La costruzione del nemico è un perverso meccanismo in uso da millenni: basta individuare un avversario politico come bersaglio per realizzare i propri scopi e amplificare l’autodefinizione della propria identità. Si inizia poi a delegittimarlo, a volte indicandolo come capro espiatorio dei problemi, per trasformarlo pian piano in nemico. Dalla violenza delle parole si giunge infine a giustificarne l’annientamento fisico, perché non può esserci dialogo con chi si descrive con caratteri di disumanità. Queste dinamiche sono leggibili nelle vicende del secolo scorso, ma lo sono – ancora più esplicitamente e drammaticamente – anche nella contemporaneità.
La matematica non dà un aiuto diretto. Si può sempre delegittimare l’avversario attaccando il meccanismo elettorale. Spesso, per illustrare la questione, pongo questa domanda: se i seggi a disposizione sono 2 e il partito A riceve 5 voti, mentre B ne riceve 2, come sembra più equo assegnare i seggi? Uno a testa oppure entrambi ad A? Michel Balinski e Peyton Young hanno dimostrato che non c’è un criterio che soddisfi la formalizzazione di tutte le nostre intuizioni di giustizia attributiva, perché queste sono contraddittorie. Dare un seggio a testa corrisponde al metodo Hamilton: un seggio vale (5+2)/2=3,5 voti, quindi si assegna un seggio al partito A mentre il secondo va a B che ha il resto più grande. Assegnare 2 seggi ad A corrisponderebbe al metodo D’Hondt: si cerca un divisore che assegni tutti i seggi lasciando a ogni partito resti inferiori al divisore. In Italia sono in uso entrambi i metodi a seconda del tipo di elezioni. La scarsa affluenza alle urne, come in occasione delle ultime regionali (nelle quali è stata inferiore al 44%, l’11% in meno rispetto a 5 anni fa), offre poi ulteriori appigli di delegittimazione democratica.
Penso che la perdita di democrazia inizi dalla delegittimazione dell’avversario. E da lì, il passo alla violenza verso chi è diventato un nemico è più breve di quanto si pensi. La democrazia si difende anche difendendo l’avversario, che è sempre e comunque qualcuno che condivide con noi i valori fondanti della comunità alla quale apparteniamo. Se invece si concepisce l’avversario come un nemico e lo si colloca al di fuori di questi valori, se ne giustifica l’eliminazione. Il ruolo critico dell’opposizione è indispensabile. È l’esistenza di un’opposizione ciò che avvicina di più il metodo democratico al metodo scientifico. I valori fondanti della nostra comunità nazionale vanno dai comunisti ai liberali. Chi oggi usa queste parole come un insulto, o vuole cambiare le leggi elettorali perché a suo dire non legittimerebbero chi è stato eletto, già si avvia lungo la strada pericolosa della dittatura violenta.
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