Storie di scienza a scuola – La fisica in scena

Nel marzo scorso Prisma ha ospitato sulle sue pagine un articolo dal titolo “Sporchiamoci le mani!” in cui si anticipava il progetto di una rubrica che si sarebbe tenuta sul sito dedicata ad alcune “storie” per la scuola, storie di matematica, soprattutto, ma in generale storie di scienza. Ecco le prime proposte: partiamo da esperienze in classe già compiute ma stiamo preparando anche testi sui quali sia possibile lavorare in autonomia.

Indice

Simonetta Di Sieno,”Sporchiamoci le mani!”, Prisma n. 80, marzo 2026, pp. 62-63

Viola Panseri e Federico Pirola, www.prismamagazine.it, “La fisica in scena”

 

Ed ecco l’articolo che mettiamo per primo

La fisica in scena

di Viola Panseri e Federico Pirola*

* Nell’a.s. 2025-’26 i due autori erano studenti della classe terza R del Liceo scientifico quadriennale “Giulio Natta” di Bergamo. Il progetto teatrale di cui danno conto è stato realizzato sotto la guida delle docenti di fisica, Prof.ssa Paola Pedone, e di matematica, Prof.ssa Laura Donizetti, con la collaborazione del gruppo teatrale Erbamil.

 

È possibile divulgare la fisica in modo divertente attraverso il teatro? Questa è la domanda che ci siamo posti quando le nostre docenti ci hanno proposto di mettere in scena il romanzo “L’incredibile cena dei fisici quantistici” della fisica e scrittrice Gabriella Greison.

 

L’idea di scrivere un copione ispirandoci a questo testo ci ha entusiasmati, ma allo stesso tempo turbati. Avviato in seconda superiore, il percorso teatrale ha trovato il suo compimento in terza, quando siamo stati chiamati a metterci in gioco in prima persona sulla scena, traducendo in pratica tutto ciò che avevamo imparato.

Durante questo percorso, grazie alla guida della compagnia teatrale Erbamil, abbiamo esplorato lo spazio scenico, lavorato sulle improvvisazioni e sviluppato una maggiore sicurezza nel parlare in pubblico.

 

La stesura del copione, interamente curata da noi, ha rappresentato una delle sfide più impegnative dell’intero percorso. Il punto di partenza è stato il romanzo della Greison, tanto affascinante quanto complesso per i contenuti trattati, specialmente considerando che non abbiamo ancora completato lo studio della fisica classica.

Nonostante la complessità della materia, siamo rimasti colpiti dalla caratterizzazione dei personaggi; i capitoli scorrevano fluidi, svelandoci elementi prima per noi sconosciuti, e rendendo la lettura agevole e ricca di curiosità. A scuola, la fisica si apprende prevalentemente attraverso formule, esercizi ed esperimenti, mentre poco tempo viene dedicato alle biografie di chi ha formulato le diverse teorie. Questo progetto ci ha permesso di coniugare la dimensione tecnica e quella umana, aprendo lo sguardo su dettagli biografici che hanno suscitato in noi una grande meraviglia.

Mossi da questa curiosità, ci siamo interrogati su quali parti fossero più adatte a una trasposizione teatrale e, al contempo, efficaci per una divulgazione consapevole. In questo compito siamo stati guidati dalle nostre professoresse e dai video del canale YouTube “Nuggets of Science” di Simone Baroni.

 

Il professore e divulgatore scientifico, già nostro punto di riferimento nel progetto BergamoScienza dello scorso anno, è stato fondamentale: la conoscenza approfondita dei concetti trattati nei suoi video ci ha permesso di incominciare a padroneggiare la materia, muoverci tra le diverse teorie analizzate ed esprimerle in modo chiaro (speriamo!) al pubblico.

I vari incontri svolti durante l’anno ci hanno mostrato come la fisica non sia fatta soltanto di freddi calcoli, ma di persone reali, animate da speranze simili alle nostre e segnate da paure profonde, come l’esperienza della guerra per Richardson, o apparentemente banali, come la fobia di Einstein per gli uccelli.

I protagonisti del romanzo sono uomini e donne che hanno dedicato la vita alla ricerca , spesso entrando in aspro contrasto tra loro ma mantenendo sempre un profondo rispetto reciproco, come testimoniano Einstein e Bohr nella loro celebre disputa sulla “partita a dadi” di Dio.

Consapevoli dell’importanza del tema che stavamo trattando, ci siamo posti l’obiettivo di realizzare una rappresentazione capace di lasciare il segno. Non avevamo la pretesa di imbastire uno spettacolo perfetto ma nutrivamo la speranza che le nostre parole potessero condurre il pubblico alla scoperta di teorie ancora sconosciute, avvicinandolo a un mondo che da lontano appare meccanico ma che racchiude storie di passione e intuizioni geniali.

Riflettendo ulteriormente, abbiamo avvertito il bisogno di parlare anche di noi, delle nostre paure e delle nostre speranze.

Dopo la lettura della lettera di Einstein a Roosevelt sulla bomba atomica e una riflessione sul clima di precarietà vissuto dai fisici dell’epoca, consapevoli di poter creare qualcosa di straordinario ma terrorizzati dall’uso improprio che se ne sarebbe potuto fare, abbiamo compreso quanto i loro timori fossero vicini ai nostri.

 

Da

 

Da un lato la situazione geopolitica instabile, dall’altro un progresso scientifico sempre più rapido: dinamiche che spingono a sperare in un miglioramento delle condizioni di vita, ma che impongono anche interrogativi sul valore della vita stessa.

Tali riflessioni ci hanno spinto a scrivere un finale del tutto personale, in cui ognuno di noi si spogliava degli oggetti di scena per mostrarsi non più come personaggio, ma come individuo, con le proprie reali inquietudini e aspettative di fronte al futuro della scienza.

Affermare che fossimo tutti convinti fin dall’inizio di portare in scena uno spettacolo sulla fisica sarebbe falso.

Fino all’ultimo è rimasto il timore di risultare noiosi e di non riuscire a coinvolgere la platea. Tuttavia, le risate durante le scene comiche, il silenzio attento nei momenti finali e l’applauso conclusivo ci hanno smentiti.

Ce l’avevamo fatta (qui il link a un passo dello spettacolo): eravamo riusciti a presentare un argomento complesso e affascinante a persone che forse non ne avevano mai sentito parlare, ma che quel pomeriggio sono tornate a casa con una consapevolezza diversa e, magari, con qualche aneddoto singolare da raccontare.

 

Una risposta

  1. Per rispondere ad una domanda posta nel testo scrivo che sia possibile divulgare la fisica in modo divertente attraverso il teatro. Ritengo infatti satira il principio di autoconsistenza di Novikov per spiegare il cosiddetto paradosso del nonno nei viaggi nel tempo; bisogna concepire la geometria dello spaziotempo come una linea orientata in un’unica direzione: futuro e passato sono unici ed equivalenti ed il cosiddetto paradosso del nonno non è neanche un paradosso.

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