Auguri

 

Non sono un’esclusiva le fotografie, alcune tratte dall’inchiesta della procura di Pavia, che potete vedere nel servizio di apertura di questo numero di Prisma. Possiamo dire, però, che sono inedite perché non sono mai state pubblicate. Con quest’articolo cerchiamo di ricostruire le ore finali di un’illusione, l’ultimo volo di Enrico Mattei, il cui aereo esplose in aria proprio sessant’anni fa. Si è detto e scritto tanto su questa come su altre morti che sembrano legate fra loro: quella del giornalista Mauro De Mauro e quella di Pier Paolo Pasolini. E allora, perché una rivista come la nostra tratta questo tema? Prima di dare una risposta, facciamo un passo indietro.

Torniamo a ottobre 2018, quando nelle edicole usciva il primo numero di Prisma. Quattro anni di pubblicazioni sono un bel traguardo, non c’è che dire. Possiamo anche ammettere, in maniera molto schietta, che non pensavamo di giungere così lontano (“Prova ad arrivare al numero 9, non c’è mai riuscito nessuno con una rivista di matematica in edicola”, fu la prima sfida che l’editore lanciò al neo-direttore). I traguardi, però, impongono anche delle riflessioni. Serviamo ancora? Ha senso il nostro impegno? Non vi nascondiamo che nemmeno troppo tempo fa ci siamo fatti questa domanda. Il fatto che stiate leggendo queste righe anticipa la risposta che ci siamo dati.

Che cosa può dare ancora Prisma? Beh, per prima cosa continuare a raccontare il mondo da un punto di vista poco battuto. E poi? Cercare di tenere acceso e anche di stimolare un confronto sulla scuola e l’insegnamento della matematica. Tutto qui? No, anche se potrebbe bastare. Vogliamo non rassegnarci a un’Italia divisa in due, dove si dà per scontata una disuguaglianza – che è nei fatti – di carattere culturale, economico e sociale tutta a discapito del Mezzogiorno. Per questo, per festeggiare i nostri primi quattro anni, abbiamo voluto accendere di nuovo un faro sul Sud. Lo abbiamo fatto andando a cercare e raccontare la scienza e i progetti che animano un Mezzogiorno che punta a diventare un vero e proprio laboratorio a cielo aperto.

Non era del Sud Enrico Mattei, marchigiano di Acqualonga. Ma il Sud era nel suo destino, professionale e personale. La sua morte ha chiuso definitivamente un progetto di un’Italia libera e protagonista nel mondo, indipendente dal punto di vista energetico e, quindi, politico. Scriverlo ancora significa non arrendersi a un destino scritto da altri. Proprio come per il Sud.

Buona lettura!
Auguri

Vincenzo Mulè
Direttore responsabile

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