figlie Maria, Bronislawa ed Helena

A quindici anni supera l’esame finale degli studi secondari con una medaglia d’oro al merito, ma non può iscriversi all’Università perché la legge russa impediva alle ragazze di accedere agli studi superiori. Così, dopo aver avuto il consenso del padre, Maria e la sorella Bronia decidono di frequentare i corsi segreti della Flying University, fondata da Jadwiga Dawidowa, insegnante polacca  e attivista per i diritti delle donne.

Seguire le lezioni vuol dire sfidare la sorte e il pericolo, in quanto i controlli dei soldati russi sono serrati e le ragazze devono cambiare indirizzo ogni giorno. Non c’è però nessuna possibilità di conseguire un titolo di studio per le due sorelle. Pertanto Maria decide di fare l’educatrice presso la famiglia Zorawski, ricchi proprietari terrieri fuori Varsavia, e con i soldi guadagnati di far studiare medicina alla sorella alla Sorbona di Parigi, dove le donne erano ammesse. Una volta diventata medico, Bronia avrebbe ricambiato il favore permettendo a Maria di laurearsi.

È il 1886 quando Maria inizia il suo lavoro da istitutrice, che dura fino al 1891. Non sono anni semplici per lei, sia perché si trova in luogo freddo e sconosciuto, sola e lontana da casa, sia perché dopo alcuni mesi la situazione viene compromessa da una relazione amorosa che la vede coinvolta con Casimiro, il figlio maggiore della famiglia Zorawski. Non si sa se Maria fosse realmente innamorata o solo disposta a sposarlo per cambiare la sua vita, comunque i genitori di lui si oppongono al fidanzamento, viste le origini più modeste di Maria. Questo (apparente) trauma personale in realtà le salverà la vita.

Finalmente nel novembre del 1891 Bronia può mantenere la promessa e, dopo tre giorni di treno, Maria arriva a Parigi, la città che le avrebbe permesso di diventare sé stessa.

Conclude i primi due anni alla Sorbona da prima della classe e, per meriti, riesce ad ottenere la borsa di studio Alexandrovitch, di cento rubli, che le permette di restare un altro anno a Parigi.

Un pomeriggio del 1893 un amico consiglia a Maria di andare a far visita a un certo professor Pierre Curie che stava lavorando sul magnetismo in un istituto lì vicino, dal momento che forse lui avrebbe potuto prenderla come assistente di laboratorio. Pierre allora aveva 34 anni ed era professore alla Scuola di fisica e chimica industriale di Parigi.

Fin dal primo incontro capiscono di avere molto in comune e gli avvenimenti di quegli anni si susseguono molto velocemente: nel giugno 1893 Maria si laurea in fisica alla Sorbona, nel luglio del 1894 in matematica e nel 1895 si sposa con Pierre con cui va a vivere a Sceaux, nella campagna a Sud di Parigi. Alla scienziata era stato dato il permesso di lavorare nella scuola con Pierre, ma senza stipendio, e così decide di continuare a fare da assistente nel laboratorio di Pierre.

Pierre e Marie Curie

Il 12 settembre 1897 Maria dà alla luce la sua figlia primogenita, Irene, e per i coniugi Curie inizia un periodo difficile. A causa delle difficoltà economiche, Maria teme di dover lasciare la ricerca. Fortunatamente il padre di Pierre si accorge che senza ricerca Maria sarebbe crollata in una profonda depressione e, con grande lungimiranza per l’epoca, si offre di pagare dei domestici per sostenere la famiglia nelle faccende quotidiane e con la piccola.

In quegli anni di grande fermento culturale per Parigi, Maria decide di conseguire il dottorato per ottenere il rispetto della comunità scientifica e per essere considerata come scienziata e non solo come moglie di un altro scienziato.

Nessuna donna in Europa aveva mai preso un dottorato fino ad allora e la sua decisione viene disapprovata dai suoi colleghi, tutti convinti che una donna sposata e con una figlia non avrebbe mai potuto ottenere quel titolo di studio.

Nonostante tutto, con grande coraggio e determinazione, individua un argomento adatto per la tesi e si avvicina a Wilhelm Röntgen (1845-1923) che, l’8 novembre 1895, aveva scoperto i raggi X.

Analizzando sistematicamente l’uranio in diversi composti e forme, con uno strumento messo a punto dal marito Pierre, l’elettrometro (per la misurazione delle correnti elettriche deboli), Maria realizza che l’emettere radiazioni è una proprietà atomica dell’uranio. Chiama il fenomeno radioattività, ma si accorge ben presto che i minerali contenenti uranio erano più radioattivi dell’uranio stesso.

Per esempio trova che la calcolite (torbernite) è due volte più radioattiva dell’uranio e la pechblenda (uraninite) quattro, concludendo che i due minerali dovevano contenere altre sostanze, molto più attive dell’uranio. È così che, a luglio 1898, la scienziata annuncia l’esistenza di un nuovo elemento a cui dà il nome di polonio, in onore della sua terra d’origine.

Nuovi esperimenti portano i coniugi Curie a concludere che la pechblenda contiene un ulteriore elemento, che chiamano radio, che si trova, come l’uranio nella pechblenda, ma in quantità infinitesimale. Per ottenere alcuni milligrammi di radio abbastanza puro Maria deve lavorare tonnellate di pechblenda, respirando per molti giorni acido solfidrico, un gas tossico necessario alla lavorazione, per arrivare a determinarne il peso atomico.

Ignorando la tossicità di alcuni elementi, i coniugi Curie vissero intere giornate a contatto diretto con materiali radioattivi. Maria aveva persino l’abitudine di girare con bottiglie di radio e polonio in tasca, e di riporle nei cassetti della scrivania o addirittura nel comodino di fianco al letto.

Così come vive in laboratorio con precisione, tenacia e meticolosità, altrettanto fa Maria nella sua esperienza di madre.

Nel 1898 il marito Pierre, grazie anche all’aiuto di Poincaré, ottiene la cattedra alla Sorbona, potendo contare su uno stipendio migliore, mentre Maria viene assunta alla Scuola Normale per ragazze di Sèvres, dove cattura l’attenzione delle sue allieve per la passione con cui spiega la fisica e la chimica, soprattutto in laboratorio.

Il 1903 è l’anno della consacrazione di Maria Skłodowska: discute brillantemente la sua tesi di dottorato, divenendo ufficialmente la prima donna francese a ottenere il titolo, e nella comunità scientifica non si parla d’altro che del radio, tanto che l’Accademia delle scienze finanzia i Curie con 20.000 franchi per l’estrazione delle materie radioattive.

Il dottor Daulos comincia a trattare i malati dell’ospedale Saint-Louis con provette di radio fornite dai Curie, in quanto i medici si erano accorti che il radio distruggeva le cellule malate del cancro della pelle e, quando l’epidermide si riformava, risultava sana. Con una decisione insolita, la scienziata decide di non depositare il brevetto internazionale per il processo di isolamento del radio, preferendo lasciarlo libero, affinché la comunità scientifica possa effettuare ricerche in questo campo senza ostacoli, favorendo il progresso scientifico.

Ll’11 dicembre 1903, il New York Times annuncia che il premio Nobel per la fisica sarà congiuntamente attribuito a Henri Becquerel e Pierre Curie. L’indignazione di Maria per non essere stata nominata è enorme, ma anche qui la sua determinazione e la consapevolezza di avere accanto a sé persone con cui avrebbe potuto cambiare il mondo portano ad un cambio del programmo originario. Pierre risponde alla lettera ricevuta da Mittag-Leffler per l’assegnazione del Nobel dicendo che avrebbe ritirato il premio solo con la nomina congiunta anche di Madame Curie, “per rispetto nei confronti della ricerca fatta insieme sui corpi radioattivi”.

Così nella successiva seduta dell’Accademia di Svezia, il nome di Marie Curie viene aggiunto a quello di Pierre Curie ed Henri Becquerel e nel 1903 Maria Skłodowska è la prima donna a essere insignita del premio Nobel (vista la salute cagionevole di entrambi, non vanno a ritirare il premio; si presenta solo Becquerel, mentre loro inviano un messaggio registrato, con la voce di Pierre tremante, che tutti ascoltano in silenzio nella sala della premiazione).

Pierre, Marie, Irene ed Eugene Curie nel 1904 davanti al Bureau des poides et mesures (foto di C. E. Guillaume)

Il 6 dicembre dello stesso anno 1904 nasce la seconda figlia, Eva, e tutto sembra andare per il meglio, ma purtroppo il destino le riserva il più grande dolore della sua vita. Il 19 aprile 1906, mentre Maria si trova in campagna con le figlie, Pierre viene investito da una carrozza, mentre percorre a piedi rue Dauphine per raggiungere l’Accademia a Parigi. Muore sul colpo. Solo la maternità, che cambia, più di ogni altra cosa, l’esistenza umana, riesce a salvare Maria. Alla fine del 1906 ottiene la cattedra di Fisica generale alla Sorbona, precedentemente appartenuta al marito, non senza contestazioni da parte di chi non poteva accettare che una donna insegnasse alla Sorbona.

Nel 1911 partecipa al Primo Congresso Solvay a Bruxelles, dove conosce Albert Einstein, che rimane ammaliato dall’intelligenza della donna, chiamandola sempre da allora in poi “la grande scienziata”.

Primo Cogresso Solvay nel 1911 (foto di B. Couprie)

Nello stesso anno vengono trovate e pubblicate alcune lettere d’amore, indirizzate alla scienziata , firmate Paul Langevin, fisico e allievo di Pierre, sposato e padre di quattro figli.

Da quel momento la stampa francese scatena una campagna di odio e di discredito nei confronti della scienziata, a tal punto che, qualche giorno dopo lo scandalo, Stoccolma la informa che ha vinto il suo secondo Nobel (per la chimica, questa volta), ma le chiede di non andare a ritirarlo. Maria decide di andare comunque a ritirare il premio Nobel, fiera più che mai, confortata anche da una lettera di Einstein:

Stimatissima signora Curie, Non rida di me che le scrivo senza avere nulla di sensato da dire. Ma sono così infuriato per il modo meschino in cui l’opinione pubblica osa occuparsi di lei che devo assolutamente dare sfogo a questo sentimento. Tuttavia, sono convinto che lei disprezzi costantemente questa gentaglia, sia che la rispetti ossequiosamente, sia che cerchi di saziare la sua brama di sensazionalismo!

Sono costretto a dirle quanto ho ammirato il suo intelletto, il suo slancio e la sua onestà e che mi considero fortunato ad averla conosciuta personalmente a Bruxelles. Chi non fa parte di questi rettili è certamente felice, ora come allora, di avere tra noi personaggi come lei e Langevin, persone vere con cui si ha il privilegio di entrare in contatto. Se la plebaglia continua a occuparsi di voi, allora semplicemente non leggete quelle sciocchezze, ma lasciatele al rettile per cui sono state create”.

Nel 1909 Maria fonda a Parigi l’Istituto del radio, oggi noto come Istituto Curie, e, nel 1932, un istituto analogo a Varsavia, anch’esso successivamente rinominato Istituto Curie.

La scienziata non si risparmia neppure durante la prima guerra mondiale in qualità di radiologa per il trattamento dei soldati feriti: dotando un’automobile di un’apparecchiatura radiografica, rende possibili gli esami radiologici in prossimità del fronte e partecipa alla formazione di tecnici e infermieri.

Nel 1921 fa un viaggio di sei settimane negli Stati Uniti per raccogliere i fondi necessari a continuare le sue ricerche sul radio: accolta ovunque in modo trionfale, tiene una conferenza in cui racconta a tutto il mondo l’importanza della scienza e il valore delle donne nella società.

Muore il 4 luglio 1934, nel sanatorio di Sancellemoz di Passy, per una grave forma di anemia aplastica quasi certamente contratta a causa delle lunghe esposizioni alle radiazioni di cui all’epoca si ignorava la pericolosità.

Non si pensava nemmeno che tutti gli oggetti, il laboratorio, l’abitazione e l’intero quartiere frequentato dai Curie potessero essere pericolosi per la salute, ma quando i casi di cancro aumentarono vennero presi i primi provvedimenti e solo nel 1991 venne bonificata la zona dove erano vissuti i due fisici.

11 Responses

  1. Grazie Silvia per questo ritratto, ben scritto e ricco di interessantissimi aneddoti, che ci parla di coraggio, determinazione e tenacia.
    Un grande esempio per tutte le donne, e non solo!

  2. Articolo molto stimolante e completo, che ci ricorda l’importanza di sostenere e promuovere l’uguaglianza di genere nell’educazione e nella scienza. Interessante anche la citazione di Einstein. Grazie!

  3. Grazie, Silvia! Molto bello l’articolo, molti complimenti!
    C’è una serie di rimarchevoli proposizioni
    che sono importanti per la questione del genere e forse mai sottolineati per Marie S. C. !

  4. Marie Curie: grandissima Scienziata e fantastica Donna che ha cambiato il mondo con le sue scoperte e si è sempre battuta per la parità di genere; un modello ancora attuale.
    Grazie Dott.ssa Silvia per questo articolo interessante e completo!
    Andrebbe fatto leggere alle nuove generazioni!

  5. Ottimo articolo che, nonostante sia breve, riesce a spiegare un argomento impegnativo in una maniera chiara ed esaustiva.
    Ho potuto apprezzare molto anche la scorrevolezza del testo che rende piacevole la lettura.
    Complimenti alla dottoressa Gambarini

  6. Bellissimo articolo su una delle Donne più importanti del panorama scientifico, che con coraggio e determinazione ha lottato per le proprie passioni, riuscendo ad emergere in una società avversa e ostile e ad essere esempio per tutte le generazioni future. Grazie Silvia….

  7. E’ una storia affascinante, d’ispirazione per le giovani donne, ma anche per i giovani uomini che si avvicinano alla scienza. Non e’ solo la storia di una grande scienziata, ma anche quella di una grande donna, che combatte per quello in cui crede.
    Grazie Silvia per avermi fatto scoprire tutto questo.

  8. Un esempio di passione per la scienza in una situazione socio culturale avversa al mondo femminile.
    La determinazione di Marie Curie è ammirevole e di ispirazione per tutte le donne che si occupano di scienza.
    Grazie dott.ssa Silvia Gambarini per aver evidenziato , in questo articolo , la storia della scienziata

  9. Ottimo articolo, interessante presentazione della vita di una delle scienziate che hanno cambiato il mondo e aperto nuove strade all’emancipazione culturale.

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