Un San Valentino bestiale!

Può capitare a tutti di innamorarsi di un partner stravagante che pare irresistibile. Lo stesso accade anche nel regno animale, come dimostrano queste curiose storie d’amore

Pinguini che regalano ciottoli all’amata, pavoni che fanno la ruota, cavallucci marini maschi che danzano insieme: i rituali di corteggiamento e accoppiamento nel regno animale sono incredibilmente vari. Le strategie riproduttive sono un’infinità e a volte lasciano davvero a bocca aperta. Parafrasando il vecchio proverbio, “specie che vai, usanza che trovi”.

L’appiccicoso

 

«Siamo una cosa sola»: tra gli innamorati umani è una delle frasi più trite, stucchevoli e, per fortuna, anche false. La faccenda è diversa se sei un pesce abissale, ovvero se appartieni a una delle circa 160 specie di lofiformi, quei pesci dall’aspetto scheletrico e inquietante che vagano nelle profondità degli oceani con un lumicino davanti agli occhi.
Il lumicino, in realtà, è appannaggio delle sole femmine che, oltre a un “lampione” personalizzato, vantano anche dimensioni circa venti volte quelle dei maschi. Dal canto loro i maschi, piccoli e indifesi, si aggirano a casaccio nel buio aspettando di incontrare una compagna di vita. Va da sé che in queste condizioni un appuntamento galante è
una faccenda rara, rarissima. Ecco perché i maschi, quando avvertono la presenza di una potenziale partner, le si attaccano – letteralmente – e non la mollano più. In breve, i vasi sanguigni dei due pesci si fondono e l’intero corpo del maschio diventa parte integrante della femmina. Fa eccezione l’apparato genitale, che rimane all’esterno e permette alla sposa di fecondare le proprie uova quando più le piace. Perciò sì, se sei un pesce abissale con intenzioni serie e una “fusione” già ben avviata, puoi permetterti di dirle «siamo una cosa sola».

L’inadeguato

 

Le lumache sono ermafrodite: ogni individuo ha organi genitali sia maschili che femminili. In alcune specie, prima di accoppiarsi, gli amanti combattono per stabilire chi dei due avrà il ruolo della femmina e quindi il compito di deporre le uova (indovinate se spetta a chi vince o a chi perde). Nella maggior parte dei casi, invece, le due lumache si
fecondano reciprocamente durante l’accoppiamento. Nel 2016 fece il giro del mondo la storia di Jeremy, una chiocciola inglese levogira, cioè dotata di una conchiglia che si avvolge verso sinistra (una condizione piuttosto rara che si verifica in un caso su 40.000 e che comporta una disposizione degli organi speculare rispetto alla norma).
Per una chiocciola essere “mancina” è un vero disastro per la vita romantica: l’accoppiamento tra esemplari speculari tra loro è impossibile. Ecco perché all’epoca fu lanciata una massiccia campagna globale per trovare un possibile partner per Jeremy. Due candidati levogiri si presentarono all’appello: Lefty e Tomeu. Ironia della sorte, in un primo momento Lefty e Tomeu si piacquero tra loro e diedero alla luce circa 170 lumachine. Immaginate la costernazione di
Jeremy, terzo incomodo in casa sua, invasa da ragazzini altrui. Fortunatamente la ruota gira e le cose cambiano: Jeremy fece breccia nel cuore dei suoi ospiti e, prima di morire, conobbe la gioia di una discendenza di 56 figlioli. Se questa storia vi ha smosso dentro, sappiate che oggi un nuovo Jeremy cerca compagnia: si chiama Ned, vive in Nuova Zelanda, è levogiro e aspetta di incontrare la chiocciola (o le chiocciole) della sua vita.

L’artista

 

Avete presente quelle figure che si ottengono con lo spirografo? Geometrie circolari, linee elegantissime che convergono in una perfetta simmetria radiale, che fanno pensare al rosone di una chiesa delle fiabe? Ecco. Ora immaginate che il vostro successo riproduttivo dipenda dalla vostra abilità nel produrre uno di quei mandala perfetti, ma 200 volte più grande di voi. Senza spirografo. Sul fondale marino. Con l’acqua che ne cancella continuamente dei tratti che dovete sistemare. E non è finita: tutto attorno, altri artisti disegnano opere ancora più articolate e perfette, e voi dovete essere i migliori. Questa è la durissima vita sentimentale del maschio della specie Torquigener albomaculosus, noto comunemente come pesce palla giapponese, lungo poco più di un centimetro, artefice di questi favolosi nidi di sabbia di due metri di diametro. I disegni sono stati scoperti per la prima volta nel 1995, sono rimasti un mistero per anni, e solo nel 2011 uno studioso è riuscito a dimostrare che a crearli sono questi piccoli pesci. Per
farlo, scavano scanalature nella sabbia strisciando gagliardamente sul fondale f ino a creare pattern irresistibili.
L’opera richiede una settimana di lavoro h24, ma se la femmina in visita la troverà bella, ne sarà valsa la pena.

L’hipster

 

Per un maschio di campanaro bianco, uccello passeriforme sudamericano, il baffo è uno stile di vita. “Il baffo” non è un modo simpatico per dire “i baffi”, perché il baffo è veramente uno solo, si chiama “bargiglio” e pende, bianco e nero, per parecchi centimetri da un lato del becco, rendendo il campanaro bianco inconfondibile. Quel che però ha davvero attirato l’attenzione dei ricercatori è la sua strategia di corteggiamento. Il campanaro bianco canta. Fin qui, nulla di strano: cantano moltissimi uccelli ed è naturale che un richiamo melodioso possa essere attraente per le femmine. Nella stagione degli accoppiamenti, i campanari maschi si radunano sui rami di un albero e iniziano a cantare. Di melodioso, però, il nostro amico baffuto ha molto poco. Il canto suona come una specie di allarme antiaereo, tanto che gli studiosi lo hanno paragonato a una gara tra fabbri in una fucina, e per volume è come il più rumoroso dei clacson sparato direttamente nelle orecchie. Il richiamo si sente a chilometri di distanza e fa del campanaro bianco l’uccello più rumoroso al mondo. Alle femmine questo canto evidentemente piace, perché accorrono: è allora che i maschi danno il meglio di sé facendo roteare il baffo per ottenere il massimo dell’appeal. Quando una femmina sceglie il campanaro che più le piace e gli si avvicina, avviene qualcosa che i ricercatori fanno
fatica a interpretare: nonostante lei sia già lì, consenziente e ben disposta, lui le inizia a strillare dritto in faccia al massimo della sua potenza vocale. L’accoppiamento dura pochi secondi, la femmina, probabilmente ormai sorda, si allontana, e lui, anche senza pubblico, riprende a far roteare il suo formidabile baffo.

La drama queen

 

Quando una femmina di bradipo tridattilo è dell’umore giusto (capita per circa una settimana al mese), non deve far
altro che mettersi a urlare. I suoi non sono richiami assordanti come quelli del campanaro bianco, ma certo al nostro
orecchio non giungono come toni soavi: sono grida acute e frequenti, che si fanno sentire in lungo e in largo attraverso la foresta con la prepotenza e l’urgenza del caso. I maschi nei dintorni accorrono sull’albero dove lei canta
impaziente. Se i pretendenti sono più d’uno, si danno un gran da fare per disarcionare gli avversari e farli cadere dall’albero. Il vincitore raggiunge la femmina e avviene l’accoppiamento, che è stato documentato nelle posizioni più diverse ma, a differenza di qualsiasi altra cosa faccia il bradipo, è velocissimo. Il fortunato maschio resterà nei pressi della sua sposa canterina per giorni, accoppiandosi con lei e scacciando gli altri maschi. Quel che lui non sa è che mentre dorme – e i bradipi arrivano a 20 ore di sonno al giorno – lei non disdegna le attenzioni dei competitor svegli abbastanza da cogliere l’attimo.

 

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