Il 15 giugno a Milano, la XXIV edizione italiana del Premio L’Oréal-UNESCO “For Women in Science” Young Talents Italia ha celebrato le eccellenze della ricerca scientifica under 35, portando sul palco storie di donne che stanno ridisegnando i confini della scienza, dall’astrofisica alla medicina molecolare. Oltre quattrocento candidature da tutta Italia per sei soli posti. Numeri che testimoniano la vivacità della ricerca al femminile nel nostro Paese, ma anche la necessità di un supporto concreto.
Dal 2002 a oggi, la sinergia tra L’Oréal Italia e la Commissione Nazionale per l’UNESCO ha supportato 130 giovani scienziate. Un impegno che nelle ultime edizioni ha visto la trasformazione delle storiche borse di studio in veri e propri Premi da 20.000 euro, pensati per garantire alle ricercatrici la massima flessibilità e compatibilità con altri fondi, incentivandole a portare avanti i propri studi negli istituti italiani.
Il dibattito milanese ha superato la semplice celebrazione, affrontando nodi cruciali per il futuro della comunità scientifica ed economica. Per esempio, accanto al divario numerico nei laboratori, l’edizione 2026 ha acceso i riflettori su una sfida tecnologica e culturale imminente: lo sviluppo degli algoritmi. Infatti, se i dati utilizzati per addestrare l’intelligenza artificiale non rappresentano adeguatamente tutta la popolazione, si potrebbero produrre risultati distorti, penalizzando alcuni gruppi di persone e contribuendo a perpetuare discriminazioni esistenti.
«Il ruolo delle donne nella scienza è di fondamentale importanza, ma non per le donne, per la società», ha scandito con forza la Professoressa Lucia Votano, dirigente emerita dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) e presidente della giuria. «Il fatto che solo il 30% delle donne partecipi alla ricerca scientifica, soprattutto nelle discipline STEM, è un problema per tutti».
Un concetto supportato anche dalla ricerca Sognando il futuro e il lavoro: seconda edizione della ricerca Valore D e Ipsos Doxa dove emerge che le disuguaglianze di genere si formano ben prima dell’ingresso nel lavoro: già dalla scuola secondaria di primo grado, infatti, ragazze e ragazzi immaginano futuri professionali diversi. Le professioni tecnico-scientifiche attraggono soprattutto i ragazzi, mentre le ragazze restano più distanti da questi ambiti. Anche quando cresce la conoscenza delle STEM, gli stereotipi resistono: tra i 16 e i 21 anni più di un quarto dei ragazzi, e circa una ragazza su cinque, ritiene le ragazze meno portate per le materie scientifiche. Anche la fiducia nelle pari opportunità cambia con l’età. Tra gli 11 e i 14 anni i livelli sono simili tra ragazzi e ragazze, ma tra i 16 e i 21 anni il divario aumenta: la fiducia delle ragazze cala sensibilmente rispetto a quella dei coetanei maschi. È il segnale di un progressivo restringimento delle possibilità percepite dalle ragazze, influenzato dal contesto culturale, sociale e dalle rappresentazioni incontrate durante la crescita.
Nel modo in cui ragazze e ragazzi immaginano il futuro, famiglia e scuola restano riferimenti centrali: la prima mantiene una forte influenza, mentre la seconda appare più presente nell’orientamento rispetto al passato. Resta però forte la richiesta di supporto concreto: esperienze reali, testimonianze e occasioni di confronto che aiutino a riconoscere talenti, inclinazioni e possibilità oltre le sole informazioni teoriche. Ecco perché il Premio L’Oréal-UNESCO “For Women in Science” Young Talents Italia e le testimonianze delle vincitrici sono così importanti.
I sei progetti premiati mostrano come il contributo femminile sia già centrale in alcune delle frontiere più avanzate della ricerca: dallo spazio alla medicina molecolare, dal calcolo quantistico alla diagnostica basata sull’intelligenza artificiale.
Maria Cristina Baglio, astrofisica specializzata nei sistemi binari con buchi neri e stelle di neutroni, studia nel suo progetto, The Fast and the Furious, i processi di accrescimento ed espulsione di materia per costruire un modello unificato, estendibile anche ai buchi neri supermassicci al centro delle galassie. L’istituto ospitante è l’INAF – Osservatorio Astronomico di Brera – Merate.
Martina Fiumara è una ricercatrice in medicina molecolare, specializzata in terapia genica e cellulare. Il suo lavoro combina biologia delle cellule staminali del sangue e ingegneria genetica per correggere il DNA malato e sviluppare nuove cure per la sindrome VEXAS. Il progetto è ospitato dall’Istituto San Raffaele Telethon per la Terapia Genica e dall’Università Vita-Salute San Raffaele.
Taira Giordani, fisica specializzata in tecnologie quantistiche fotoniche, con il progetto 3D-QORE, sviluppa circuiti ottici integrati 3D riconfigurabili, basati su singole particelle di luce, per elaborare informazioni ed eseguire algoritmi quantistici complessi. L’istituto ospitante è la Sapienza Università di Roma, Dipartimento di Fisica, Quantum Lab.
Lucrezia Laccetti, botanica specializzata nell’adattamento delle piante agli ambienti estremi, studia con la sua ricerca i meccanismi ecologici e genetici dell’interazione tra piante e insetti, per capire come le specie vegetali possano rispondere ai cambiamenti climatici. Il progetto è ospitato dall’Università degli Studi di Napoli Federico II, Dipartimento di Biologia.
Elena Monti, fisiologa e biologa specializzata nell’invecchiamento neuromuscolare, punta con il suo progetto a creare una mappa trascrittomica e proteomica del muscolo umano per individuare e validare nuove strategie terapeutiche contro la perdita di massa e forza muscolare legata all’età. L’istituto ospitante è l’Università di Padova, Dipartimento di Scienze Biomediche.
Selene Tomassini è un’ingegnere biomedica e ricercatrice nell’intelligenza artificiale applicata alla medicina. Con il progetto mAInds, sviluppa sistemi di supporto alle decisioni cliniche per la diagnostica per immagini in ambito neuro-oncologico. L’istituto ospitante è il Dipartimento di Ingegneria e Scienza dell’Informazione dell’Università di Trento.
Nato nel 1998, il programma internazionale L’Oréal-UNESCO “For Women in Science” sostiene le scienziate nel superamento delle barriere di carriera e promuove l’eccellenza scientifica. In 28 anni ha supportato oltre 4.900 ricercatrici in più di 140 Paesi. Sette tra queste scienziate dopo aver ricevuto il premio sono state insignite del premio Nobel, tra cui Emmanuelle Charpentier e Jennifer Doudna per la Chimica nel 2020, Anne L’Huillier per la Fisica e Katalin Karikó per la Medicina nel 2023.
L’obiettivo per l’Italia resta quello indicato da Ninell Sobiecka: “Celebrare la ventiquattresima edizione italiana del Premio ‘L’Oréal-UNESCO For Women in Science’ significa rinnovare il nostro impegno nel sostenere la parità di genere nella ricerca scientifica per favorire il progresso di tutta la società. Le sei giovani eccellenze che premiamo oggi non si distinguono solo per il rigore dei loro progetti — che spaziano dalla medicina molecolare all’applicazione dell’Intelligenza Artificiale — ma diventano veri e propri modelli di riferimento per le prossime generazioni. Perché il mondo ha bisogno della scienza, e la scienza ha mai come ora bisogno delle donne”.