Tempi moderni

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Siamo in un momento di decisioni in cui sembra che piuttosto che alla scienza – al di là delle grandi dichiarazioni – si guardi ad altro. I governi che in Europa hanno deciso di sospendere la somministrazione del vaccino AstraZeneca interrompendo, seppure per un periodo limitato, la campagna vaccinale, hanno fatto una scelta basata più sul panico che sulle evidenze dei numeri. Mentre andiamo in stampa, l’Ema (la massima autorità per la valutazione dei medicinali dell’Unione europea) non ha ancora sciolto i dubbi sull’efficacia di un vaccino che ha fatto registrare numeri in linea con le aspettative. Non sappiamo dunque se è stata una buona decisione. Resta il dubbio che si potesse reggere meglio il momento. Noi che cosa possiamo fare? Continuare a ragionare ospitando anche uno spazio di riflessione politica che manifesti quel tipo di impegno civile che nasce anche da uno sguardo matematico sul mondo. Con questo numero, alle voci già presenti sul nostro giornale si aggiungono quelle di Furio Honsell (matematico dell’università di Udine e sindaco del capoluogo friulano per 10 anni) e di Maria Prodi, già assessore regionale all’Istruzione in Umbria. A loro va il nostro benvenuto e ringraziamento.

Nelle stesse ore in cui mezza Europa si interrogava sull’efficacia della campagna vaccinale, i Paesi più ricchi che fanno parte dell’Organizzazione mondiale del commercio (Wto), tra cui il nostro, facevano orecchie da mercante alla disperata richiesta dei Paesi più poveri per un’intesa sui brevetti per la produzione di vaccini contro il coronavirus. L’accordo avrebbe reso più semplice la produzione in regioni del mondo a basso reddito, dove le campagne vaccinali faticano a partire. Ai ritmi attuali, la grande maggioranza dei Paesi poveri potrebbe impiegare fino a tre anni per raggiungere l’immunità di gregge. La scarsità di vaccini è dovuta alla limitata capacità di produzione a livello globale, che trova la sua origine nel sistema di monopoli con cui operano le case farmaceutiche, che al momento, con brevetti esclusivi, non condividono tecnologia e know-how. Se il Wto non
farà un passo indietro, i Paesi più poveri si troveranno a trattare da soli, in evidente condizione di debolezza, con le case farmaceutiche.

È inoltre evidente, ma anche triste, che le diplomazie occidentali stiano ricorrendo proprio al vaccino come arma di pressione e influenza. Lo dimostra l’iniziativa lanciata da Stati Uniti, Giappone, India e Australia (che insieme formano il Quad, ossia il Quadrilateral Security Dialogue) che, per contrastare l’egemonia cinese nell’area, hanno deciso di fornire entro il 2022 un miliardo di dosi di vaccini Johnson&Johnson ai Paesi del sud-est asiatico. In teoria una buona azione, in pratica un intervento opportunistico.

Sembra essere la disuguaglianza e l’inarrestabile ricerca del profitto il filo conduttore dei nostri tempi. Dalla cultura alla salute, l’interesse privato ha la meglio su quello collettivo. La battaglia in atto tra giganti del web ed editori è l’ennesima puntata di una storia dove nessuno dei due contendenti è un benefattore. E dove gli unici che, probabilmente, ci perderanno saranno i frequentatori della Rete. Per questo, pur con tutti i suoi limiti, rimane un’impresa da incorniciare quella che sta compiendo da vent’anni (festeggiati da poco) Wikipedia. Diffondere cultura in maniera condivisa con il solo obiettivo di essere utili. Roba d’altri tempi? Forse. Noi ci ostiniamo a sperare il contrario.

Vincenzo Mulè | Direttore responsabile