Stile libero – Il fascino del regresso

Hänsel e Gretel vivono in una povera casetta nella foresta. E, come se non bastasse, i genitori decidono di abbandonarli nel bosco. Non esistendo gli assistenti sociali, ne hanno piena facoltà. Nessun potere giudiziario interferisce con le loro decisioni. Senza social, nessuno può sdegnarsi a favore dei bambini o dei genitori. La stessa strega non viene osteggiata nella sua esigenza di nutrirsi di qualche buon bambino croccante. Ma questa è solo una fiaba, che però racconta la nostra ancestrale paura della miseria. In molti Paesi ancora oggi la vita di tanti bambini è fame, catapecchia, strega o qualcosa che ci assomiglia molto. Quando eravamo in gran parte poveri, consideravamo malasorte vivere in una casupola isolata nel bosco. Adesso che abbiamo case, riscaldamento, cibo e scuola, consideriamo affascinante quello che un tempo era malasorte. Per esempio, abituati alla democrazia, ci sta venendo a noia tutto questo pluralismo di opinioni, e non pochi dei nostri cittadini usano la libertà di parola per elogiare dittatori sanguinari nei cui Paesi, però, non potrebbero parlare. Abituati a dare per scontata la scuola, sempre più famiglie si rifugiano in alternative che in termini giuridici si chiamano “istruzione parentale”. Teorie parafilosofiche, suggestionate da idee di natura, energia, olismo nelle loro accezioni più divergenti rispetto a quelle scientifiche, attirano cercatori di felicità che rifiutano l’arido mondo scolastico, per affidarsi spesso a “scuoline” private non riconosciute. La legge consente ai genitori di provvedere all’istruzione dei figli, previa dichiarazione di averne le possibilità e sottoponendo i bambini ogni anno a un esame svolto in una scuola pubblica o privata. E qui sta il trucco: un tempo l’esame andava fatto nella scuola del territorio di residenza, mentre dal 2021 si può scegliere la scuola che si preferisce ovunque si trovi. Così si verificano spesso strane migrazioni da molte regioni verso alcuni istituti “sintonici”, in cui evidentemente i talenti alternativi vengono valorizzati. Ho visto bambini di 7 anni che, mentre i loro coetanei imparavano a leggere, scrivere e far di conto, avevano solo imparato a fare la maglia. Attività pregevole, ma mi ricorda che, in molte parti del mondo, piccole dita per lunghe ore ogni giorno tessono tappeti o ricamano scialli che riempiono i nostri mercatini. Senza istruzione e senza futuro.
Davvero è una conquista fare a meno della scuola?

 

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