Pensieri divergenti – L’etica degli aiuti

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Idee, riflessioni, spunti per approfondire… dal nuovo Prisma in edicola!

Superbonus 110%, ecoincentivi con rottamazione, possibilità di rinegoziazione dei mutui, ristori a fondo perduto secondo i codici Ateco, … sono tutte formule importanti per raggiungere obiettivi altrettanto importanti, la riduzione delle emissioni di CO2 da fonti fossili, l’efficientamento energetico, la ripartenza dopo la crisi dovuta all’emergenza pandemica in atto. Sono interventi da elogiare, su cui recriminare perché non furono fatti prima, quando l’economia del Paese si deprimeva e ci si arrabattava invece con i vincoli del patto di stabilità e con il calcolo degli spazi finanziari. Ma possiamo davvero chiudere così il discorso e andare avanti? Spostiamo per un istante la prospettiva e cerchiamo le assunzioni nascoste che stiamo facendo implicitamente. Benissimo la riqualificazione degli immobili, ma dobbiamo già possederli; altrettanto bene gli incentivi per un’auto ibrida, o meglio ancora elettrica, ma dobbiamo già possedere un autoveicolo da rottamare; per rinegoziare un mutuo dobbiamo comunque essere in bonis con l’istituto di credito, e così via. Sono interventi che certamente vanno nella direzione di ridurre le disuguaglianze ma queste sono tutte misure di cui possono avvantaggiarsi solamente coloro che profondamente svantaggiati non lo erano già prima. Sono tutte formule che vanno in aiuto di coloro che almeno qualche gradino sulla scala della meritocrazia erano già riusciti a salirlo. Al contrario, chi aveva difficoltà con la banca, o non possedeva la macchina o la casa nella quale abitava, vede atterrare tutti questi interventi molto lontano da sé. La riduzione delle disparità di una società si può misurare facilmente grazie all’indicatore di Gini, che probabilmente scenderà dopo questi interventi. Molto più difficile è misurare invece se non lasciamo indietro nessuno e soprattutto se il distacco degli ultimi si sta colmando oppure no. E qui bisogna mettere in relazione le misure anticrisi e della green economy con altri indicatori e altri indici di concentrazione. Se non ne valutiamo attentamente l’impatto, o ci limitiamo a queste misure, inneschiamo un terribile effetto rimbalzo. Queste stesse misure, invece di eliminare le disparità, di fatto le aumentano. E questo non è solamente un esempio dell’antico, e amaro, detto “piove sul bagnato”, perché, se continuiamo così, è la stessa pioggia ad aumentare la siccità là dove non piove! La disparità e le azioni per contrastarla sono una delle questioni fondamentali della contemporaneità per l’intreccio delle problematiche che sollevano. Sul piano morale, le società più eque sono anche quelle più sane perché il benessere degli altri è un determinante di salute importante. Sul piano politico, le iniquità scatenano i giusti movimenti di protesta a cui la politica risponde spesso con l’ingiusto populismo. Sul piano matematico, quali sono gli indici di concentrazione per misurare quanto etici sono i nostri interventi economici?