Perché il premio Nobel per la fisica 2026 a Francis Halzen?

Il 6 ottobre il Nobel per la fisica 2026 è andato a Francis Halzen, fisico belga-americano dell’Università del Wisconsin-Madison, 82 anni, dottorato a Lovanio e due anni al CERN alle spalle, per i contributi decisivi a IceCube e per la scoperta dei neutrini di alta energia.
È un premio a un’idea che sembrava folle: usare un chilometro cubo di ghiaccio antartico come telescopio. IceCube è un laboratorio situato al Polo Sud, ha 5.160 sensori di luce incastonati nel ghiaccio a circa due chilometri di profondità. Quando un neutrino, particella senza carica che attraversa quasi tutta la materia senza interagire, colpisce un atomo, può produrre un debole lampo di luce. Dai tempi dei segnali si ricostruiscono direzione ed energia.
Halzen propose il progetto nel 1988; nel 2013, due anni dopo l’avvio, l’osservatorio aveva già individuato 28 neutrini cosmici di altissima energia.
Il motivo del Nobel sta nel fatto che i raggi cosmici (particelle ionizzate) bombardano la Terra, ma i campi magnetici ne deviano la traiettoria e non sappiamo da dove arrivino. I neutrini invece, essendo, come dice il nome, neutri, non risentono del campo magnetico e viaggiano quindi in linea retta, indicando la loro sorgente: buchi neri supermassicci, esplosioni stellari. È nata così l’astronomia dei neutrini, che insieme ai telescopi tradizionali e alle onde gravitazionali compone la cosiddetta astronomia multimessaggera.
Fin qui la fisica. Ma c’è una domanda che interessa anche chi studia economia: perché si spendono tanti soldi per particelle che quasi non interagiscono con nulla?
In Cina il Jiangmen Underground Neutrino Observatory (JUNO), un rivelatore da 20.000 tonnellate a 700 metri sottoterra, è costato circa 2,7 miliardi di yuan, circa 377 milioni di dollari, in gran parte a carico di Pechino. Il suo obiettivo è stabilire l’ordine delle masse dei tre tipi di neutrino, e i primi risultati, pubblicati su Nature a giugno, sono da 1,5 a 1,8 volte più precisi dei migliori precedenti. In Giappone Kamiokande e il suo successore Super-Kamiokande hanno portato ai Nobel di Koshiba (2002) e Kajita (2015), e ora Hyper-Kamiokande dovrebbe entrare in funzione nel 2028 con un budget che alcune stime collocano attorno ai 450 milioni di dollari. La Cina progetta anche telescopi sottomarini nel Mar Cinese Meridionale, e nel 2024 la sua spesa nazionale per la ricerca di base ha toccato il record di 250 miliardi di yuan. Negli Stati Uniti, intanto, la proposta di bilancio 2027 prevede di dimezzare i fondi di IceCube.
Nessuno di questi progetti ha un ritorno commerciale prevedibile. Le applicazioni dirette sono per ora limitate: il monitoraggio dei reattori nucleari è il caso più concreto, e secondo una rassegna scientifica è già fattibile da vicino ma non a grande distanza. Allora perché investire?
Una risposta è storica: le scoperte di base spesso pagano in modi imprevedibili (pensiamo solo ai vaccini a mRNA), e costruire rivelatori richiede sensori, materiali ultrapuri e metodi di analisi dei dati che finiscono in altri settori. È una scommessa, non una garanzia.
Ma ci sono ragioni più terrene. La prima è il prestigio: in fisica fondamentale arrivare primi conta molto più che arrivare secondi. La seconda è la formazione di capitale umano e di filiere industriali. La terza è la diplomazia scientifica: JUNO coinvolge ricercatori di 17 Paesi, Hyper-Kamiokande di 22, e in tempi di tensione tra Stati Uniti e Cina queste collaborazioni sono anche uno strumento di soft power.
Il Nobel a Halzen, allora, premia uno scienziato ma racconta anche una scelta collettiva: quanto siamo disposti a pagare per una conoscenza il cui valore non si può calcolare in anticipo. Gli Stati Uniti, che hanno costruito lo strumento premiato, ne discutono ancora il futuro. L’Asia ha già deciso di investire.

Una risposta

  1. Grazie ! Mi tieni informata in modo chiaro. Ti ricordi quando ci siamo sentiti a Singapore? Sono passati dieci anni. Tuo figlio come sta?

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