Da giovedì 7 maggio è disponibile Prisma 82 (maggio 2026). La storia di copertina è dedicata ad un tema di grandissima attualità: come la tecnologia stia trasformando in un modo mai visto in precedenza il nostro mondo, anche dal punto di vista bellico. Dall’alto con i satelliti, non solo per le previsioni meteo e le telecomunicazioni, ma appunto anche come infrastrutture strategiche nella gestione dei conflitti – come ci racconta in un ricco articolo Emilio Cozzi – e dal basso, se così vogliamo dire, attraverso i droni, il cui impatto democratico e a basso costo sta capovolgendo le dinamiche dell’odierna geopolitica (basti pensare al controllo dello Stretto di Hormuz). In una visione più ampia, modelli di intelligenza artificiale per la guerra, sistemi di sorveglianza e profilazione, diffusione di fake news sui social stanno stravolgendo la realtà, dominata ora dagli oligarchi della tecnologia, che assomiglia sempre più a un film di fantascienza (come ci racconta Paolo Caressa ne “Il lato oscuro delle Big Tech). Che armi abbiamo noi comuni cittadini? La nostra consapevolezza e il coraggio di volere la pace, seguendo le orme di chi ha combattuto la guerra in nome del pacifismo, come ci suggerisce Giovanna Guidone.
Ecco l’incipit dell’articolo di Emilio Cozzi – “il dominio dell’orbita” – che apre la storia di copertina:
Sono le 4 del mattino del 24 febbraio 2022. Carri armati della Federazione Russa varcano il confine ucraino. Nei minuti precedenti, qualcosa di meno visibile ma altrettanto decisivo è già accaduto al di là del cielo: un attacco informatico, mai rivendicato ma attribuito a Mosca, ha colpito la rete satellitare KA-SAT, gestita dalla società statunitense Viasat, che l’Ucraina usa per coordinare le proprie forze. In un istante, migliaia di terminali diventano inutilizzabili. I disturbi si propagano fino alle turbine eoliche in Germania. Quel 24 febbraio di quattro anni fa, il primo atto della guerra si compie a 35.000 chilometri dalla superficie terrestre, cambiando radicalmente il modo in cui pensiamo allo spazio. Tecnologie che eravamo soliti associare perlopiù alla meteorologia, alla navigazione o alle telecomunicazioni, da quel momento si rivelano l’infrastruttura nervosa dei conflitti contemporanei. Poco dopo l’offensiva a Viasat, il governo ucraino contatta la compagnia SpaceX di Elon Musk chiedendo terminali di emergenza
per la connessione al sistema satellitare Starlink. La risposta arriva in meno di 48 ore e nei mesi successivi SpaceX fornisce ai contingenti ucraini oltre 1.300 terminali, con conseguenze tattiche pressoché immediate: le squadre di ricognizione possono inviare droni sulle posizioni russe trasmettendo video in tempo reale ai comandanti dell’artiglieria; le unità isolate mantengono comunicazioni cifrate anche dove le infrastrutture terrestri, distrutte, non lo permetterebbero. Secondo chi coordina le forniture alle truppe, Starlink rende «il campo di battaglia il più trasparente possibile»….
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