Federico Peiretti, un gentiluomo torinese d’altri tempi

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Il 28 settembre scorso ci ha lasciati Federico Peiretti, autorevole firma del giornalismo scientifico italiano e divulgatore tra i più noti. Un altro lutto nel mondo della divulgazione, dopo la dipartita improvvisa, nel dicembre scorso, di Pietro Greco con cui Federico divideva il rigore espositivo e la passione per la scienza e per la scienza “raccontata bene”.

Nato a Collegno nel luglio del 1940, dopo la laurea in fisica, Peiretti aveva affiancato la carriera di giornalista a quella di insegnante nelle scuole torinesi (dapprima nella scuola media e poi nello storico e prestigioso Liceo Classico Cavour) dove era docente assai amato dai propri studenti. Fattosi le ossa come giornalista televisivo in una delle prime tv “libere” (storiche le sue interviste nel popolarissimo mercato di Porta Palazzo, a microfono aperto attorno a cui si affollavano decine di persone desiderose di dire la loro, precorritrici della tv verità) era poi passato alla carta stampata, divenendo una delle firme più lette dell’inserto TuttoScienze de La Stampa, per cui aveva anche curato rubriche sul tempo libero.

La sua passione per la comunicazione scientifica era nata così, portandolo a pubblicare articoli, recensioni, testi scolastici, libri su giochi e curiosità matematiche, accompagnando il piacere della bella scrittura con il rigore che non fa sconti, non avendo paura di affrontare anche argomenti ostici e difficili, senza strizzare l’occhio in modo ruffiano al mercato e senza mancare di rispetto al lettore.

Uomo di vastissima e raffinata cultura, è stato spinto da una curiosità che lo ha portato a fondare i cinema d’essai a Torino, a far parte della  storica Unione Culturale Antonicelli, ad occuparsi (da appassionato e competente gourmet) di alta cucina e a censire gli alberi ultrasecolari d’Italia, trovando il tempo per essere vicepresidente della Mathesis subalpina. La stessa passione  lo ha spinto a fondare il gruppo Polymath, sotto l’egida del Politecnico di Torino, sui cui server trova ancora spazio oggi il sito del gruppo, vero e proprio straordinario zibaldone matematico e esempio raro di alta divulgazione.

Chi scrive ha avuto il privilegio di essere amico di Federico per un quarto di secolo e di annoverarlo tra i propri maestri; in infinite conversazioni che iniziavano sempre con un garbatissimo e affettuoso “come sta il mio amico?”, ne ha apprezzato le doti umane, la signorilità di tratti e il garbo tutto sabaudo, di signore d’altri tempi di cui si apprezzava anche lo stile nell’indossare bellissimi capi di sartoria, suscitando l’ammirazione dei giovani matematici sdruciti e male in arnese. Garbo e gentilezza che avvolgevano una volontà ferrea e un rigore che non facevano sconti e non ammettevano scorciatoie cialtronesche.

Mentre vengono scritte queste poche righe, le agenzie di stampa battono la notizia straordinaria e lieta del Nobel a Giorgio Parisi. C’è da essere certi che Federico avrebbe chiamato gli amici per invitarli a prendere un the, nel bellissimo salone della casa con affaccio sul secolare parco della Tesoriera, per spiegare come pensava di organizzare l’intervista a Parisi, entusiasmandosi sempre più sotto lo sguardo affettuoso e paziente di Anna, compagna intelligente e discreta di una vita.

Ci mancheranno il garbo d’altri tempi, il guizzo ironico dietro le lenti e il sorriso appena accennato nascosto dalla barba curatissima, ci mancheranno la curiosità e i pacati consigli, ci mancherà “come sta il mio amico?”. Ci mancheranno molto.

Ciao Federico