Pensieri divergenti – Valori e opinioni

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Il tema della decarbonizzazione e quindi della transizione energetica dell’attuale sistema socio-economico, basato principalmente su combustibili fossili, sta giustamente emergendo nel dibattito politico e pubblico. Che sia drammaticamente urgente affrontarlo penso sia ovvio per tutti, anche senza bisogno della sarcastica ma efficace metafora del recente Don’t Look Up, film significativo anche per la sua ambiguità: vuole scuotere le coscienze dall’indifferenza nei confronti dei problemi ambientali ma lo fa avvalendosi proprio di quei disvalori consumistici, compresi la disparità salariale di genere e l’utilizzo di una piattaforma dalla pesantissima impronta carbonica, che vorrebbe denunciare.
È dunque doveroso contribuire a mettere in prospettiva la complessità di queste tematiche, anche se non ci si può illudere che sia facile, tante e tanto brutali sono le contraddizioni o gli effetti rimbalzo, i cosiddetti rebound effects. Ne elenco alcuni.
Il recente aumento dei prezzi del gas e dell’elettricità forse ridurrà l’impronta carbonica, ma ha aggravato il problema della povertà energetica proprio in quelle aree che ce l’avevano in misura minore. Abbiamo visto ripartire in questi mesi l’impiego del carbone in alcune centrali elettriche in transizione.
Le leggi regionali che tutelano il paesaggio sono impugnate dai ministeri se pongono restrizioni sul cosiddetto fotovoltaico a terra. Molte regioni italiane stanno faticando a varare leggi e regolamenti sulla messa in gara delle concessioni dei grandi impianti idroelettrici. È in corso un braccio di ferro tra le società concessionarie, le Regioni, lo Stato, le Comunità Locali. Il tema è se sia giusto risolvere tutto con una mera monetizzazione, al di là del definire a favore di chi.
E c’è anche la questione del ripompaggio, ovvero della possibilità di accumulare l’energia da fonti intermittenti, soprattutto solare o eolico, nei momenti di sovrapproduzione, cosa che spesso produce alterazioni dei livelli negli invasi con pesanti conseguenze ambientali.
Come trovare un punto di equilibrio, posto che ci sia? Non si può ridurre questa problematica a una questione puramente tecnologica, anche se stimola accattivanti sfide ingegneristiche, matematiche e statistiche. Penso invece che vada affrontata utilizzando le discipline kantianamente più pratiche: l’etica e la politica.
Quali valori non sono negoziabili? L’equità e la solidarietà. Le motiverò con due esempi. In nessun altro contesto come quello energetico vi è uno squilibrio tra le nazioni e al loro interno, legato agli stili di vita, che rende opinabile
qualsiasi misurazione. I Paesi ricchi hanno un consumo pro-capite più alto di quelli più popolosi, ma al loro interno hanno sacche di gravissima povertà energetica. Il prezzo dell’acqua è significativamente minore nelle aree urbane rispetto a qualsiasi area rurale o montana, per il numero di utenti.
Ma l’acqua di chi è? L’importante referendum del 2011 sancì che è pubblica, ma si era tenuto conto dell’impatto locale della sua captazione?