Da oggi, giovedì 4 dicembre, è disponibile Prisma 77 (dicembre 2025). La storia di copertina è dedicata alle troppe guerre in corso e alle conseguenze che queste hanno anche sulla realtà quotidiana, soprattutto per chi cerca di opporsi, di dire no. Tra le pagine della rivista troviamo così una lunga intervista di Simonetta Di Sieno a Maria Elena Delia, la portavoce italiana della Global Sumud Flotilla, ma anche trovano spazio le manifestazioni, le occupazioni e i tentativi di censura che il genocidio in corso a Gaza ha suscitato nelle università e negli enti di ricerca italiani, anche in merito al dual use di molte delle nuove tecnologie sviluppate, il cui utilizzo è veramente difficile da prevedere (ce ne parla Roberta Fulci intervistando Roberto Pacchioni, autore di “Scienza chiara, scienza oscura”). Abbiamo poi la bellissima testimonianza di un’astrofila palestinese che cerca di portare avanti, nonostante tutto, la sua passione per gli astri e la volta celeste (a cura di Nicoletta Iannascoli e Giovanni Covone). Paolo Caressa ci parla invece dei grandi dilemmi morali del pacifismo negli scienziati del passato e Giovanna Guidone del pacifismo di Albert Einstein e Bertrand Russell.
Ecco l’incipit dell’intervista di Simonetta Di Sieno che apre la storia di copertina:
Ci sono storie personali che attraversano il nostro presente e ci aiutano a capire meglio anche le situazioni più difficili. Quella di Maria Elena Delia è una di queste: 55 anni, insegnante torinese di matematica e fisica e attivista per la Palestina, è divenuta la referente nazionale dell’iniziativa Global Sumud Flotilla con la quale, a ottobre, è salpata da Genova alla volta di Gaza. Il suo volto è diventato noto ai più quando ha risposto al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, declinando l’invito a cambiare la rotta e consegnare gli aiuti umanitari a Cipro. Ma cosa l’ha portata a salire su quella barca? Noi di Prisma lo abbiamo chiesto direttamente a lei.
Che cosa ci faceva una prof di matematica su una barca della Global Sumud Flotilla diretta a Gaza?
La storia è lunga. Mi sono laureata 30 anni fa in fisica e per molti anni ha lavorato nel mondo del privato, prima in laboratori di ricerca e sviluppo nel Regno Unito, poi come consulente aziendale. Contemporaneamente, nel tempo libero e durante le ferie, sono stata un’attivista in varie associazioni finché, all’inizio degli anni 2000, ho incontrato la causa palestinese e mi sono dedicata solo a questa. Una decina d’anni fa ho scelto, per una sorta di coerenza con me stessa, di cambiare lavoro e di fare un concorso per insegnare. Non solo perché ho sempre amato farlo, ma perché farlo mi restituisce un significato esistenziale. Oggi, già il riuscire a spiegare ai ragazzi il significato di una parola che non conoscevano mi appaga…
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