Numeri e grafici non mentono, ma possono essere usati per farlo: ecco il vademecum per scoprire manipolazioni e distorsioni
«Ci sono tre generi di bugie: le bugie, le maledette bugie e le statistiche»: questa frase fu pronunciata dal primo ministro britannico Benjamin Disraeli nella seconda metà dell’Ottocento. Ma cosa intendeva? E perché è ancora così attuale? Nel mondo di oggi siamo costantemente “bombardati” dai dati: la statistica interviene in ogni ambito, dall’economia alla politica. I metodi e i termini statistici sono fondamentali per dare un senso ai dati di massa: dalle tendenze sociali ed economiche ai problemi ambientali, fino ai sondaggi d’opinione e ai censimenti.
Tuttavia, numeri, medie, relazioni tra dati, tendenze e grafici non sono sempre ciò che sembrano: possono significare molto di più (o molto meno) di quanto appare a prima vista. Il linguaggio della statistica, così attraente in una cultura di dati e di fatti, è spesso usato in modo fuorviante: per gonfiare notizie, confondere, semplificare eccessivamente o far sembrare importanti cose irrilevanti. Ecco perché le statistiche sono più efficaci delle bugie: ingannano senza rivelare la distorsione. Capire come la statistica può essere usata per manipolare è quindi la nostra migliore difesa.
NUMERI E PERCENTUALI: MANEGGIARE CON CURA
Innanzitutto, per potersi fidare di una statistica è cruciale che il campione sia abbastanza grande e rappresentativo, altrimenti i dati saranno già distorti e le conclusioni inaffidabili. Inoltre, un risultato deve avere un alto grado di significatività, ovvero una probabilità molto bassa di essere solo frutto del caso, per non rischiare di scambiare una coincidenza per una verità. Di per sé i numeri non mentono, ma possono essere usati per farlo. A volte un dato reale e impressionante viene presentato per supportare una tesi, anche se in realtà non la dimostra veramente. È questo il trucco del numero pseudo-connesso: ad esempio, pubblicizzare un’automobile dicendo che “il 90% dei nostri motori è ancora perfettamente funzionante” non prova la sua affidabilità, se si omette di dire che l’età media di quei motori è di appena un anno. Aggiungere tante cifre dopo la virgola è un altro espediente per dare a un numero un’aria scientifica e autorevole, anche quando quella precisione è solo un’illusione creata da un calcolo matematico. Nella realtà, i dati di partenza sono spesso stime approssimative. Pensiamo ad esempio a un’app per il fitness, la quale calcola che in media i suoi utenti bruciano 253,38 calorie durante un allenamento. Questo numero così preciso fa sembrare l’app molto scientifica, ma il dato si basa su stime inserite dagli utenti (peso, altezza, durata, ecc.), che sono quasi sempre imprecise. Dire “circa 250 calorie” sarebbe più onesto, ma molto meno d’effetto.
Infine, confondere la variazione percentuale (di quanto è cresciuto un valore rispetto al suo valore iniziale) con i punti percentuali (la semplice differenza aritmetica tra percentuali) è un modo classico per ingigantire o minimizzare un fenomeno a proprio piacimento. Prendiamo un tasso di interesse che passa dall’1% al 2%. Si può raccontare la notizia in due modi. Una banca, per non allarmare i clienti, potrebbe dire: “Il tasso è aumentato di un solo punto percentuale”. Un giornale in cerca di un titolo forte, invece, scriverebbe: “I tassi di interesse sono aumentati del 100%!”, dato che il valore è raddoppiato. Entrambe le frasi sono tecnicamente corrette, ma l’impatto percepito è completamente diverso.
GRAFICI: ATTENZIONE ALLE PERCEZIONI INGANNEVOLI
Anche i grafici possono essere usati per alterare la percezione dei dati e portarci a interpretazioni errate. Vediamo come. È possibile alterare un grafico lineare per esagerare una tendenza semplicemente manipolando la sua scala verticale. Se, ad esempio, un’azienda automobilistica vuole esagerare un aumento del 10% nelle vendite annuali, può “tagliare” l’asse verticale facendolo partire da un valore superiore a zero. Questo semplice “zoom” rende una crescita graduale un’impennata netta, dando l’impressione di un successo molto più grande di quello reale. O ancora, basta cambiare il rapporto tra ordinate e ascisse, “stirando” l’asse verticale: ciò amplifica ulteriormente l’impressione di una crescita esplosiva. Anche i diagrammi a barre possono trarre in inganno se viene manipolata la scala verticale. Per esagerare le differenze tra i dati, anche in questo caso si può “tagliare” l’asse verticale facendolo partire da un valore superiore a zero, rendendo così le barre molto più sproporzionate all’occhio. Al contrario, per minimizzare le differenze e far sembrare i valori simili, si può estendere molto la scala verticale, “schiacciando” le barre e rendendo le variazioni meno evidenti.

I pittogrammi, che usano icone per rappresentare quantità, possono creare vere e proprie illusioni ottiche. Se volessimo mostrare che la ditta A ha venduto il doppio delle auto della ditta B (ad esempio, 2 milioni contro 1 milione), un pittogramma “onesto” userebbe due icone della stessa dimensione per A e una per B. Tuttavia, per esagerare la differenza, basta disegnare l’icona dell’auto della ditta A con altezza doppia rispetto a quella di B. Il problema è che, essendo alta il doppio, apparirà anche larga il doppio: nel disegno, la sua area sarà quattro volte maggiore. Peggio ancora, se pensiamo all’auto come un oggetto tridimensionale, l’impressione è che sia addirittura 8 volte più grande, un’esagerazione rispetto alla realtà del “solo” doppio. Tra l’altro, i pittogrammi possono anche confondere quantità e dimensione. Scalare le icone, invece di ripeterle per mostrare numeri diversi, può infatti portare a un altro equivoco: l’immagine di un’auto più grande potrebbe suggerire auto più grosse, anziché più vendite. In definitiva, i grafici non sono mai neutrali: possono illuminare o ingannare. Per questo è essenziale guardarli sempre con occhio critico, per distinguere la verità dai trucchi visivi e non lasciare che influenzino indebitamente le nostre opinioni e decisioni.

PER SAPERNE DI PIU’
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