Ancora sul caso Majorana: per una “anatomia della scomparsa”

Tornato alla ribalta nelle recenti cronache politiche, è anche lo sfondo di un nuovo libro che ricostruisce il dibattito tra lo scrittore Leonardo Sciascia e il fisico Edoardo Amaldi sulla responsabilità civile degli scienziati

Le immagini dei funghi bianchi e grigi che salivano al cielo nell’agosto del ‘45 generano preoccupazione oggi più che mai. Avevamo forse immaginato di esserci lasciati alle spalle il pericolo nucleare. Un incubo che invece era ben presente nel 1975, in piena Guerra fredda, quando si ricordavano Hiroshima e Nagasaki nel 30° anniversario dalle esplosioni. In quel clima, ancora suggestionato dagli orrori indicibili dei fallout radioattivi, uscì un libro che additava chiaramente i responsabili di quegli orrori: erano stati i fisici, in particolare quelli della scuola romana guidata da Enrico Fermi che, pur essendo consapevoli delle potenzialità delle loro ricerche, non si rifiutarono di portarle avanti, ma vi contribuirono fortemente con il progetto Manhattan. L’autore della denuncia era Leonardo Sciascia ne La scomparsa di Majorana, in cui sosteneva che il giovane brillante allievo di Fermi aveva deciso di scomparire per non condividere la responsabilità di ricerche di cui aveva previsto il potenziale mortifero. Il libro di Sciascia è oggi al centro di un’opera deliziosa, uscita per Bollati Boringhieri a firma di Vincenzo Barone, fisico stimato e competente divulgatore noto anche al grande pubblico. Il libro, intitolato Anatomia della “Scomparsa”, va ben oltre le ipotesi circa la fine di Majorana e analizza l’acceso dibattito intellettuale suscitato da Sciascia, ponendo questioni cruciali ancora oggi. Per saperne di più, noi di Prisma abbiamo fatto due chiacchiere con l’autore.

 

 

Professor Barone, è chiaro che la sua opera ha un’anima e muove da alcuni intenti precisi: vuole parlarcene?
«Il dibattito che seguì la pubblicazione de La Scomparsa di Majorana è straordinariamente attuale. Due giganti del nostro Novecento, Leonardo Sciascia e Edoardo Amaldi, si confrontarono su una questione cruciale: il posto della
scienza nella società e nella cultura».

E qual era la posizione di Sciascia circa le responsabilità degli scienziati e i rapporti tra scienza e potere?
«Sciascia osservava – a ragione – che il suo racconto era la prima opera letteraria italiana ad affrontare il tema della responsabilità degli scienziati, ma trascurava il fatto che nella comunità scientifica la questione era dibattuta da tempo. La sua idea della scienza era piuttosto riduttiva, interamente appiattita sugli effetti pratici. Da questo punto di vista, la bomba atomica, ai suoi occhi, cancellava qualunque applicazione benefica e relegava i fisici a una posizione di colpevolezza senza appello».

Come reagirono i ragazzi di via Panisperna, ormai non più “ragazzi”, a queste prese di posizione? Potevano tollerare il ridimensionamento della figura di Fermi e la tesi per la quale Majorana se ne fosse andato per non sporcarsi le mani con la bomba?
«Dopo l’uscita del libro, Amaldi si incaricò di correggere e confutare le ricostruzioni storiche di Sciascia, in particolare quelle relative ai rapporti di Majorana con Fermi, e al ruolo dei fisici durante la guerra. Amaldi, peraltro, era attivamente impegnato sul fronte del disarmo nucleare, con battaglie personali anche aspre, e rappresentava dunque il migliore controesempio alla tesi sciasciana dell’indifferenza degli scienziati. Lui e altri fisici fecero giustamente notare allo scrittore siciliano che il suo attacco indiscriminato alla scienza finiva per demolire quel sistema di valori fondamentali che la scienza porta con sé: la ricerca della verità, lo spirito critico, la tolleranza, il rifiuto di ogni principio di autorità».

Le avventure epiche del gruppo romano capitanato da Enrico Fermi, cui solo Ettore Majorana – il “grande inquisitore” – teneva testa, appassionano ancora tutti noi che vi partecipiamo con trasporto postumo. Vincenzo Barone, che appartiene di diritto alla terza generazione d.F. (“dopo Fermi”), ci fa conoscere nel dettaglio una vicenda in cui parlano molti dei nostri eroi, attraverso documenti originali sapientemente organizzati in un dialogo corale. Leggetelo.

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