Al mercato

Vincenzo Mulè – Direttore responsabile

Di una cosa siamo certi. Ed è quella di non sapere. Non c’è nulla di socratico in questo incipit, solo la consapevolezza che il campo di conoscenze relative al Covid 19 è un terreno che deve essere per la maggior parte ancora esplorato. Non sapere, però, genera ansia. Alla quale ognuno reagisce come sa. O come può.

Quasi un anno fa, Prisma aderì all’appello lanciato da giovani ricercatori e giornalisti scientifici nel quale si chiedeva al Parlamento di dotarsi di una struttura permanente di consulenza scientifica. Una istanza nata dalla consapevolezza che “ogni giorno chi governa il Paese deve assumere decisioni che chiamano in causa scienza e tecnologia”. Si trattava, secondo noi, di una richiesta sensata che, pensata e realizzata in tempi ordinari, avrebbe potuto dare maggiori strumenti per farci trovare pronti all’emergenza che stiamo vivendo. Non c’è dubbio che la cosiddetta “fase due” sarà guidata da decisioni di carattere prevalentemente politico ma speriamo che, nella inevitabile convergenza dei molteplici interessi, la scienza non torni in un angolo.

In questo momento, del resto, sarebbe più saggio guardarsi indietro piuttosto che avanti e cercare di capire che cosa non ha funzionato. Non solo in Italia, ma a livello globale. La sottovalutazione colposa dei rischi di una pandemia è la stessa che viene tuttora contrapposta all’emergenza ambientale. Eppure i campanelli d’allarme non erano mancati: nel 2003 la Sars, seguita nel 2012 dalla Mers. Nel 2016, poi, l’Oms aveva inserito i coronavirus tra le otto principali minacce virali conosciute che richiedevano ulteriori ricerche. Nonostante ciò, la pandemia del 2020 ci ha trovato totalmente impreparati.

Il perché lo ha spiegato al New Scientist Rolf Hilgenfeld dell’università di Lubecca, in Germania: “Dal 2005, è diventato davvero difficile ottenere finanziamenti per lavorare sul coronavirus della Sars”. Passata quindi la prima paura, i fondi destinati alla ricerca sono diminuiti drasticamente. Il mercato non prometteva più gli stessi profitti dettati dall’emergenza. Gli alert degli scienziati, secondo i quali proprio i coronavirus erano tra i più probabili candidati per una futura pandemia, tornarono a cadere nel vuoto.

Ora, facciamo un ragionamento da mercanti: sono stati di più i soldi non spesi in ricerca o le perdite economiche (e umane) di questo periodo?

Vincenzo Mulè | Direttore responsabile

Condividi