Buone intenzioni

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“Se fossi il 2021, avrei un’ansia da prestazione bestiale”. Questa battuta, che circola da qualche settimana sui profili social di alcuni di noi, rappresenta un po’ lo stato d’animo dei molti che non vedono l’ora di salutare il 2020, di diritto entrato tra gli anni orribili della storia recente del genere umano. Allo stesso tempo, il nuovo anno ci pone di fronte a una serie di appuntamenti che non si possono mancare.

In questo numero, tra le altre cose, abbiamo chiesto a quattro personaggi di rispondere ad alcune domande sulla lezione che hanno imparato nel 2020 e sui progetti, personali e professionali, che hanno per il nuovo anno. Abbiamo avuto risposte belle, profonde e sorprendenti. Da parte nostra, possiamo dire che la lezione più importante è che da soli non si
va da nessuna parte. Anche se fossimo i più forti e i più ricchi. Il livello di connessione e di interdipendenza nella nostra società è talmente forte da non poterci permettere egoismi o colpi di testa. Un concetto espresso in maniera tanto chiara quanto lucida da Maria Prodi e Roberto Battiston, che nelle pagine interne del giornale scrivono: “Nei regimi democratici il perseguimento della sicurezza, del benessere e della salute di tutti non può prescindere da una diffusa e consapevole condivisione degli obiettivi che produca comportamenti individuali coerenti e saggi”.

Coerenza e saggezza, dunque, come pilastri sui quali ripartire. Ci riusciremo? Di fronte, abbiamo subito un banco di prova mica da poco, quello che riguarda il vaccino. Mentre l’Italia e i Paesi più ricchi hanno dato il via alla campagna per il vaccino contro il Covid-19, in 67 Paesi in via di sviluppo 9 persone su 10 rimarranno senza antidoto per tutto il 2021. Le nazioni ricche hanno accumulato dosi sufficienti a vaccinare la loro intera popolazione quasi 3 volte. La denuncia è diffusa dalle organizzazioni della People’s Vaccine Alliance, secondo la quale il 14% della popolazione mondiale (che corrispone a quella più ricca) si è già assicurato il 53% della fornitura globale. E non basta. Dei 67 Paesi a reddito medio-basso e basso che rischiano di essere lasciati indietro, cinque – Kenya, Myanmar, Nigeria, Pakistan e Ucraina – hanno registrato quasi 1,5 milioni di contagi. A oggi, tutte le dosi di Moderna e il 96% di quelle prodotte da Pfizer/BioNTech sono state acquisite da Paesi ricchi. Dal canto suo, il consorzioOxford/AstraZeneca si è invece impegnato a fornire il 64% delle dosi ai Paesi in via di sviluppo, ma per il prossimo anno sarà in grado di rifornire al massimo il 18% della popolazione mondiale.
L’Organizzazione mondiale della sanità ha più volte avvertito che accumulare vaccini per pochi non annienterà la pandemia visto che per raggiungere l’immunità di gregge sarà necessario vaccinare circa il 70% della popolazione mondiale.

A mancarci è, ancora una volta, una visione globale. Che solo uno spirito di solidarietà e responsabilità a livello mondiale può darci. Dichiarare la vaccinazione un bene pubblico potrebbe essere un primo, bellissimo, passo concreto.

Vincenzo Mulè | Direttore responsabile