Hilda Geiringer e la fatica di fare ricerca

Share on facebook
Share on twitter
Share on linkedin

C’è una scuola femminile in Pennsylvania che ha spesso incrociato la storia della scienza permettendo a più di una donna matematica di continuare a studiare e a produrre risultati anche quando il mondo avrebbe voluto metterla all’angolo. È Il Bryn Mawr College, un college universitario privato femminile che, fondato nel 1885 per dare anche alle ragazze una rigorosa formazione intellettuale, nel 1934 aveva già ospitato fra i suoi docenti Emmy Noether, la fondatrice di quell’algebra astratta senza la quale la matematica del Novecento non avrebbe ottenuto i risultati che stanno alla base delle applicazioni strabilianti a cui oggi siamo abituati. Einstein avrebbe detto di lei che era il più significativo e creativo genio matematico apparso da quando era iniziata l’educazione universitaria delle donne, ma era ebrea e tedesca e aveva quindi dovuto abbandonare il suo lavoro a Gottinga accettando l’aiuto che le veniva dagli Stati Uniti e trasferendosi proprio al Bryn Mawr College.

Non passano neppure cinque anni e la situazione si ripropone. Un’altra ricercatrice di valore arriva dall’Europa: è Hilda Geiringer e ad accompagnarla c’è la figliola Magda. Questa volta nessuno costruisce per lei un posto ad hoc come era successo per Emmy Noether. Le offrono solo una posizione non retribuita di lecturer. Ma non è nella condizione di dire di no. Anche lei era una matematica ebrea e in Europa non può più restare.

Era nata a Vienna nel 1893 e aveva studiato matematica e fisica nell’università della sua città potendo contare sul magistero di personaggi del calibro di Ernst Mach e del suo relatore di tesi, l’analista matematico Wilhelm Wirtinger. Aveva conseguito il dottorato in matematica nel 1917, con una tesi che era stata presto pubblicata, ma Vienna non offriva stimoli sufficienti ad una persona per la quale il lavoro di ricerca sembrava rappresentare un bisogno profondo, quasi la base del riconoscimento di se stessa. Wirtinger provò ad aprirle la strada per Berlino ma – era pur sempre una donna! – dovette limitarsi a inserirla nella redazione di una rivista di matematica, lo Jarhbuch über die Fortschritte der Mathematik. Tuttavia, le donne sono abituate a camminare a sfavore di vento e nel 1921 Hilda diventa assistente di Richard von Mises, il direttore dell’Istituto di matematica applicata da poco istituito in quell’università di Berlino che più tardi diventerà la Humboldt University. Le bastano sei anni per diventare la prima docente di matematica applicata in un’università tedesca. Era nata come matematica teorica, ma con von Mises si era accostata a quella che si usa chiamare matematica applicata e che per lei, accanto a discipline come la statistica e la probabilità, prevede anche la teoria della plasticità (la teoria che studia il comportamento di un corpo che subisce irreversibili cambiamenti di forma, un problema classico fin dai tempi di Galileo). Von Mises era alla ricerca di modi per semplificare le equazioni differenziali che descrivono le deformazioni plastiche nei metalli e Hilda partecipa al suo progetto di ricerca tanto che nel 1937 troverà il modo di combinare due condizioni in un’unica equazione, accelerando così notevolmente il processo di calcolo della deformazione. Ma ormai sarà diventata una donna molto diversa, segnata da una storia che non meritava. Nel 1933, infatti, dopo averla promossa assistente-professore, l’università l’aveva cacciata dai suoi ranghi dando seguito alle leggi contro i cittadini ebrei e lei se ne era dovuta andare. In realtà, se ne deve andare anche von Mises che è cattolico, ma di origini ebraiche. Si trasferiscono entrambi a Istanbul dove il presidente Ataturk aveva deciso di ospitare 200 ricercatori tedeschi. Il leader voleva in questo modo promuovere la ricerca turca grazie al loro apporto. Hilda rifiorisce, studia, scrive articoli di ricerca (pure un libro di testo in turco!) ma anche questo periodo si chiude. Nel 1938 con la morte di Ataturk le riforme rallentano il passo, i docenti turchi cominciano a sostituire i colleghi ebrei e la sicurezza per questi va scemando. Bisogna ripartire. Verso gli Stati Uniti, dove altri scienziati stanno dandosi da fare per garantire ai colleghi europei in fuga dall’Europa visti d’ingresso e posizioni dignitose nel mondo della ricerca.

Per von Mises c’è un posto presso l’università di Harvard e, quindi, un visto. Per Hilda nulla. Il suo talento non può essere ignorato: che sia una ricercatrice che può dare un contributo allo sviluppo della matematica americana in un momento in cui tutta la scienza del Paese è fortemente influenzata dalle necessità della guerra, una ricercatrice capace di applicare la sua competenza matematica ad altre scienze è un fatto che nessuno può mettere in discussione. È però comunque una donna e nessuno le dà un posto di lavoro. Non può allora entrare negli Stati Uniti, se non con le quote di ingressi previste per motivi eccezionali. Ma è ormai il 1939 e la Notte dei cristalli, con le sinagoghe bruciate, i negozi e le case degli ebrei devastate, ha convinto troppi a partire. Geiringer è bloccata con la figlia a Lisbona finché si materializza il Bryn Mawr, il college da cui la nostra storia è partita. Dopo sei anni di incertezza, Hilda e Magda possono finalmente sistemarsi. La minaccia più grave è ormai lontana, ma i problemi e le sfide per questa ricercatrice appassionata non sono finiti. Anche dopo la guerra, la matematica applicata continua ad essere molto richiesta negli Stati Uniti e le sue competenze sarebbero ottime se il suo genere non la rendesse “squalificata” per molti lavori. Perfino la Brown University, dove tiene alcune lezioni sui fondamenti geometrici della meccanica che riscuotono un notevole successo, non le offre un impiego.

Dopo cinque anni al Bryn Mawr, è un’altra università femminile – il Wheaton College di Norton, nel Massachusetts – a offrirle un ruolo, quello di capo del dipartimento di matematica. Non le permette di fare l’attività di ricerca che le interessa ma, nell’attesa che vengano tempi più giusti per le donne, bisogna andare avanti nel miglior modo possibile. Hilda lo scrive a von Mises, che nel 1944 è diventato suo marito, e a Wheaton rimarrà fino al suo pensionamento nel 1959. Non sappiamo con quale tristezza di fondo, ma un po’ possiamo immaginarcela.