2027: torna l’Erasmus!

Nel 2027 il Regno Unito rientrerà nel programma europeo di mobilità per studenti Erasmus+: ecco cosa prevede l’accordo firmato dopo lunghe trattative tra Ue e governo britannico

Il comunicato ufficiale del governo britannico conferma che «il Regno Unito ha concordato i termini per aderire al programma Erasmus+ nel 2027, ampliando le opportunità per giovani di ogni estrazione, studenti, formatori e staff educativo di studiare e formarsi all’estero». Secondo i dati diffusi da Londra, il contributo britannico al programma di mobilità Erasmus+ (plus indica l’ultima evoluzione decisa nel 2014, ndr) per il 2027 si aggirerà intorno ai 570 milioni di sterline, cifra che comprende uno sconto del 30% rispetto ai parametri previsti dal Trade and Cooperation Agreement (il documento che regola le relazioni post-Brexit).

L’accordo per ora è strutturato come un’associazione “a tempo”: copre il ciclo di bandi relativo all’anno accademico 2027/28, mentre lascia la decisione su una partecipazione oltre il 2028 alle negoziazioni sul prossimo bilancio dell’Unione europea. La ripresa del programma di scambio, frutto della visione della giurista italiana Sofia Corradi, sana un vulnus per la comunità studentesca britannica. La perdita dell’Erasmus era stata una delle ripercussioni più dolorose della decisione del Regno Unito di uscire dall’Ue con il referendum sulla Brexit del 2016. In quella consultazione, oltre il 71% degli elettori fra i 18 e i 24 anni, con picchi anche più alti nelle città universitarie, aveva votato “no” all’uscita dall’Ue.

La presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen ha salutato l’intesa come un passo di grande valenza simbolica: il ritorno del Regno Unito in Erasmus+ «aprirà la porta a nuove esperienze condivise e a amicizie durature» tra studenti europei e britannici, ha commentato. In un messaggio congiunto con Londra ha inoltre sottolineato l’impegno comune «a continuare a portare avanti la nostra agenda condivisa in tempo per il prossimo vertice Ue -Regno Unito». Del resto, Ursula Von del Leyen ha più volte condiviso il suo apprezzamento per gli scambi studenteschi, rievocando con nostalgia la sua esperienza alla London School of Economics, nei tardi anni Settanta. Il primo ministro britannico Keir Starmer, a sua volta, ha incardinato il rientro in Erasmus+ nella sua strategia di ripresa e rafforzamento dei rapporti dicollaborazione con l’Europa, dopo l’ostilità e l’antagonismo degli ultimi governi conservatori. Nella cornice dell’accordo più ampio con Bruxelles, il governo ha definito l’intesa su Erasmus+ «una vittoria straordinaria per i nostri giovani» e la prova che «la nostra rinnovata partnership con l’Ue sta funzionando bene».

L’associazione del Regno Unito a Erasmus+ non si limita agli scambi universitari. Il programma si è evoluto notevolmente da quando il Regno Unito ha lasciato l’Ue e ora offre opportunità significative in formazione professionale, sport, istruzione scolastica, partecipazione attiva alla società civile e ai processi democratici e di istruzione continua degli adulti. Il governo britannico stima che oltre 100.000 persone nel Regno Unito – tra studenti universitari, elevate international fees oggi applicate agli studenti Ue fuori dai programmi di scambio. Restano possibili piccoli costi amministrativi o contributi di tipo associativo presso l’ateneo ospitante, ma le rette universitarie nel Regno Unito vengono tecnicamente azzerate per il periodo Erasmus grazie al meccanismo di rinuncia alle tuition (tasse) da parte dell’università di destinazione. Parallelamente, gli studenti britannici che verranno in Italia in mobilità Erasmus saranno esentati dal pagamento di tasse aggiuntive nelle università italiane ospitanti, ma continueranno a versare la contribuzione dovuta al loro ateneo nel Regno Unito, oggi intorno alle 9.000 sterline l’anno solo di retta. In entrambi i casi, Erasmus+ prevede borse di mobilità che contribuiscono a coprire i costi di soggiorno, con importi calibrati sul costo della vita del Paese ospitante (l’Italia è di solito in fascia media, il Regno Unito in fascia alta), mentre permangono a carico degli studenti le spese di visto e assicurazione, se necessarie.

Sul fronte britannico, il dossier Erasmus+ è gestito dal Dipartimento per l’educazione e dal nuovo ministro per le relazioni con l’Ue, Nick Thomas-Symonds, che ha negoziato l’intesa con il vicepresidente della Commissione europea Maroš Šefčovič. È prevista però la designazione di una nuova agenzia nazionale per l’attuazione del programma, che
pubblicherà linee guida e bandi in tempo utile per la call del 2027. Dal lato italiano, continueranno ad avere un ruolo centrale l’Agenzia Nazionale Erasmus+ Indire per l’istruzione superiore e scolastica e l’Agenzia Inapp per la formazione professionale e il lavoro, che gestiscono i partenariati e i flussi di mobilità con i partner britannici.

Prima della Brexit, il Regno Unito era uno dei principali Paesi di destinazione per l’Erasmus, con decine di migliaia di studenti europei in mobilità ogni anno e una presenza massiccia di italiani. L’uscita dal programma nel 2021 aveva poi interrotto quel canale strutturato, sostituito solo in parte dal Turing Scheme (un programma più ristretto). Per gli studenti Ue che volevano studiare nel Regno Unito le strade percorribili si erano molto ridotte, con l’obbligo di versare rette internazionali tra le 12.000 e le 25.000 sterline annue. Per chi, dal 2027, deciderà di trascorrere l’intero periodo di studi universitari in Uk, con un trattamento da cittadino straniero, le cifre restano quelle. Ma il rientro in Erasmus+ dal 2027 ripristina il principio del fee waiver, cioè dell’applicazione delle tasse universitarie del Paese di provenienza, per periodi di scambio più brevi, e riavvicina il quadro dei costi e dei numeri di partecipazione al modello pre-Brexit, pur in un contesto politico meno accogliente e con un orizzonte finanziario ancora limitato a un solo anno di bilancio.

Il settore universitario britannico ha accolto il ritorno a Erasmus+ come una normalizzazione attesa da anni. Tim  Bradshaw, amministratore delegato del Russell Group che raccoglie gli atenei d’élite del Paese, si è detto «delighted» (molto soddisfatto) per l’annuncio e ha sottolineato come il nuovo Erasmus+ offra «fantastiche opportunità per studenti, adulti in formazione e giovani, tutti in grado di beneficiare di nuove esperienze e percorsi di apprendimento». Vivienne Stern, a capo di Universities Uk (l’organizzazione che rappresenta le università del Regno Unito), ha definito l’accordo «un enorme passo avanti» nelle relazioni con l’Ue e uno strumento per creare opportunità che cambiano la vita «per migliaia di studenti». In parallelo, reti universitarie europee come la European University Association hanno parlato di «una notizia eccellente» che ristabilisce i flussi di mobilità interrotti dalla Brexit. Per avere dettagli sugli atenei e le associazioni coinvolte, però, bisognerà aspettare ancora qualche mese.

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