Pensieri divergenti – Lo Stato e la frontiera

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Dai frammenti di Eraclito e dal dialogo con lo Straniero di Elea, passando per Leibniz, Hegel e Heidegger, giungendo infine alla Teoria Omotopica dei Tipi della medaglia Fields Voevodski, i concetti di identità e differenza sono al centro della riflessione logica da sempre. Ma queste categorie non appartengono solo alla speculazione metafisica, animano anche il dibattito politico attuale, e non solamente in Italia. Il diverso – sia tale per cultura, orientamento sessuale, religione, lingua, nazionalità – continua a fare paura. L’insensibilità al dramma dei migranti, che dovrebbe invece dominare il dibattito etico nel nostro Paese, ha origine dall’aporofobia, dalla paura del povero, che è un archetipo del diverso. Cade nel vuoto l’appello del direttore generale dell’Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus che qualche settimana fa denunciava la vaccine inequity: “Quasi un miliardo e mezzo di dosi di vaccino sono state somministrate a livello globale, ma oltre l’81% è andato a Paesi ad alto o medio reddito, mentre i Paesi a basso reddito hanno ricevuto solo lo 0,3%”.
Frontiera o confine? Usati spesso come sinonimi sono invece molto distanti, specie quando definiscono il nostro atteggiamento verso l’uguale e il diverso. La frontiera è aperta, il confine è chiuso. La frontiera è uno spazio fisco o mentale dove l’uguale e il diverso si permeano e si ibridano. È il luogo mitico del progresso, del passaggio dell’ignoto al noto. Alla frontiera ci si mette in gioco e si verificano le proprie certezze apparenti. Il confine invece è una linea che non si deve varcare né si deve lasciare che altri la superino, che definisce un’identità che non vuole conoscere l’altro. Il confine è il muro.Stato o nazione? Concetti diversissimi, ma spesso confusi o addirittura congiunti nell’endiadi stato-nazione, invenzione del XVII secolo, che ponendo fine alla guerra dei Trent’anni in Europa avviò la corsa al colonialismo negli altri continenti, le cui conseguenze sono la causa della miseria del mondo. Lo Stato, invece, è la cosa pubblica per eccellenza, è l’unico garante della Costituzione e dei diritti, della loro parità ed equità. È lo strenuo difensore dei beni comuni a fronte dell’avidità dei singoli o delle lobby. Lo Stato è quel pubblico, spesso vituperato, mentre è invece molto più efficiente del privato perché non teso solamente al profitto. È la sanità pubblica che ci ha fatto sopravvivere al virus! È la scuola pubblica che garantisce il futuro alle generazioni future. La nazione invece, specie quando informa le istituzioni del suo spirito – il nazionalismo – conduce all’affermazione dei confini e con la scusa dell’interesse nazionale prevarica qualsiasi diritto delle comunità locali o quello internazionale e censura e respinge. La nazione azzera i valori universalistici del pubblico dissimulando gli interessi privati. E quando si decide di escludere qualcuno perché diverso, a uno a uno si escludono tutti.
La nostra identità si definisce dalle parole che usiamo: ci sono quelle che promuovono l’odio e costruiscono muri e quelle che invece ci invitano all’avventura della comprensione e che edificano ponti.