THE ART OF THE BRICK – I mattoncini LEGO in mostra a Milano

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A Milano fino al 4 settembre sarà possibile visitare la mostra The Art of the Brick. Migliaia di mattoncini LEGO “elementari” incastrati l’uno con l’altro per ripetere, con le tipiche forme squadrate ad angolo retto dei LEGO, opere d’arte (siano esse sculture, quadri, ukiyo-e, affreschi preistorici) o nuove espressioni artistiche. Tutte create da uno dei maggiori “artisti dei mattoncini”, Nathan Sawaya, riconosciuto ufficialmente dalla stessa compagnia danese come uno dei “costruttori LEGO più bravi al mondo”.

Augusto di Prima Porta (Foto di Piergiorgio Pescali)

L’esibizione è un paradiso non solo per i bambini, ma anche per gli adulti e per gli amanti della matematica o della biologia. I mattoncini LEGO, infatti, sono stati spesso paragonati ed utilizzati da scienziati per riprodurre forme complesse partendo da mattoncini elementari. Siamo quindi lontani dalle innovazioni introdotte dalla LEGO dagli anni Settanta-Ottanta mettendo sul mercato kit già pronti e monotematici come i modelli degli Apollo della Nasa o della Millennium Falcon di Han Solo. The Art of the Brick è piuttosto un ritorno alle origini dei LEGO stessi, quando Ole Kirk Kristiansen costruì dei semplici mattoncini che si potevano incastrare l’uno con l’altro con il fine di leg godt, “giocare bene”, la cui contrazione diede origine al nome della compagnia da lui fondata. Assemblando i singoli pezzi, grandi e piccini si divertivano a costruire oggetti come case, macchine, trenini dando libero sfogo alla fantasia. Al tempo stesso, però, i LEGO, proprio come gli organismi biologici, dovevano rispettare regole ben precise, prime fra tutte l’equilibrio, la forma, le proporzioni, la simmetria. Nel 2016 The American Mathematical Monthly, periodico della The Mathematical Association of America, pubblicò un articolo di Søren Eilers, professore di Matematica sperimentale al Dipartimento di Scienze matematiche dell’Università di Copenhagen intitolato The LEGO Counting problem in cui dissertava quante combinazioni era possibile ottenere partendo da sei semplici mattoncini LEGO di 6×4 dentini (la risposta di Søren, per chi fosse interessato, è 800 milioni). Ma oltre alle dissertazioni accademiche ci sono diversi studi che analizzano come insegnanti utilizzino i LEGO per impartire lezioni interattive per far comprendere ai propri studenti il significato della frazione e dei decimali, delle operazioni matematiche, o anche come corpi biologici più o meno complessi si formino e si riproducano partendo da molecole elementari.

T-Rex (Foto di Piergiorgio Pescali)

È il caso, ad esempio della riproduzione dello scheletro del T-Rex, un lavoro che assembla circa 80.000 mattoncini e che riproduce il popolare dinosauro sviluppandosi in più di sei metri di lunghezza. È questa l’opera più ammirata della mostra, ma accanto a questa ve ne sono altre che propongono capolavori dell’arte moderna e antica come la Sfinge di Giza, L’Augusto di prima Porta, Il bacio di Klimt, La ragazza con l’orecchino di perla di Jan Vermeer o l’Arrangiamento in grigio e nero di James Abbot McNeil Whistler, noto anche come La madre di Whistler, la “vecchia baldracca” del film Mr Bean – L’ultima catastrofe.

La ragazza con l’orecchino di perla di Jan Vermeer (Foto di Piergiorgio Pescali)

La predilezione psicologica e introspettiva di Sawaya è chiaramente espressa in una sezione apposita della mostra in cui diverse opere mostrano aspetti dell’animo e della condizione umana: facce che sbucano da una cortina strappata, personaggi che si aprono il costato lasciando strabordare mattoncini, corpi che si disintegrano per finire con l’attualissimo e commovente The boy, una composizione in mattoncini blu e grigi che mostra lo straziante grido di un padre inginocchiato che sostiene il corpo senza vita del figlio.

Padre che sorregge il corpo del figlio morto (Foto di Piergiorgio Pescali)

Le opere in mostra a Milano, oltre a rappresentare espressioni artistiche ricche di riferimenti scientifici espresse con oggetti atipici nel mondo dell’arte (per lo meno quella tradizionale), è un ritorno ad una infanzia più semplice. Tutte le opere sono infatti costruite solo con i mattoncini “primari”, quelli più semplici ideati da Ole Kirk Kristiansen. Il miglior modo per liberare talenti e fantasia.