Oppenheimer: “Sono diventato la morte”

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Il 16 luglio 1945 ad Alamogordo scoppiò la prima bomba nucleare al plutonio. Tra i tanti aneddoti correlati a quell’evento che cambiò il corso dell’umanità, quello forse più famoso è legato alla frase che Oppenheimer pronunciò dopo il test: “Sono diventato la Morte, il distruttore dei mondi.”

La frase fu per la prima volta registrata da William L. Laurence nel suo libro Men and Atoms: The Discovery, the Uses and the Future of Atomic Energy, pubblicato nel 1959.

Laurence disse che aveva sentito la frase da Oppenheimer stesso a Los Alamos, poche ore dopo il Trinity Test. Stranamente, però, Laurence, giornalista del New York Times, nel suo articolo del 27/9/1945 non incluse la frase che venne invece pubblicata per la prima volta sul Time il 8/11/1948.

L’intera storia venne in seguito descritta nel libro di Robert Jungk, Brighter than a Thousand Suns: A Personal History of Atomic Scientists nel 1958 (it. Gli apprendisti stregoni. Storia degli scienziati atomici).

Secondo Jungk, la prima frase che Oppenheimer pronunciò appena vide il Trinity Test fu un’altra:

“Se la luce di mille soli

erompesse d’un tratto nel cielo

nello stesso momento,

essa sarebbe pari

allo splendore del Magnifico” (11,12)

Solo in seguito, quando la nube si levò in distanza, declamò la frase, divenuta più celebre: “Sono diventato la Morte, il distruttore dei mondi” (BG, 11,32).

Nel documentario della NBC trasmesso nel 1965, The Decision to Drop the Bomb, prodotto da Fred Freed, Oppenheimer ricorda la seconda frase, la quale era ormai entrata nell’immaginario collettivo, attribuendola per errore a Vishnu, ottava reincarnazione di Krishna.

Oppenheimer si pentì immediatamente del suo coinvolgimento nello sviluppo della bomba atomica. Il 24 novembre 1945 scrisse nel Saturday Review of Literature (p.10) che il Giappone era “essenzialmente sconfitto”, le armi nucleari erano strumenti “di aggressione, di sorpresa e di terrore” e che la bomba nucleare era l’espressione della “inumanità e della cattiveria della guerra moderna”. Gli scienziati, concludeva lo scienziato avevano “conosciuto il peccato.”

Quando gli fu chiesto negli ultimi anni di vita un giudizio sul suo coinvolgimento nel Progetto Manhattan, disse: “Ho fatto il mio dovere che era di svolgere il lavoro che dovevo fare. A Los Alamos non ero nella posizione di prendere decisioni politiche. Avrei fatto qualunque cosa che mi avessero chiesto di fare, per esempio di fare una bomba in una forma diversa, se avessi pensato che fosse stato tecnicamente possibile.”

Al giornalista del New York Times che gli chiedeva se avesse rifatto quello che aveva fatto, disse che “Non mi sono mai pentito e non mi pento ora, per aver fatto il mio lavoro”.

Del resto come scienziato la costruzione della bomba atomica era troppo appetibile per non lavorarci: era una “necessità organica. Se sei uno scienziato non puoi fermare queste cose” disse il 2 novembre 1945 al Discorso all’Associazione degli Scienziati di Los Alamos.

Il 6 agosto 1945, dopo il lancio della bomba atomica su Hiroshima, il gen. Leslie R. Groves telefonò a Oppenheimer congratulandosi e confidando che sceglierlo come capo del Progetto Manhattan fu una delle cose più sagge che avesse mai fatto. Oppenheimer rispose: “Mah, ho i miei dubbi”.