Maryam Mirzakhani, il “genio lento”

La straordinaria vita della matematica Maryam Mirzakhani, prima donna a vincere la medaglia Fields e simbolo della lotta per i diritti civili in Iran, il cui giorno di nascita – 12 maggio – è diventato il giorno delle donne nella matematica

Qualunque cosa pensiate dell’Iran, il Paese che il presidente Trump lo scorso 2 aprile ha dichiarato di voler riportare all’età della pietra, sappiate che se una simile minaccia si fosse concretizzata vent’anni fa, la matematica avrebbe perso una ricercatrice d’eccellenza e il movimento femminile sarebbe stato privato di un traguardo storico: la prima medaglia Fields assegnata a una donna. Non si tratta della più grave delle conseguenze, certo, ma è un esempio sufficiente a rafforzare la nostra determinazione quando chiediamo che si smetta di fare guerre perpetuando crimini contro l’umanità e altre atrocità.
La scienziata a cui si fa riferimento è la matematica Maryam Mirzakhani. Nata a Teheran il 12 maggio 1977, non sembra affatto una predestinata alla carriera scientifica: a scuola, infatti, la matematica non la appassiona in modo particolare e preferisce dedicarsi ad altro, soprattutto alla lettura. Eppure il suo talento emerge presto, tanto da permetterle di accedere a una scuola femminile riservata a giovani eccezionalmente dotate. Metodica, testarda, determinata, comincia a confrontarsi con i problemi, anche quelli più difficili. Lo fa insieme a Roya Beheshti, che da compagna di scuola diventerà l’amica di tutta la vita. Insieme, nel 1994, partecipano alla finale internazionale delle Olimpiadi della matematica. Sono le prime ragazze alle quali viene permesso di entrare nella squadra iraniana e portano a casa due medaglie: Maryam d’oro e Roya d’argento. L’anno successivo è un altro oro per Maryam, addirittura con il massimo punteggio possibile. Questo risultato la rende una figura molto conosciuta nel suo Paese, un modello discreto ma riconoscibile per molte giovani donne. Discreto perché lei non fa mai dichiarazioni pubbliche, preoccupata com’è di non mettere in difficoltà i suoi. Il successo olimpico apre alle due ragazze le porte dell’università Sharif di Teheran dalla quale, nel 1998, si muovono, ancora una volta insieme, per un dottorato negli Stati Uniti: Roya al Massachusetts Institute of Technology e Maryam a Harvard. Non senza fatica si abituano a vivere in un Paese così diverso da quello che hanno lasciato. Non c’è solo la nostalgia di casa: c’è anche l’inquietudine generata dall’improvvisa libertà personale.
Ad Harvard Mirzakhani studia per la sua tesi con Curtis McMullen (che nel 1998 aveva ottenuto la medaglia Fields). Il risultato, secondo molti, è un capolavoro che contiene la soluzione di molti problemi fondamentali. Fin dall’inizio del suo lavoro di ricerca, Mirzakhani ha l’abitudine di riempire dei piccoli blocchi da disegno con schemi di superfici immaginarie, quasi fossero dei mondi nuovi. Non ha mai fretta di concludere. I suoi colleghi avrebbero accennato a lei come al «genio lento» e lei stessa avrebbe detto di sé ai suoi dottorandi: «Non cerco di capire un problema, cerco di diventarne amica».
Nel 2004 Maryam è docente a Princeton. Nel 2008 passa a Stanford, dove dimostra con Alex Eskin il teorema della bacchetta magica sulla dinamica dei biliardi geometrici, che è alla base della sua medaglia Fields. Il riconoscimento le viene consegnato il 13 agosto 2014 durante il Congresso internazionale dei matematici a Seul, quando è già così malata che ha temuto di non riuscire a partecipare. Ad accompagnarla ci sono il marito, il matematico cecoslovacco Jan Vondràk, e la piccola Anahita, nata nel 2011, che avrebbe descritto il lavoro della mamma come quello di un’artista, quasi che le rappresentazioni intricate di superfici di cui riempiva i fogli fossero a tutti gli effetti delle opere d’arte. In Iran, il presidente della repubblica le fa su Twitter le congratulazioni per la medaglia Fields e pubblica due fotografie che la ritraggono una con il hijab e l’altra senza. Un fatto che non ha precedenti.
Nel 2016, dopo un periodo di remissione, il cancro al seno si aggrava e Maryam muore il 14 luglio 2017. Dopo la medaglia Fields, Mirzakhani aveva rifiutato di usare il successo professionale per ottenere un ruolo pubblico nel suo Paese e aveva preferito restare una presenza discreta.
Grazie a lei, però, le donne iraniane hanno conquistato un nuovo diritto. Nel suo testamento, infatti, Maryam aveva chiesto che la cittadinanza iraniana venisse concessa ad Anahita, anche se non era figlia di un uomo iraniano ma “solo” di una donna iraniana. La sua richiesta ha scatenato un grande dibattito, finché nel 2020 la legge iraniana è stata effettivamente riformata. L’ennesima eredità importante di questa donna fuori dal comune.

 

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