UCRAINA-RUSSIA: il rapporto IAEA sulla missione a Zaporizhzhia

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Martedì 6 settembre, l’Agenzia internazionale per l’energia atomica ha rilasciato il rapporto della visita effettuata da 14 suoi membri nella centrale nucleare di Zaporizhzhia tra l’1 e il 5 settembre.

Dal 4 marzo scorso, il sito, il più grande in Europa con sei reattori VVER di fabbricazione russa da 1000 MW ciascuno, è sotto controllo militare russo, mentre ufficialmente la gestione è ancora affidata all’Energoatom, l’agenzia atomica ucraina. Questo ha messo la centrale in una posizione delicata nel contesto internazionale sia dal punto di vista diplomatico, giuridico e tecnico. È la prima volta che un sito nucleare viene sequestrato e controllato dalle forze armate di un Paese che non ne è direttamente gestore. La delicatezza di tale status ha complicato le trattative per raggiungere un accordo tra Russia e Ucraina affinché si potesse permettere all’IAEA di effettuare una visita a Zaporizhzhia. Mosca pretendeva che la delegazione di esperti internazionali entrasse dalla Crimea con un visto russo, rischiando così di creare un antecedente pericoloso nelle future leggi giuridiche inerenti alle centrali atomiche di tutto il mondo. Raggiungere Zaporizhzhia entrando da un’area occupata da un esercito invasore e straniero avrebbe potuto dare l’idea che l’IAEA avvalorasse in modo decisivo il controllo russo della centrale. In questo caso chi avrebbe potuto impedire ad un altro Stato di seguire le orme russe e occupare centrali di altre nazioni?

Secondo le leggi internazionali, Zaporizhzhia appartiene all’Ucraina: sia Rafael Mariano Grossi, il direttore dell’IAEA, che António Guterres, segretario generale dell’Onu, lo hanno più volte dichiarato: la Russia occupa illegalmente la centrale e l’energia prodotta dai reattori di Zaporizhzhia è ucraina e deve essere utilizzata a beneficio del popolo ucraino. Nessuna discussione in merito.

Solo grazie alla mediazione del presidente francese Macron, Putin ha alla fine dato il consenso di fare accedere gli ispettori IAEA dal territorio controllato dall’esercito ucraino, facendo scattare la luce verde al semaforo dell’ispezione.

Il 1° settembre, dopo un colloquio con Zelensky tenuto a Kiev nei giorni precedenti, Grossi e altri 13 colleghi sono finalmente riusciti ad entrare nella centrale di Zaporizhzhia non senza difficoltà. La missione ha rischiato di naufragare già prima di arrivare al sito. La città di Zaporizhzhia, dove gli ispettori erano ospitati, si trova a 120 chilometri dalla centrale. Normalmente è un tragitto che viene coperto in un paio d’ore, ma nelle condizioni attuali tra la città e il sito nucleare corre la linea del fronte di guerra. E nel mezzo ci sono le truppe ucraine da una parte e quelle russe dall’altra, le quali non hanno mai smesso di bombardarsi a vicenda, tanto che i soldati ucraini hanno chiesto a Grossi di annullare la missione per la tensione che si era venuta a creare. Solo la determinazione del team IAEA e la protezione concessa dalla squadra delle Nazioni unite, data in appoggio alla missione, ha permesso alla comitiva di auto di raggiungere la centrale dopo un viaggio di quasi 5 ore.

Nelle successive quattro ore, i 14 ispettori dell’IAEA hanno potuto controllare di persona le diverse aree della centrale senza che le autorità russe frapponessero ostacoli se non quello di non poter parlare con i militari presenti.

Nei giorni seguenti sono rimasti a Zaporizhzhia sei ispettori e oggi due di essi sono in pianta stabile nel sito con il consenso sia delle autorità ucraine che russe.

Sulla base delle considerazioni fatte nei primi cinque giorni di permanenza di quella che ufficialmente si chiama IAEA Support and Assistance Mission to Zaporizhzhia (ISAMZ) è stato redatto un rapporto sulla situazione del sito atomico.

Rafael Mariano Grossi ha subito notificato la violazione, totale o parziale, di tutti e sette i pilastri di sicurezza che la IAEA ha posto come condizione necessaria per considerare sicura una centrale nucleare. In particolare l’integrità fisica, il pilastro numero 1, è stata ripetutamente infranta. Per la verità questa trasgressione era chiara a tutti sin dalla notte tra il 3 e 4 marzo 2022, quando le truppe russe hanno occupato la centrale a seguito di una battaglia che ha danneggiato edifici amministrativi del sito. La missione ha però confermato la presenza di mezzi militari all’interno di edifici, in particolare nelle stanze delle turbine delle Unità 1 e 2 (che i russi hanno giustificato dicendo che appartengono ad unità NBC, Nucleari Batteriologiche e Chimiche, non impegnate nei combattimenti).

Ciò che ha impensierito maggiormente l’ISAMZ sono i danni causati da colpi di mortaio al tetto dell’edificio che custodisce anche il combustibile nucleare nuovo e il deposito di rifiuti radioattivi solidi. Il rapporto nota comunque che questi “eventi, (pur) rappresentando una minaccia costante alla sicurezza nucleare perché importanti funzioni potrebbero impattare sui contenimenti di scorie radioattive e della piscina di raffreddamento delle barre di combustibile esausto, non hanno scatenato emergenze nucleari”.

I tecnici IAEA hanno anche verificato che “i livelli di radiazioni nell’area risultano normali”. Nessuna fuga radioattiva, dunque, come più volte è stato annunciato dalle autorità ucraine.

I bombardamenti avvenuti il 6 agosto scorso, hanno anche “danneggiato i cavi di comunicazione del sistema di monitoraggio delle radiazioni del deposito di combustibile esausto”.

Lo stesso sistema dell’intera centrale è rimasto inattivo per circa 24 ore tra il 24 e il 25 agosto, rendendo cieco il sistema di monitoraggio. Se si fosse verificata una fuga radioattiva in quel periodo, nessun allarme si sarebbe attivato.

La presenza di esperti della Rosenergoatom, l’agenzia atomica russa, è stata giustificata come “consiglieri della sicurezza nucleare e sulle operazioni di gestione della ZNPP (Zaporizhzhia Nuclear Power Plant, ndr)”.

Il rapporto finale della IAEA però “considera che la presenza dello staff tecnico della Rosatom potrebbe interferire con le normali direttive di comando e d’autorità creando una potenziale frizione sulla linea decisionale”.

Grossi ha espresso una particolare preoccupazione per l’integrità morale e psicologica del personale della centrale nucleare: i recenti incidenti, si legge nel rapporto, “hanno aumentato sia l’ansietà che la pressione sul personale che opera all’interno della ZNPP”. Questa situazione di ansia “non è più sostenibile”, anche perché i lavoratori ucraini “lavorano in condizioni di massimo stress sotto il controllo delle forze armate russe”.

I dipendenti, inoltre, “non hanno accesso libero e illimitato in alcune aree (della centrale, ndr), come le piscine di raffreddamento (delle barre di combustibile esausto, ndr), i tetti degli edifici e i bacini d’acqua, i cui accessi devono essere consentiti ai lavoratori dal personale militare”.

Il rapporto rivela anche che “in almeno un’occasione (il 5 agosto, ndr) sono stati attivati i generatori diesel di emergenza” per permettere di fornire corrente alla centrale e al sistema di raffreddamento dei reattori dopo che i bombardamenti all’esterno di ZNPP avevano messo fuori uso le linee ad alto voltaggio da 750 kV. Altre emergenze simili, invece, sono state risolte facendo intervenire la linea a 330 kV di una centrale termica posta nelle vicinanze e collegata al sito in caso di necessità. Ognuno dei 20 generatori diesel d’emergenza hanno carburante che garantisce un’autonomia di 10 giorni, mentre altri 2.250 tonnellate di combustibile diesel sono stoccati all’interno dell’impianto.

Ma il problema maggiore, oltre alle condizioni fisiche e psicologiche di lavoro dei dipendenti, è, secondo il rapporto, la discontinuità della linea di approvvigionamento delle parti di ricambio a causa delle quali “importanti interventi di manutenzione, ad esempio dei generatori d’emergenza e sulle pompe di circolazione dell’acqua di raffreddamento, sono stati posticipati”.

Il compito degli ispettori IAEA a Zaporizhzia era anche quello di verificare che i sigilli che attestano l’integrità del materiale nucleare all’interno dei depositi, non fossero stati rimossi. L’operazione, chiamata Physical Inventory Verification (PIV), viene condotta all’atto del ricambio delle barre di combustibile nucleare all’interno del reattore e deve essere programmata alla presenza dei controllori dell’agenzia internazionale almeno una volta all’anno in ogni centrale. A Zaporizhzhia 2 dei 6 reattori sono stati riempiti, ma, senza ispezione PIV non era stato possibile ad oggi rimetterli in funzione.

Il rapporto della IAEA, pur presentando una situazione della centrale problematica definita dalla stessa agenzia “al momento insostenibile” dal punto di vista della regolamentazione internazionale e della sicurezza, non ha però evidenziato disfunzioni tali da far presagire catastrofi nucleari.

Per prevenire il deterioramento di un contesto complicato come quello in atto in Ucraina e nella regione di Zaporizhzhia in particolare, la IAEA ha chiesto, alla conclusione del suo rapporto “l’immediata realizzazione di una zona di sicurezza nucleare e una zona di protezione” senza però specificare se questa zona possa essere presidiata dall’Onu e in che modo si possa attuare.

Come ha concluso Grossi, “Noi non abbiamo la capacità e la possibilità e non è nel nostro mandato richiedere ai russi di lasciare la centrale e riconsegnare la centrale agli ucraini. Quello che noi siamo andati a fare a Zaporizhzhia è di stabilizzare una situazione che sembrava precipitare e diventare ogni giorno sempre più critica”.