Stile libero – Siamo tutti meritocratici quando tocca a noi

«Ma è bravo?». Chi non si è mai posto questa domanda prima di scegliere il meccanico per una riparazione o i professori della scuola a cui iscrivere i figli. Se siamo ingenui e fiduciosi, di solito ci accontentiamo di sapere che la persona in questione ha la necessaria qualificazione. Tuttavia, chi di noi bazzica scuole e università ha già maturato forti dubbi sulla reale capacità del titolo di studio di predire la competenza e, semmai, lo considera una condizione necessaria ma non sufficiente. Quindi, alla fine si decide in base al fatto che per farsi guardare l’auto da quel tizio c’è più coda che per il loggione alla Scala, o che i docenti della scuola suddetta sono ancora quelli con cui si è diplomato il “genio” del quartiere. Insomma, siamo tutti meritocratici, quando tocca a noi.
Nell’arena pubblica, però, i meritocratici non esistono più. Per chi sostiene l’egualitarismo, l’incidenza dei fattori sociali (famiglia, percorso di studi, opportunità) sulla formazione di abilità e competenze, congiunta alla fallibilità delle strategie di valutazione, rende iniquo il concetto stesso di merito.
All’opposto, chi esalta il merito e se ne fregia, inserendolo nel nome del ministero dell’Istruzione, preferisce adottare il “metodo Venezi”: l’onere della prova sull’adeguatezza dei nominati sta a chi obietta, ma qualsiasi obiezione è da respingersi come pregiudiziale e politicamente faziosa.
Come fa questo Paese a crescere, se non cura i talenti? Come si fa, in questo Paese, a far crescere i talenti? L’egualitarismo “con il binocolo” è facile: stando al caldo della propria nicchia di privilegi, si proclama che qualsiasi considerazione di merito è ingiusta. Così le diversità di opportunità restano, ma non possono essere compensate con le qualità personali, perché dipendono da quella rete di relazioni che si ottiene con le frequentazioni o come status ascritto alla nascita. La possibilità di migliorare la propria posizione sociale e ridurre le disuguaglianze non è la stessa per tutti. È un processo selettivo, a volte persino crudele: chi possiede le doti riesce a superare gli ostacoli, mentre chi non le ha non ci riesce.
A favore del merito resta solo chi è bravo, si impegna e spera così di farsi strada (di solito fa molta strada: va all’estero). E chi non ha capacità o voglia? Noi a scuola dobbiamo fare in modo che ciascuno faccia del suo meglio. Ma se gli insegnanti non sono i più impegnati e capaci, non ci riusciremo mai.

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