La statistica fra scienza e spettacolo

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La statistica, o meglio, le “statistiche” hanno superato ampiamente i confini della ricerca e della pubblicistica scientifica. Infatti, non c’è trasmissione televisiva né testata giornalistica che non proponga tabelle e grafici riguardo alle questioni e ai fenomeni più attuali. Insieme alle “statistiche”, è divenuta assidua la presenza degli “statistici”. O meglio, di professionisti e ricercatori che presentano statistiche. Molti di loro sono divenuti volti noti. Io stesso ricordo quando, alcuni anni fa, a Ostuni, due persone mi salutarono dicendo: “Ma lei è Diamanti, lo statistico di Augias!”. In quel periodo, in effetti, collaboravo con Corrado Augias.
Una o due volte al mese, nel suo programma, discutevamo un argomento di attualità, partendo da alcune tabelle ricavate dai sondaggi del mio istituto demoscopico, Demos. Insieme agli studenti, presenti in studio. Un’esperienza che ho proseguito, fino ad oggi, con Giorgio Zanchini, che ha preso il posto di Augias, alla guida della trasmissione. In effetti, io non sono uno statistico. Ma il mio percorso formativo e accademico ha incrociato la statistica. A partire dal dottorato in Sociologia, a Trento, a metà degli anni Ottanta. Un’esperienza che mi ha avviato alla comprensione e all’analisi dei dati, in ambito politico, sociale. E territoriale. D’altronde, mi piaceva intervenire nel dibattito pubblico senza diventare un militante. “Fare politica” senza fare il “politico”. Così, ho iniziato a collaborare con alcuni quotidiani utilizzando ricerche e sondaggi che io stesso conducevo. Per dare risposte alle mie stesse domande. Scientifiche, ma anche politiche e sociali. Nel frattempo, il mix fra comunicazione e statistica è divenuto stretto e diffuso dovunque. Con la conseguenza che le ragioni dei media e della comunicazione spesso prevalgono su quelle della statistica, come metodo di ricerca e di indagine. Funzionali alla costruzione del consenso politico e all’audience. A scapito del rigore statistico. Com’è divenuto evidente in questa stagione segnata da un solo argomento di informazione. E paura. Il Coronavirus. Covid-19. Ogni giorno, ogni ora, su ogni canale e in ogni giornale, su ogni testata online, i numeri del Covid rimbalzano. Sempre aggiornati, minuto per minuto… Peccato che non siano “rappresentativi”. Perché non “rappresentano” la realtà sociale, ma la “inseguono”. Riflettono e rilanciano i dati relativi a contagi, ricoveri, decessi, guarigioni… Senza che si possano ricavare indicazioni precise sulla geografia territoriale e sociale del “fenomeno”.

Una questione sollevata, fra gli altri, da Mauro Calise. Quando si è chiesto perché non siano stati fatti i tamponi “a un campione della popolazione, stratificato per le variabili più importanti per determinare quanti di noi – noi tutti, gli italiani – ci siamo (e in che modo) contagiati, e, eventualmente, successivamente immunizzati”.

Mentre le misure del contagio comunicate riflettono, più realisticamente, il numero dei tamponi – dunque dei controlli – effettuati. E non l’effettiva diffusione del virus e delle sue vittime. Si tratta, conclude Calise, di un esempio esemplare di in-cultura statistica. Che pagheremo a caro prezzo. Perché in questo modo diventa difficile affrontare il male e la sua evoluzione. Nei luoghi e nei punti critici. Ma il problema della in-cultura statistica ha ragioni e radici profonde. Denunciate, oltre 50 anni fa, da un libro di Darrel Huff, dal titolo eloquente: Mentire con le statistiche (pubblicato in Italia da MA nel 2009). Spesso, però non si tratta di menzogna, ma di pregiudizi. Nando Pagnoncelli, studioso e professionista tra i più noti in ambito demoscopico, ha pubblicato un saggio nel quale presenta alcuni sondaggi per “misurare” la distanza fra la realtà e la rappresentazione sociale. Un divario che in Italia appare particolarmente ampio. Riflesso della tendenza a enfatizzare i problemi. Le paure. Come fanno i media, per ragioni di audience. I soggetti politici, per ragioni di consenso. Come facciamo noi, per assecondare i nostri sentimenti e risentimenti.