A salvare i matematici sarà… un calcolo (economico)

È passato poco più di un anno da quando il Censis ha stilato una classifica delle dieci professioni più esposte al rischio di sostituzione a causa dell’intelligenza artificiale: i matematici erano al primo posto.
Leggendo quel dato avevo pensato che avessimo “vinto” in virtù del vecchio fraintendimento che identifica la matematica con il far di conto. Era comunque una sollecitazione: i matematici dovevano finalmente spiegare alla società che fare matematica non significa maneggiare numeri sempre più grossi, ma dimostrare teoremi, risolvere problemi e porne di nuovi. La mia era una lettura consolatoria. Ed era già vecchia. Nel novembre 2025 Terence Tao spiegava che l’IA poteva contribuire perfino alla visione di insieme di un problema, suggerendo come scomporlo in sottoproblemi da affidare poi al ragionamento automatico.
Insomma, non bastava più dire “le macchine fanno i conti, noi facciamo matematica”. William Thurston lo aveva intuito già nel 1994: «Non stiamo cercando di soddisfare una qualche astratta quota di produzione di definizioni,
teoremi e dimostrazioni. La misura del nostro successo è se ciò che facciamo permette alle persone di comprendere la matematica e di pensarla in modo più chiaro ed efficace».
Oggi, dopo i risultati dell’IA sui problemi di Erdős, Fermat e Navier-Stokes, il problema è esploso. Tao parla del passaggio dalla proof scarcity alla proof abundance: potremmo produrre dimostrazioni più rapidamente di quanto riusciamo a verificarle, comprenderle e incorporarle nella teoria. La risorsa scarsa diventerebbe allora l’attenzione umana.
La comunità matematica è costretta dunque a chiedersi cosa voglia preservare. Venticinque medaglie Fields hanno sottoscritto una dichiarazione intitolata “Un grave disallineamento dell’IA nella matematica”; la neonata Association for Human Mathematics difende la “matematica come impresa umana”; e c’è perfino chi osserva, più prosaicamente, che il costo delle enormi risorse computazionali necessarie potrebbe rendere conveniente continuare a pagare matematici: forse a salvare il loro mestiere sarà un banale… calcolo (economico).
Ma c’è altro. I matematici hanno la responsabilità di sostenere un giornalismo scientifico serio e partecipare al discorso pubblico. Non si tratta più di “fare divulgazione”, ma di discutere con la società il senso della matematica nell’epoca dell’IA: cosa fanno i matematici? Cosa conta come matematica? Quali risultati hanno valore, perché e per chi? La fisica ha dovuto interrogarsi quando ha “conosciuto il peccato” a Hiroshima. La matematica ha potuto fingersi innocua molto più a lungo. Ora quel privilegio è finito.
Noi di Prisma, nel nostro piccolo, questo dialogo lo proponiamo da 84 numeri. E continueremo a farlo.

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