Operazione SpaceX: nuova frontiera del turismo spaziale democratico o astuta operazione commerciale?

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Il 18 settembre è rientrata sulla Terra, dopo tre giorni di permanenza nello spazio, la Crew Dragon Resilience, la navetta spaziale di SpaceX che per la prima volta ha portato un equipaggio interamente non professionista nello spazio. La missione, chiamata Inspiration4, era composta da quattro civili, tutti alla loro prima esperienza di volo nello spazio, comandati da Jared Isaacman, fondatore della Shift4Payments. È stato lo stesso Isaacman a finanziare la missione, con la speranza che la pubblicità derivante dalla novità del volo composto interamente da civili possa aiutare a raccogliere 200 milioni di dollari per il St. Jude Children’s Research Hospital, un ospedale e centro ricerca sul cancro che affligge i bambini.

All’interno della navetta spaziale che ha volato per tre giorni a 575 km dalla Terra, accanto a Isaacman, sedevano altre tre persone, ognuna delle quali era contrassegnata da una qualità. La speranza era incarnata dalla trentenne Hayley Arceneaux, che, dopo aver combattuto un tumore osseo, oggi lavora come ausiliario medico al St. Jude. Chris Sembroski, 42 anni, ingegnere nell’industria aerospaziale e veterano dell’US Air Force in Iraq, impersonificava la generosità. Infine, Sian Proctor, oltre ad essere geologa è anche un’analog astronaut (astronauta che opera in condizioni simulate) e rappresentava la prosperità.

Sebbene il volo sia stato completamente guidato in remoto, i quattro neo astronauti hanno dovuto sottoporsi a per sei mesi di preparazione e allenamenti, imparando come guidare un aereo e sopportando la forza di accelerazione simulata nelle centrifughe.

Inspiration4 è stata anche oggetto di una serie televisiva prodotta dalla Time Studios e trasmessa sul circuito Netflix. Gli episodi, intitolati Countdown: Inspiration4 Mission in Space, si sono però rivelati uno spot pubblicitario per la SpaceX di Elon Musk più che un resoconto approfondito della missione. Le parole di Jared Isaacman rivolte a giustificare i soldi spesi per cavalcare nello spazio la Crew Dragon Resilience (contribuire a fare del bene con la sua fortuna) sono piuttosto banali e trite: la missione, se le rivelazioni di Time sono esatte, è costata esattamente quanto Isaacman vorrebbe ricavare dalla pubblicità e devolvere al St. Jude Children’s Reserach Hospital, vale a dire 200 milioni di dollari.

Nondimeno la missione appena conclusa segna un importante passo per l’esplorazione spaziale e, soprattutto, per la futura colonizzazione dell’uomo di altri pianeti o satelliti. In primo luogo perché tutte le macchine utilizzate nella missione, dalla navetta al booster alla piattaforma marina su cui è atterrato lo stadio 1 del Falcon 9, erano già state utilizzate in precedenti missioni e lo saranno ancora per altre. I costi e le risorse spese per le missioni sono quindi destinati a subire drastici cali nei prossimi decenni. Inoltre, lanciare quattro civili, tre dei quali in condizioni economiche simili a gran parte della popolazione statunitense, nello spazio, oltre a rappresentare un notevole traguardo tecnologico, ha contribuito a far cadere un tabù psicologico: non sono solo i ricchi a poter andare nel cosmo. Questo naturalmente non è del tutto vero (i biglietti per i tre “comuni mortali” sono stati comunque offerti e pagati a prezzo pieno da Isaacman), ma l’impatto emozionale è stato comunque notevole.

Rimane comunque notevole la differenza con cui il pubblico ha accolto la missione Ispiration4 rispetto ai voli di Richard Branson e di Jeff Bezos. Mentre questi ultimi due, dopo aver compiuto due voli suborbitali sulle loro navicelle personali rispettivamente a 85 e a 107 km dal suolo, hanno raccolto numerose critiche, Isaacman è stato “graziato” dai giudizi. Complice la supposta motivazione benefattrice (ma anche Branson e Bezos contribuiscono a numerose iniziative del genere), ma soprattutto la figura più appartata e meno esposta di Isaacman. Come spesso accade, il rivolgere le proprie attenzioni ai bambini (il St. Jude Children’s Research Hospital si occupa principalmente di curare bambini affetti da diversi tipi di cancro) paga anche in termini economici, ma soprattutto tocca la sfera emozionale delle persone che sono così portate ad assolvere o a sorvolare le critiche che potrebbero essere rivolte ad altri magnati ben più noti. L’emozionalità che ha accompagnato il ritorno dei quattro civili dallo spazio il 18 settembre ha fatto innalzare verticalmente le donazioni che già due giorni dopo avevano totalizzato i 220 milioni di dollati (di cui 50 milioni donati personalmente da Elon Musk). Da parte sua, il titolo in borsa della Shift4Payment di Isaacman in un anno è passato da 52 a 85 dollari raggiungendo punte di 100 dollari durante le fasi più pubblicizzate della missione Inspiration4. Questa impennata ha fatto nascere alcuni dubbi sul mecenatismo dell’uomo d’affari che, in poco tempo, non solo si è ripagato di tutte le spese sostenute, ma alla fine ha anche guadagnato diversi milioni di dollari.