Inefficienza di genere

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Esiste un rumore di fondo su temi che apparentemente incontrano il favore della maggioranza delle persone. Il cambiamento climatico e le sue conseguenze è uno di questi. Gli incidenti sul lavoro e una maggiore sicurezza ne costituiscono un altro. C’è poi quello di cui ci occupiamo anche noi in questo numero: la parità di genere. Tutti temi sui quali è facile trovare una convergenza d’intenti. Ma sui quali soffia forte il vento della retorica.
Fermiamoci sulla cosiddetta questione femminile. L’intervista alla senatrice e scienziata Elena Cattaneo è di una chiarezza disarmante: “Le ricercatrici che lavorano nel mio laboratorio non sono numeri da esporre”. Non ci si libera la coscienza da un peso quando a un convegno si invitano tra i relatori una o più donne per ostentare una parità di genere che, se intesa come succede troppo spesso, è solo di facciata. Occupare una poltrona (che sia di un convegno, di un ente di ricerca o di un’istituzione politica) deve essere la conseguenza del riconoscimento di un merito, al di là dell’appartenenza di genere. E se ci sono persone (uomini e donne) che non meritano di occupare determinati posti, il problema di genere diventa di secondaria importanza. Imporre la presenza delle donne per evitare critiche è il torto più grande che si possa fare al loro valore. Se lasciate operare con le stesse possibilità concesse agli uomini, saranno le donne stesse a risolvere ogni questione di genere.
Come leggerete nelle pagine di questo numero, quello di genere è un gap che parte dai banchi di scuola e che risente di una impostazione tutta al maschile della società. Fa sobbalzare dalla sedia e indignare quello che raccontano Emanuela Griglié e Guido Romeo nel loro libro Per soli uomini. Nessuna retorica ma fatti nudi e crudi. Come i numeri: le donne hanno dal 50% al 75% di possibilità in più di sviluppare reazioni avverse ai farmaci o di morire di infarto perché i sintomi non vengono riconosciuti come tali. Questo perché per secoli la ricerca medica non ha tenuto conto delle differenze tra l’organismo maschile e quello femminile. E ancora: gli incidenti automobilistici risultano generalmente più gravi per le donne, e ancor più per le donne incinte, visto che i crash-test sono stati fatti per decenni con manichini di fattezze maschili. Come scrive Luca Alberini nella recensione al loro libro, “il nostro è un mondo a taglia unica, disegnato su dati quasi esclusivamente maschili e che crea sistemi economici, scientifici e sociali perdenti per tutti, perché inefficienti”. Altro che poltrone.

Buona lettura!

Vincenzo Mulè | Direttore responsabile