Test di medicina: la grande assente è stata la matematica

In questi mesi, chi non ha avuto una figlia o un nipote o il figlio di un caro amico iscritto al “semestre filtro”?

I numeri sono stati quelli di un esodo biblico: 64.825 iscritti (di cui oltre 54.000 solo per Medicina) a contendersi circa 20.000 posti. Una generazione sospesa tra settembre e novembre, in attesa del giudizio universale.
Tre esami da sostenere nel primo semestre Biologia, Chimica e Fisica con la stessa identica modalità. Un test con 31 domande. Due appelli, uno il 20 novembre e uno il 10 dicembre. Si possono sostenere gli esami in entrambe le date ma il diabolico meccanismo prevede che il secondo tentativo sovrascriva il voto del primo, non importa quale sia l’esito, positivo o negativo. Alla fine della fiera entrano in graduatoria solo coloro che hanno superato (ottenendo ai test almeno 18) tutti e tre gli esami, e si entra in graduatoria con la somma dei voti.
Il 3 dicembre, sono arrivati i risultati del primo appello. E l’esodo si è trasformato in una caporetto. I dati, seppur ufficiosi, sono stati impietosi: lo scoglio di Fisica ha fermato quasi il 90% dei candidati. Chi è riuscito nell’impresa di passare tutte e tre le materie (Fisica, Chimica, Biologia) al primo colpo è stato una minoranza esigua. Parliamo di circa 5.000-7.000 superstiti.

Qui è finita la cronaca ed è iniziata la matematica. O meglio, l’assenza di essa.

Nei giorni successivi ai risultati, ho osservato con orrore un fenomeno paradossale. Molti studenti e studentesse che rientravano in quel fortunato 10% con tre idoneità, hanno seriamente valutato, o addirittura scelto, di rifiutare uno o più voti. Il ragionamento, di pancia, era: “Col mio 20 forse entro, ma magari in una sede che non mi piace. Invece rifiuto, vado al secondo appello, prendo 23 e scelgo l’ateneo che voglio!!!”.
Di fronte a questa potenziale tragedia, non ho potuto tacere. Ho guardato mia nipote, rientrata per bravura (o per miracolo) in quella stretta cerchia di idonei con voti non eccelsi, e le ho detto: “La matematica suggerisce di fermarsi”. È una frase pesante, carica della responsabilità e dei sensi di colpa di chi sa che, alla fine, la pelle in gioco è quella altrui e la scelta finale spetta solo al candidato. Ma ho dovuto spiegarle quali fossero i rischi reali. Mi sembrava doveroso che operasse una scelta consapevole, dettata dalla logica e non dalla pancia. Purtroppo, la realtà ha confermato crudelmente quei timori. Ho visto una sua amica fare la scelta diversa: ha rifiutato un 18 per inseguire un miglioramento. E ha perso la scommessa. Fuori da tutto per un anno intero, per aver voluto sfidare le probabilità. Perché molti ragazzi e ragazze non si rendevano conto di essere già, statisticamente, “dentro”? Se i posti erano 20.000 e gli idonei al primo turno erano 7.000, avere un punteggio valido (qualunque esso fosse) è un biglietto d’oro!

Applicare la logica del miglioramento scolastico (“studio di più = voto più alto”) significa ignorare un fattore decisivo: L’asimmetria del Payoff. Il guadagno, seppur non trascurabile in termini assoluti, era del tutto marginale rispetto alla perdita potenziale (fuori dalla graduatoria nazionale, anno perso, addio anche alle lauree affini). Mettiamo che il 20 preso alla prima prova non sia un caso, ma rispecchi la mia reale preparazione: so rispondere a due domande su tre. La probabilità di un exploit positivo (riuscire ad avere più di 23) è pressoché identica alla probabilità di una deviazione negativa (scivolare sotto il 18). Rifiutare quel 20 significa scommettere alla pari, ma con una posta in gioco devastante: se vinco miglioro un poco, se perdo vado a casa.
E dietro questo errore di valutazione si nasconde uno dei grandi drammi cognitivi che periodicamente si consumano nel nostro Paese: la cattiva gestione del rischio. È lo stesso meccanismo distorto che abbiamo visto durante la pandemia: la tendenza irrazionale a sottovalutare i rischi enormi della non vaccinazione e a sovrastimare i rischi microscopici dell’effetto avverso.

A questo si somma una trappola psicologica sottile ma devastante: l’illusione del controllo. Lo studente si convince che rifare l’esame sia la scelta “attiva”, quella sicura, perché “dipende solo da me”. Al contrario, percepisce l’accettare il voto e aspettare la graduatoria come un atto di passività, un restare “in balia della sorte”. La matematica, crudele ma onesta, dice l’esatto opposto: accettare blinda il risultato; rifiutare significa consegnarsi al caos, alla variabile impazzita di un test a crocette o di una giornata no. La versione accademica della Rovina del Giocatore: puntare tutto ciò che si ha per vincere pochi spiccioli in più, contro un banco che vince il 90% delle volte.

Le riflessioni di questo articolo non sono una critica alle candidate e ai candidati che stanno affrontando questo dramma. Credo che sia profondamente ingiusto averli messi di fronte ad una scelta del genere, quando in realtà sarebbe bastato introdurre regole differenti che prevedevano di conservare un voto acquisito. Stiamo insensatamente selezionando i futuri medici sulla base di criteri e parametri anomali.

A mia memoria questo è il primo anno in cui la selezione di aspiranti medici non includeva quesiti specifici di matematica. E mai come quest’anno la matematica ha fatto sentire la sua mancanza.

3 risposte

  1. Ciao,
    Il problema credo sia più profondo.
    Il CdL in medicina è, credo, l’unico CdL di area scientifica in cui non viene insegnata la matematica generale, e, nello specifico, l’analisi matematica.
    Perché?
    Perché si alimenta l’idea sbagliata che un medico non debba conoscere le basi della matematica? Perché si alimenta l’idea sbagliata che un medico non sia propriamente uno scienziato? Che per essere dei bravi medici basti essere empatici, sapersi prendere cura del prossimo, etc. (tutte cose necessarie, ma non sufficienti). E non coltivare invece il pensiero razionale.
    Forse, nel 2025, tutto questo andrebbe rivisto.

  2. Sei stato molto chiaro, preciso e analitico come sempre.
    Penso che se qualcuno avesse letto questo articolo per tempo, forse non avrebbe rifiutato il 18.
    P.S. complimenti a Paoletta

  3. Chi è il mentecatto o la mentecatta che ha studiato questo assurdo e perverso meccanismo??? Bisogna avere dei gravi problemi mentali per creare ,quasi, con perversa malvagità un farraginoso sistema del genere. Credo che godano!!!!! Non esiste più, neanche il diritto allo studio!!!?

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