Rapporto OCSE-PISA 2025. A che livello sono gli studenti italiani?

L’8 settembre 2026 sono stati pubblicati i dati dell’edizione 2025 del rapporto OCSE-PISA (Programme for International Student Assessment), la più estesa indagine internazionale nel campo dell’educazione in ambito OCSE, che valuta gli studenti quindicenni, vicini al termine dell’obbligo scolastico. L’obiettivo non è “misurare” soltanto ciò che sanno, ma soprattutto la loro capacità di applicare le conoscenze e le competenze acquisite in situazioni reali.

La domanda fondamentale a cui PISA cerca di rispondere è: quali conoscenze e competenze dovrebbero possedere i cittadini per affrontare la vita adulta? Per questo vengono coinvolti studenti tra 15 anni e 3 mesi e 16 anni e 2 mesi, con almeno sei anni di istruzione formale, indipendentemente dalla classe frequentata. Questa scelta permette di confrontare studenti della stessa età nei diversi Paesi, superando le differenze tra sistemi scolastici.

Nel 2025, PISA ha coinvolto 91 Paesi ed economie, rispetto ai 32 della prima edizione del 2000 e agli 80 del 2022. Vi hanno partecipato 760.000 studenti, rappresentativi di circa 33 milioni di coetanei nei 91 Paesi ed economie coinvolti. In Italia hanno partecipato circa 9.000 studenti di 285 scuole e oltre 7.500 genitori, coinvolti tramite questionari specifici.

L’indagine valuta ciclicamente tre competenze fondamentali: lettura, matematica e scienze. Finora la rilevazione è avvenuta ogni tre anni, ma diverrà quadriennale; quindi, la prossima rilevazione sarà nel 2029.

Ogni edizione approfondisce una di queste aree e nel 2025 il focus principale è stato sulle scienze. Sono inoltre previsti ambiti innovativi, come l’apprendimento nel mondo digitale, e moduli opzionali, come la valutazione della lingua inglese.

La raccolta dei dati avviene tramite una prova al computer di circa due ore, adattiva e articolata in domande a scelta multipla, risposte aperte e simulazioni interattive, accompagnata da questionari rivolti a studenti, dirigenti scolastici e, in Italia, anche ai genitori.

Il nuovo quadro di riferimento delle scienze è stato aggiornato per rispondere a due grandi sfide contemporanee:

  1. la crisi dell’informazione, che richiede agli studenti di distinguere tra fonti affidabili e pseudoscienza.
  2. la crisi dell’Antropocene legata alle grandi questioni ambientali e sociali del nostro tempo.

In sintesi, PISA “misura” quanto i giovani siano preparati ad affrontare la vita da cittadini consapevoli e a utilizzare le proprie competenze in contesti reali, fornendo dati utili per confrontare e migliorare i sistemi educativi a livello internazionale.
Dal rapporto è emerso che le competenze degli studenti hanno riportato un calo dei risultati. La maggior parte dei Paesi partecipanti ha registrato una flessione significativa delle performance, e sono pochissimi quelli che mostrano miglioramenti. Quasi tutti si trovano nell’Estremo Oriente, e non sono nemmeno numerosi i Paesi che sono riusciti quantomeno a mantenere i propri livelli in tutti e tre gli ambiti valutati.

Se la performance media nelle scienze risulta complessivamente stabile rispetto alla rilevazione del 2022, la media delle competenze in lettura e matematica continua un declino avviato nel 2012. Nell’ultimo decennio si misura una flessione complessiva di oltre 20 punti, l’equivalente di un intero anno scolastico andato perduto, come evidenziato dall’esperto OCSE Eric Charbonnier. Nello specifico, rispetto al 2022 si registra un calo di 14 punti (2,8%) in lettura e di 9 punti (1,8%) in matematica, mentre nelle scienze il calo risulta contenuto a sette punti.

Tra i fattori chiave identificati dall’OCSE per spiegare la crisi globale, vi sono le scorie a lungo termine del periodo post-pandemico, il disinteresse per la lettura, la presenza costante degli schermi e il rischio di un uso acritico dell’Intelligenza Artificiale e delle tecnologie emergenti.

Una buona notizia è che l’Italia si conferma tra i pochi Paesi capaci di tenere il passo, resistendo al calo globale che ha colpito lettura e matematica dopo gli anni della pandemia e confermando i risultati della precedente rilevazione (2022).

In particolare l’Italia dimostra resilienza mantenendosi al livello o al di sopra delle medie OCSE nei tre domini principali:

  • Scienze (ambito principale): 483 punti Italia vs 482 media OCSE.
  • Lettura: 474 punti Italia vs 461 media OCSE.
  • Matematica: 468 punti Italia vs 463 media OCSE.
  • Computational Problem Solving (ambito innovativo): 490 punti Italia vs 500 media OCSE.

Eppure, dietro una stabilità apparente, la radiografia dei dati Ocse-Pisa rivela alcune spaccature profonde che la scuola non riesce ancora a sanare. La prima riguarda forti divari interni: Nord Ovest e Nord Est continuano a registrare i risultati più alti (trainati dai licei), mentre il Mezzogiorno e la formazione professionale soffrono le criticità maggiori. Inoltre la condizione socioeconomica di partenza incide per l’11% sui risultati, determinando un divario fino a 80 punti tra studenti avvantaggiati e svantaggiati, inferiore comunque agli 85 punti della media OCSE. Esiste anche una nota di speranza legata a quel 12% di “studenti resilienti” che riesce a raggiungere livelli di eccellenza a dispetto della condizione di partenza.

La seconda riguarda il divario di genere: sebbene ci sia un elemento molto positivo, nelle scienze il divario è sostanzialmente superato, con ragazze e ragazzi che ottengono risultati equivalenti, uno dei progressi più significativi emersi per l’Italia nei risultati PISA 2025, basta osservare i dati nel dettaglio per vedere riemergere gli stereotipi culturali che continuano a influenzare le scelte formative e le performance.

  • I livelli di eccellenza: tra gli studenti con le prestazioni migliori nelle scienze, i ragazzi superano le ragazze di ben 15 punti.
  • Matematica e digitale: il vantaggio maschile sale a 17 punti in matematica e tocca i 22 punti nel computational problem solving.
  • Lettura: la comprensione del testo resta a forte prevalenza femminile, con le studentesse che staccano i coetanei di 28 punti.

Nel suo intervento, Amalia Ercoli Finzi (prima donna laureata in ingegneria aeronautica e professore emerito al Politecnico di Milano) sottolinea che più ampi sono i divari, territoriali e sociali, più duri a morire sono i pregiudizi e gli stereotipi di genere e più difficile è la strada verso una democrazia compiuta.

Sul tema del genere, Amalia Ercoli Finzi ha espresso un monito molto chiaro: «Noi donne abbiamo una sorta di cappio per quel che riguarda le scienze e le tecnologie, fatto da pregiudizi secondo i quali non avremmo talento, carattere e tempo (No talent, No temper, No time)».

Smentendo questi luoghi comuni, la professoressa ha ricordato che le donne possiedono talento e carattere, ma spesso hanno meno tempo a causa del “doppio lavoro” di professione e di cura familiare (che dovrebbe essere invece equamente condiviso dalla società e dai partner). Ha poi rivendicato l’importanza delle doti tradizionalmente e storicamente affinate dalle donne, come il “sentimento” (la cura degli altri) e l'”intuizione”, intesa come capacità di elaborare rapidamente informazioni complesse e subconsce per trovare soluzioni innovative.

I test dimostrano tuttavia che 7 persone su 10 associano ancora la carriera e la tecnologia al genere maschile. Questa distorsione viene alimentata dai media e dai social network, dove le professioni ad alta remunerazione e prestigio (ingegnere, amministratore delegato, medico) vengono rappresentate al maschile, mentre i ruoli di servizio o di cura (come la donna delle pulizie o l’assistente sociale) al femminile. «Le ragazze crescono con l’idea di non essere portate per certi studi, ha incalzato la professoressa. Bisogna cambiare le cose, educando in modo diverso chi siede tra i banchi».

Ercoli Finzi ha inoltre sottolineato l’evoluzione sociale del concetto di età: in passato le fasi di crescita (prima e seconda infanzia, pubertà, adolescenza) erano rigorosamente scandite. Oggi, ragazzi sedicenni già fisicamente strutturati vengono ancora considerati dai genitori come “bambini”. I giovani d’oggi non sono più o meno intelligenti rispetto al passato, ma dispongono di maggiori mezzi e opportunità. L’uso scorretto dell’Intelligenza Artificiale rischia però di impoverirne il senso critico, lo strumento indispensabile che trasforma lo studente in un cittadino capace di smontare le fake news e sviluppare un pensiero autonomo.

Il vero compito della scuola e degli insegnanti è quello di andare oltre la semplice trasmissione nozionistica. Occorre saper individuare il potenziale unico di ciascun studente, insegnare che le grandi decisioni globali vanno prese collettivamente dalla comunità e scardinare i pregiudizi di genere e di territorio. Solo così l’istruzione potrà diventare un reale strumento di parità, trasformando ogni studente in un cittadino libero e consapevole.

Come emerso dal discorso di Ercoli Finzi, la scienza non deve essere intesa come una teoria astratta, ma come uno strumento che risolve problemi pratici della vita quotidiana, migliora il benessere collettivo e garantisce la democrazia. Ripercorrendo la storia delle grandi innovazioni tecnologiche, dai treni ad alta velocità fino al ruolo dei satelliti e alle sfide dell’esplorazione lunare col programma Artemis, l’esperta ha invitato la scuola a non limitarsi alle equazioni, ma a stimolare il cervello, la curiosità, l’entusiasmo dei giovani e il pensiero critico.

 

https://www.youtube.com/live/tMXohLb7LEU

 

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