Gioco d’azzardo: ritratto di una scommessa persa

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Questa inchiesta, che trovate integralmente su Prisma 24 di novembre, è supportata da un grant vinto dall’European Journalism Center

 

C’è un settore che in Italia non conosce la parola crisi ed è quello del gioco d’azzardo, legale e illegale. Anzi, l’intero circuito continua a prosperare sia attraverso il canale digitale sia attraverso le installazioni fisiche come le slot machine: in Italia negli ultimi 25 anni, tra il 1993 e il 2018, il consumo lordo di gambling (il gioco d’azzardo) è passato da un valore pari a 8,79 miliardi di euro a 107 miliardi e 300 milioni. E continua a registrare numeri in crescita. Solo nel 2019 il volume di denaro giocato in Italia è aumentato del 3,5% rispetto all’anno precedente, attestandosi sul valore di 110,54 miliardi di euro. La raccolta pro capite – calcolata sulla popolazione maggiorenne residente in Italia censita dall’Istat – è pari a circa 2.180 euro (con il termine raccolta si intende l’ammontare complessivo dellepuntate effettuate dalla collettività dei giocatori). Aumentano anche la spesa, cioè le perdite dei giocatori (19,45 miliardi: +2.5%) e gli incassi erariali (11,4 miliardi: +9.5%). A offrire uno spaccato del fenomeno, che registra un sempre maggiore coinvolgimento dei giovanissimi, è l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (Adm)che lo scorso settembre ha presentato il Libro blu 2019. Tra i tanti numeri raccolti quello che colpisce maggiormente è quello relativo alla crescita della raccolta online che nel 2019 è stata pari a 36,4 miliardi di euro (+16% rispetto al 2018). Se allarghiamo, invece, il quadro agli ultimi quattro anni il dato fa ancora più impressione perché rivela una crescita del 70% del fenomeno. Dalle scommesse online fino alle slot-machine, secondo i dati dell’Osservatorio nazionale presentati nel 2019 al Parlamento, in Italia giocano d’azzardo tra gli 8 e i 10 milioni di persone. Numeri molto più bassi rispetto a quelli che nel 2018 presentò l’Istituto superiore di sanità che aveva realizzato la prima indagine epidemiologica sul gioco d’azzardo in Italia da cui emergeva che i giocatori erano più di 18 milioni, ossia il 36,4% della popolazione maggiorenne. Il report rivelò che a giocare d’azzardo erano soprattutto le persone tra i 40 e i 64 anni (il 41% di questa fascia d’età), ma che si iniziava molto prima, in genere tra i 18 e i 25 anni. Un milione e mezzo di questi giocatori rivela un “profilo problematico”, ossia quello di chi fa fatica a gestire il tempo da dedicare al gioco e a controllare quanto spende, arrivando ad alterare i comportamenti familiari e sociali. Sono 673mila i minorenni della fascia d’età 14-17 anni che hanno avuto accesso al gioco d’azzardo legale, pur non avendone i requisiti per legge. Un 14enne su 4 (il 24%) ha dichiarato di aver giocato almeno una volta. Percentuale che arriva al 35% tra i 17enni. In totale sono 150mila gli studenti a rischio. Fa riflettere il dato relativo all’età in cui si inizia a giocare: tra i ragazzi cosiddetti problematici il 40% lo ha fatto tra i 9 e i 12 anni e il 34% di loro lo ha scelto dopo aver visto o sentito una pubblicità.

 

 

NORMATIVA VECCHIA DI UN SECOLO
A una costante crescita del settore si affianca una frammentaria situazione del quadro normativo, soprattutto a livello europeo: mentre l’Italia – come altri Paesi quali la Spagna e il Regno Unito – ha adottato un sistema di concessioni pubbliche, altri Stati (la Germania è uno di questi) devono ancora adottare una vera e propria legislazione sul gambling online. “Gli impianti normativi europei di questi settori risalgono al XX secolo ma penso che la pandemia abbia contribuito a creare una particolare sensibilità su questo problema”, afferma Julia Hörnle, professoressa di Diritto di Internet alla Queen Mary University di Londra e leader di un team di ricercatori che fornisce consulenze sul tema del gioco a distanza alla Commissione Europea e ai governi inglese e cinese. In questo contesto, l’Italia può comunque ritenersi all’avanguardia essendo stata, grazie anche al lavoro dell’Adm, uno dei primi Paesi ad adottare il regime concessorio, cioè un appalto pubblico a cui possono accedere i fornitori di servizi di gioco d’azzardo che, per poter essere riconosciuti come fornitori legali sul territorio italiano, dovranno rispettare determinate norme. “Una regolamentazione estremamente selettiva – spiega Elisabetta Poso, direttrice dell’ufficio Giochi a distanza dell’Adm – che impone a ogni concessionario continui e serrati investimenti nell’adeguamento dei propri sistemi informatici, nella revisione dei processi di business e nella formazione delle risorse umane”. Un quadro normativo comune europeo potrebbe risolvere le difformità rilevate e aiutare a risolvere alcuni dei problemi emersi? La risposta è complessa, come spiega Alan Littler, uno degli avvocati europei più esperti in materia: “Gli Stati membri sono competenti per la regolamentazione del gioco d’azzardo, ma devono farlo alla luce dei requisiti generali del diritto europeo. Il grado di controllo da parte della Corte di giustizia nelle cause relative al gioco d’azzardo che le sono state sottoposte è stato relativamente leggero rispetto alla stragrande maggioranza delle altre attività economiche. Nonostante le attività intraprese dalla Commissione Europea, non vi è stata alcuna volontà politica di introdurre un quadro comune per il gioco d’azzardo e neppure alcun grado di armonizzazione. In linea di massima, gli Stati membri sono molto desiderosi di mantenere il controllo sulla regolamentazione del gioco d’azzardo e di impedire che qualsiasi grado di “europeizzazione” si insinui nei requisiti normativi sulla materia”. La European Gaming and Betting Association (Egba) sta spingendo perché gli Stati europei ancora privi di un sistema concessorio si dedichino all’imposizione di norme come requisito fondamentale per ottenere la licenza. Sembra l’approccio più consono per garantire un’adeguata concorrenza di mercato e garantire quei meccanismi di trasparenza che sono i cardini per un’adeguata protezione dei consumatori.

 

SOCIAL E PUBBLICITÀ
Uno dei temi più spinosi è legato alla pubblicità dei siti di gambling, vietata nel nostro Paese dal decreto legge n.87/18. L’Italia però rappresenta una mosca bianca in Europa, dove una decisione simile è stata adottata solo dalla Lettonia, dalla Bulgaria e dai Paesi Bassi. La misura è nata con “l’obiettivo di prevenire l’accesso al gioco da parte soprattutto dei minori”, continua Poso. Il problema però non è del tutto risolto perché se fino a qualche anno fa i contenuti editoriali, pubblicitari e personali erano chiaramente distinti, oggi la sfera dei social media non consente di distinguere più in modo tanto semplice la natura dei diversi contenuti. “Di tutti i contenuti che incontriamo sui social media alcuni sono pubblicità, e talvolta è molto difficile distinguere se un utente sia stato pagato per pubblicizzare un contenuto o meno. Oggi, per la legge, distinguere tra contenuti pubblicitari e non-pubblicitari è diventato più difficile,” sottolinea Hörnle.

 

BLACK LIST
Sul fronte della prevenzione e repressione del gioco irregolare, l’Adm impone in Italia il blocco dei siti irregolari “.com”, oggi non raggiungibili dai consumatori che tentano l’accesso attraverso indirizzi internet italiani. Viene mantenuta una “black list” continuamente aggiornata, che al momento conta oltre 8.000 siti web ai quali è vietato operare sul suolo italiano. Quando il consumatore clicca sul link di un sito irregolare, cioè un sito che non ha ottenuto la concessione, il browser visualizza una pagina che ne blocca l’accesso e informa che tale sito appartiene a un operatore senza autorizzazione. L’obiettivo è duplice: rendere più difficile l’accesso a siti “.com” irregolari e sensibilizzare i consumatori rispetto alla distinzione tra i siti legali e quelli illegali.

 

 

Su Prisma 24, acquistabile in pdf o in arretarto cartaceo potete trovare tutti gli altri articoli che compongono l’inchiesta: “La legge dei grandi rischi” di Ennio Peres, “Il gioco è un rifugio” di Silvia Lazzaris e Sara Moraca, “Le illusioni di un gambler” di Silvia Lazzaris e Sara Moraca, l’intervista a cura di Luca Alberini all’associazione Taxi 1789 che da anni si occupa di prevenzione nei confonti dei rischi del gioco d’azzardo