Autunno, andiamo. È tempo di Festival della Scienza!

Su questa pagina potete leggere la versione integrale dell’intervista ai responsabili dei festival di Genova, Fermo e Cagliari che trovate, in forma sintetica, anche sul nuovissimo Prisma 84! Acquistalo qui!

In un’epoca dominata dalla velocità, dai social media e dal crescente rischio di disinformazione, la comunicazione scientifica non si limita più a trasmettere contenuti: assume anche una responsabilità civile e sociale, contribuendo a costruire una vera cittadinanza scientifica per aiutare la società a comprendere trasformazioni decisive. Dall’impatto dell’intelligenza artificiale all’emergenza climatica, dalla transizione energetica alle rivoluzioni della genomica, ciascuno di noi dovrebbe avere gli strumenti del metodo scientifico per distinguere i fatti dalle opinioni e dalle prove. Da anni i festival della scienza si sono affermati come presìdi culturali di democrazia e partecipazione. Per cogliere la vitalità di questo settore, basta guardare i programmi e i grandi ospiti che animeranno le prossime edizioni di FermHamente con il suo andare Oltre (22-25 ottobre), del Festival della Scienza di Genova con le sue Prospettive (22 ottobre-1 novembre), del Cagliari FestivalScienza con il tema delle Visioni (5-10 novembre).

 

  • Fermo e il traguardo della X edizione: andare Oltre

Oltre significa superare una narrazione statica della scienza, trasformandola in un’esperienza interdisciplinare, partecipativa e aperta al dialogo, significa abbattere le barriere tra scienze esatte ed espressione artistica. La scienza deve uscire dal laboratorio e dal tecnicismo per abitare spazi pubblici e partecipativi, dove ricerca, società e cultura possano dialogare. E ancora Oltre significa spingersi al di fuori dal conosciuto, esplorando nuove frontiere come spazio, epigenetica, meccanica quantistica e origini della vita. Vuol dire anche accettare l’incertezza e l’errore come parti essenziali del progresso scientifico e della conoscenza. Infine, Oltre significa rendere la scienza accessibile a tutti, non solo nei contenuti ma anche nella sua dimensione umana, attraverso il dialogo diretto con i ricercatori.

 

  • Genova e le sue Prospettive:

La ventiquattresima edizione del Festival della Scienza di Genova si sviluppa attorno alla parola chiave Prospettive, rappresentata graficamente dall’immagine pop firmata da Gaetano Cassini (studiofluo) raffigurante due bulbi oculari essenziali che invitano a un esercizio dello sguardo curioso e fuori asse. «Proprio come questi sguardi, curiosi e rivolti in direzioni differenti, anche la ricerca, osserva Carlo Ferdeghini presidente del Consiglio Scientifico e responsabile del programma dell’edizione 2026, nasce dalla capacità di osservare oltre l’apparenza e di immaginare ciò che ancora non vediamo. Parlare di prospettive significa esplorare il futuro, immaginare scenari possibili, interrogarsi su come la ricerca possa orientare il domani e comprendere la complessità che ci circonda. Il Festival della Scienza 2026 diventa così un luogo di incontro tra sguardi diversi, un invito a condividere idee e visioni per costruire insieme nuovi orizzonti di conoscenza».

 

  • Cagliari e il tema delle Visioni:

La XIX edizione del Cagliari Festival Scienza, curata dall’Associazione Scienza Società Scienza Aps-Ets, mette al centro la parola chiave Visioni. L’obiettivo è superare la storica cesura tra cultura scientifica e umanistica attraverso un format consolidato: la lectio inaugurale all’Aula Magna del Rettorato con due importanti relatori, una fitta rete di laboratori gratuiti, le visite guidate straordinarie ai Musei universitari  e all’Osservatorio Astronomico. Attraverso i contributi diretti dei loro referenti, esploriamo alcuni aspetti che definiscono il presente e il futuro della divulgazione scientifica in Italia.

 

Qual è l’idea guida che definisce il vostro festival oggi? Che cosa lo distingue dagli altri festival scientifici italiani?

Carlo Ferdeghini (Genova): «L’idea guida del Festival della Scienza di Genova è unire rigore scientifico e divulgazione. Ispirando molte iniziative analoghe, ha fatto scuola, ma resta unico per la ricchissima offerta di laboratori: oltre cento a edizione, rivolti a pubblici diversi, dai bambini di 6-10 anni in su. Sono un unicum perché nascono da una rete di centinaia di ricercatori, scienziati, tecnologi e divulgatori, insieme alle principali università ed enti di ricerca nazionali, che garantiscono qualità e aggiornamento dei contenuti. A questo si aggiunge una grande attenzione all’animazione: ogni anno selezioniamo, formiamo e retribuiamo centinaia di studenti universitari, fondamentali per rendere accessibili i contenuti con competenza, entusiasmo e gentilezza. Per famiglie e scuole è un’occasione irripetibile per prendere parte a sperimentazioni in contesti di ricerca».

Aldo Cannas (Cagliari): «L’obiettivo del Cagliari FestivalScienza è avvicinare i cittadini alla scienza – superando la diffidenza ancora presente – attraverso conferenze, presentazioni di libri, laboratori, visite a musei universitari, centri di ricerca e ambienti naturali. Negli ultimi anni cerchiamo anche di contaminare il festival con altri saperi e di collegare il tema annuale al territorio. La partecipazione è libera e gratuita. Dopo la conclusione del festival principale di Cagliari si svolgono appuntamenti autonomi a Oristano, Nuoro, Trexenta-Sarcidano e Iglesias, inseriti nel nostro programma e distribuiti lungo quasi tutto il mese di novembre».

Andrea Capozucca (Fermo): «L’idea guida di FermHamente è di rendere la conoscenza scientifica accessibile a tutti attraverso attività esperienziali, un linguaggio chiaro e un dialogo diretto con gli attori della scienza. Ciò permette di pensare al nostro festival come a un vero e proprio hub o spazio fisico condiviso, dove la conoscenza scientifica fluisce liberamente. Uno dei tratti distintivi di FERMHAMENTE è che nasce come luogo dell’integrazione tra scienza, tecnologia, ingegneria e matematica con le arti e la creatività, in quanto il suo obiettivo è promuovere un modello educativo e divulgativo interdisciplinare che consideri la contaminazione tra linguaggi uno strumento potente per sviluppare pensiero critico, creatività e partecipazione. Rispetto ad altri festival, la scienza è intesa qui come esperienza diffusa nel centro storico di Fermo, dove piazze, palazzi storici, teatri e musei diventano un grande laboratorio che valorizza il patrimonio culturale e urbano. Il programma si rivolge a bambini, studenti, insegnanti, famiglie, appassionati e curiosi con attività calibrate per età, livelli di preparazione e necessità (per esempio di persone con disabilità), sottolineando il carattere inclusivo e interdisciplinare. Gli ospiti sono scelti per qualità, originalità ed efficacia, ma soprattutto per la capacità di mettersi al servizio del pubblico con proposte dinamiche e adattabili. Il motto “Lift them up!” esprime l’obiettivo di far uscire ogni partecipante più consapevole e curioso».

In che modo il festival dialoga con la città e le sue istituzioni culturali, educative o scientifiche?

Ferdeghini: «In quasi 25 anni, il Festival si è affermato come uno dei principali eventi culturali della città. Il Comune, la Regione Liguria e la Camera di Commercio sono soci dell’Associazione che lo promuove, garantendo un legame strutturale con il territorio. Tra fine ottobre e inizio novembre la manifestazione abbraccia la città sfruttando il suo patrimonio architettonico e i suoi musei. Un ruolo centrale è giocato dalle istituzioni scientifiche locali: l’Università di Genova, l’Istituto Italiano di Tecnologia (ITT), le sedi territoriali di CNR e INFN, oltre alle imprese dell’alta tecnologia che dialogano con la ricerca di base. Il mondo scolastico partecipa anche attraverso la formazione scuola-lavoro, mentre circa 500 studenti universitari – in gran parte genovesi – diventano gli animatori retribuiti della manifestazione».

Cannas: «Il Festival coinvolge le scuole come pubblico, come guide e per i laboratori. Con l’università e i suoi dipartimenti il dialogo è costante. Con istituti e centri di ricerca, come INFN, INAF, CRS4 e Sardegna Ricerche, abbiamo accordi di partenariato e li coinvolgiamo soprattutto attraverso conferenze. Con Legambiente e l’Associazione per il Parco di Molentargius organizziamo un’escursione ambientalistica, mentre due biblioteche della Città metropolitana ospitano ciascuna una giornata di attività. Il quotidiano locale collabora affinché alcuni studenti raccontino del Festival su una pagina del giornale. La Fondazione di Sardegna mette a disposizione la propria Sala Conferenze per incontri di scienza in lingua sarda. Il Comune di Cagliari sostiene e finanzia il premio “Donna di Scienza – Giovani”, mentre Comune, Regione e Fondazione di Sardegna, attraverso bandi culturali, rendono possibile la realizzazione del Festival».

Capozucca: «Il Festival è profondamente legato a Fermo e alle sue istituzioni culturali, educative e scientifiche. Dal 2018 la città fa parte del “Global Network of Learning Cities” dell’UNESCO, riconoscimento a cui FermHamente ha contribuito come esperienza di educazione informale e apprendimento permanente. Negli anni, la manifestazione ha costruito una rete di collaborazioni con musei, realtà educative e scuole superiori della città, che contribuiscono con conferenze, mostre, laboratori, spettacoli e studenti impegnati nell’accoglienza e nella logistica. Questo avviene anche grazie a Labilia srl, che produce il festival per il Comune di Fermo e cura la formazione degli studenti coinvolti. Da alcuni anni il festival coinvolge anche aziende locali e nazionali. Tutto questo è reso possibile dall’impegno dell’amministrazione comunale e dagli organizzatori; il dialogo continuo tra le parti accompagna il festival verso una visibilità più ampia, a livello locale e nazionale».
Quali criteri guidano la selezione dei temi, degli ospiti e dei format?

Federghini: «Il Festival evita per natura un taglio troppo specialistico. La guida principale di ogni edizione è la parola chiave, scelta con attenzione in base ai temi scientifici più rilevanti e attuali: quest’anno è Prospettive. All’inizio di ogni anno lanciamo una call per raccogliere proposte dalla nostra ampia rete nazionale e internazionale. Quest’anno ne sono arrivate oltre 600, tutte valutate dal Consiglio Scientifico, composto da circa 70 scienziati di diverse discipline. Da questa selezione nasce il cuore del palinsesto, integrato dalle proposte degli editori e dei membri del Consiglio per coinvolgere figure di rilievo internazionale, come premi Nobel, medaglie Fields e premi Balzan. Il programma viene poi finalizzato da uno staff esperto. Prestiamo grande attenzione ai giovani influencer e divulgatori emergenti: molti protagonisti oggi affermati hanno trovato nel Festival il loro primo palcoscenico importante e sono poi rimasti legati alla manifestazione. Per quanto riguarda il format, affianchiamo alle formule tradizionali proposte innovative che vengono pensate per coinvolgere pubblici diversi.»

Cannas: «Individuiamo il tema di ogni edizione solitamente nella serata conclusiva dell’anno precedente: quest’anno il tema guida è Visioni. Attorno alla parola chiave costruiamo un palinsesto ben collaudato: la conferenza inaugurale nell’Aula Magna del Rettorato dell’Università, i laboratori a cura di scuole e dipartimenti universitari, la presentazione di libri scientifici e la tavola rotonda della domenica condotta da giornalisti locali. Un format a cui teniamo moltissimo è la “Scienziata del giorno”: ogni giornata si apre con una studentessa o uno studente che presenta una figura femminile della ricerca. Le schede prodotte negli anni sono diventate una mostra itinerante. Il festival si chiude con la premiazione degli studenti eccellenti e la consegna dei tre premi del concorso Donna di Scienza. La scelta degli ospiti privilegia autori di novità editoriali recenti e attinenti al tema, mantenendo un rigoroso equilibrio tra le diverse discipline scientifiche.»

Capozucca: «Ogni anno il tema del festival è scelto dal direttore scientifico con il comitato scientifico che è composto da 20 esperti nazionali e internazionali provenienti dal mondo universitario, da quello della comunicazione scientifica e artistico. La scelta assicura continuità con l’edizione precedente e tiene conto delle innovazioni e dei temi più rilevanti emersi durante l’anno. Definito il tema, ospiti e format vengono selezionati attraverso una call for ideas nazionale e la collaborazione con le quattro università delle Marche (Ancona, Camerino, Macerata e Urbino). FermHamente privilegia approcci hands-on, interattivi e interdisciplinari, capaci di coinvolgere attivamente ogni partecipante. In un mondo sempre più segnato da scienza e tecnologia, il festival punta così ad ampliare la cittadinanza scientifica, intesa come partecipazione culturale, sociale, politica ed economica.»

 

Chi è il vostro pubblico principale?

Ferdeghini: «Il pubblico scolastico rappresenta un pilastro fondamentale: ogni anno, classi provenienti da ogni regione d’Italia popolano le sedi del Festival per fruire di un’offerta che integra e arricchisce i programmi didattici classici. Ma il Festival della Scienza è anche una straordinaria occasione per le famiglie, che possono condividere momenti educativi scoprendo la meraviglia della ricerca. In generale, intercettiamo un pubblico estremamente eterogeneo: dall’appassionato esperto al semplice curioso che si avvicina alla scienza per la prima volta. I numeri dell’ultima edizione, con oltre 200.000 presenze complessive, confermano la natura corale di questo evento.»

Cannas: «Durante le mattine, il pubblico è costituito in grandissima misura (ma non esclusivamente) da studenti delle scuole di ogni grado, mentre nei pomeriggi è abbastanza generico.»

Capozucca: «Il festival si svolge in quattro giorni, dal giovedì alla domenica. Le mattine di giovedì, venerdì e sabato sono dedicate alle scuole, con eventi gratuiti su prenotazione e con proposte differenziate per ogni livello scolare. I pomeriggi di venerdì e sabato, nonché l’intera domenica, sono invece rivolti al pubblico generico con attività riformulate per offrire a tutti un’esperienza rilevante e coinvolgente. In sintesi, il pubblico principale comprende le scuole di ogni ordine e grado e una fascia di pubblico da 4 a 99 anni, con particolare attenzione alle famiglie.»

 

Qual è la sfida più complessa che un festival di scienza deve affrontare oggi?

Ferdeghini: «La sfida più complessa oggi, in una società attraversata da informazioni sovrabbondanti, spesso polarizzate o false, è mantenere la fiducia nella scienza e nel progresso scientifico e tecnologico, non più dati per scontati. Per un festival come quello di Genova, nato dal dialogo tra ricerca e società, significa non solo raccontare la scienza, ma contribuire a costruire una cittadinanza scientifica capace di affrontare consapevolmente le decisioni sul futuro. Per questo occorre coinvolgere pubblici sempre più diversi: scuole, appassionati, famiglie, cittadini con vari livelli di preparazione, decisori politici e imprese. In sintesi, non basta spiegare la scienza: bisogna creare le condizioni perché le persone possano fidarsi del metodo scientifico, comprendere la complessità e partecipare alle scelte che determineranno il futuro.»

Cannas: «La sfida maggiore è ottenere una posizione utile nei bandi di Comune, Regione e Fondazione di Sardegna per garantire le risorse necessarie al Festival. Il Direttivo e alcuni soci lavorano gratuitamente, ma restano elevati i costi per spazi, allestimenti, figure di supporto, sicurezza, comunicazione, pubblicità e rimborsi agli ospiti. Ogni anno c’è apprensione, ma da 19 anni riusciamo a farcela.»

Capozucca: «Oggi la scienza è motore dell’innovazione, dell’economia e della società. La “torre d’avorio”, nella quale i ricercatori potevano lavorare e assumere la gran parte delle decisioni rilevanti per lo sviluppo della scienza all’interno della propria comunità disciplinare, è crollata: sempre più decisioni scientifiche coinvolgono anche Stati, imprese e cittadini. Questa partecipazione, però, va interpretata correttamente: condividere le scelte non significa che un processo democratico produca automaticamente “buona scienza”, né che chi non ha competenze specifiche possa decidere nel merito scientifico. Un festival della scienza deve quindi stimolare curiosità e dialogo sui grandi temi attuali, creare un incontro tra esperti e non esperti, informare su risultati e sfide della ricerca e offrire strumenti per interpretare il mondo. Solo una solida cultura scientifica può evitare che, nella società democratica della conoscenza, prevalga la demagogia. In definitiva, il festival deve costruire una nuova alleanza tra scienza e società.»

 

Che ruolo attribuite alla divulgazione scientifica nel contesto sociale attuale?

Ferdeghini: «Nel contesto sociale attuale, la divulgazione scientifica non deve più solo trasmettere conoscenza, ma deve rendere comprensibile e affrontabile la complessità delle grandi trasformazioni del nostro tempo: intelligenza artificiale, cambiamento climatico, transizione energetica e sostenibilità ambientale. Nell’epoca dei social media e della rapida circolazione di notizie false, diventa essenziale promuovere pensiero critico, metodo scientifico e capacità di distinguere fatti, opinioni e prove. La divulgazione scientifica è quindi una componente fondamentale della vita democratica e culturale: non si limita a spiegare il mondo, ma offre strumenti per comprenderlo, discuterlo e contribuire a trasformarlo.»

Cannas: «Oggi è più facile accedere a pubblicazioni divulgative e i media dedicano più spazio alla scienza, ma il contatto diretto con autori, esperimenti e risultati prodotti da università e scuole resta fondamentale. Può aiutare a superare la diffidenza verso la scienza e, nei più giovani, favorire interesse e percorsi di studio.»

Capozucca: «Come già detto, divulgazione e comunicazione scientifica devono avere un ruolo sempre più centrale nella società, integrandosi con gli altri ambiti del sapere: umanistico, sociale ed economico. Solo così possono rispondere al bisogno di cittadinanza scientifica e democrazia della conoscenza.»

Ci piace concludere con una citazione di Pietro Greco, grande comunicatore scientifico e compagno di viaggio di FermHamente: “La conoscenza è di tutti e va costruita in maniera trasparente!”

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