Stile libero – Regalo di Natale

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Entro in un grande negozio di giocattoli: devo trovare un regalino per un compleanno. La prima cosa che la commessa mi chiede è: “Bambino o bambina?”. Una sezione intera del negozio è quasi uniformemente colorata in rosa molto carico e centinaia di bambole-modelle ci guardano con gli occhi sbarrati dalle confezioni plasticate esibendo vestiti, accessori e macchine. Poi, sempre in fucsia, scatole luccicanti con trucchi, perline, fermaglietti. Poche le bambole che inducano alla nobile arte del maternage (meno che mai del paternage). Per lo più le bambole, dalla anatomia improbabile, rappresentano un disinvestimento da ruoli affettivi a favore di passerelle e shopping piuttosto che di successi nelle professioni tecnologiche. Macchine, meccani, costruzioni stanno nella corsia azzurra. I futuri ingegneri sono bambini, è una certezza. Per lo più bruttini anche i giochi da maschi: come quelli da femmina, sono spesso paccottiglia disegnata su film di successo.
Non pretendo certo che sia la catena di rivendite di giocattoli a sciogliere il nodo natura versus cultura nella formazione delle ragazze. Né addossare alla commessa, che mi guarda perplessa, la responsabilità della carenza di vocazioni STEM fra le donne. Ma certamente, fra le pigrizie mentali nel guardare alle bambine e l’offerta di prodotti incrostati di una femminilità stereotipata e ancillare, c’è un circolo vizioso. I momenti più significativi nel processo di costruzione della propria identità le bambine li dovrebbero investire in lustrini e glitter.
In fondo al negozio c’è un angolo con giochi a finalità cognitive. Se una bambina supera il corridoio rosa indenne, forse può anche ricevere un regalo intelligente (“intelligente” è scritto sulle scatole…). Ci sono i vari memory. Ci sono giochi di incastri. Vari giocattoli esibiscono, ma non so fino a che punto realizzino, approcci al coding. Prevalgono i giochi linguistici o i quiz mnemonici. Non c’è nulla però di quei bei giochi che vado a scovare online per i miei nipotini. Non ci sono i giochi di costruzioni magnetiche. Non c’è il meraviglioso gioco delle palline che scendono per percorsi sempre nuovi da assemblare. Non c’è il computer azionato da biglie con i connettivi logici. Non c’è il tangram e non ce ne sono tanti altri (ovviamente evito di chiamare le cose con il loro nome commerciale). Eppure non costano più degli altri, semplicemente non si trovano facilmente. Vedremo se si troverà nelle vetrine e sugli scaffali la bambola ispirata a Samantha Cristoforetti, uscita da poco, che servirà anche a finanziare campagne e borse di studio per l’accesso delle donne alle professioni spaziali.
Sarebbe un bellissimo stimolo per le bambine, per immaginarsi libere di proiettarsi in studi e professioni STEM.
Fra poche settimane si scatenerà la corsa agli acquisti dei regali per Natale. Si può provare a lanciare una campagna di pubblicità progresso per giocattoli che divertano accendendo curiosità e ragionamento, e pensarli soprattutto rivolti alle bambine?

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